La Flagellazione di Cristo è un dipinto a olio su tela (244 × 187,5 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, intorno al 1657 e conservato presso le Gallerie nazionali d'arte antica, a Palazzo Barberini, Roma. Storia L'opera è ricordata per la prima volta nella letteratura artistica da Carlo Cesare Malvasia, che nella Felsina pittrice la registra sotto l'anno 1657: «Per l'eminentiss. Card. Leg. di Ferrara la Flagellazione alla Colonna di N. Sig. donato alla Santità di N.S. Alessandro VII»...
Il corrispondente pagamento è riportato nel libro dei contiIl libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666. in due registrazioni: la prima, in data 9 ottobre 1657, recita: «Dal Sig:r Gio. Battista Fontana si e riceuto, Ducatoni n:o Cente, per Capparra del quadro della Flagellazione ordinato dal Eme:mo Sig:r Cardinale Legato di Ferrara fano Scudi 125.».
La seconda, registrata il 7 gennaio 1658, riporta: «Eme:mo Sig:r Cardinale Legato di Ferrara si e riceuto Ducatoni n:o Duecento per saldo et intiero pagamento, della Flagellazione di Cristo che andò a Roma....il qual denaro fano scudi n:o 250.».
Il committente era Lorenzo Imperiali, cardinale legato di Ferrara dal 1657 al 1660. Il dono era destinato, come riferisce Malvasia, a Papa Alessandro VII, nato Fabio Chigi. Il dipinto rimase a Palazzo Chigi fino al 1918, quando fu acquistato dallo Stato italiano; con l'acquisto della collezione Chigi da parte dello Stato italiano, fu assegnato alla Galleria nazionale d'arte antica, allora con sede a Palazzo Corsini; in seguito fu trasferito a Palazzo Barberini, divenuto sede della Galleria nel 1953. Soggetto L’episodio della flagellazione si colloca durante la Passione di Cristo, dopo l’arresto e il processo davanti al sinedrio, presieduto dal sommo sacerdote Caifa, e prima della crocifissione. Secondo i Vangeli, la flagellazione fu ordinata da Ponzio Pilato e avvenne nel pretorio, sede del governatore romano, quindi in un contesto interno e riservato. Guercino non segue tuttavia una resa strettamente letterale del racconto evangelico: ambienta infatti il supplizio entro un’architettura monumentale aperta verso l’esterno, alla presenza di soldati e spettatori, trasformando un episodio narrativamente appartato in una scena pubblica e teatrale.
Iconografia
Nell’iconografia della flagellazione ricorrono due diversi tipi di colonna: una più alta, circa all’altezza di Cristo, e una più bassa, come quella scelta da Guercino.
La prima era collegata a una reliquia conservata a Gerusalemme, nella cappella francescana del Santo Sepolcro, ritenuta dai pellegrini medievali proveniente dalla casa di Caifa; questa tipologia fu adottata da molti artisti, tra cui Sebastiano del Piombo e Caravaggio.
La colonna più bassa, invece, era identificata con la reliquia conservata a Roma nella chiesa di Santa Prassede, dove sarebbe giunta nel 1232 per iniziativa del cardinale Giovanni Colonna. Questa seconda tipologia ebbe particolare fortuna nella pittura della Controriforma, anche perché, arrivando circa al bacino di Cristo, permetteva di mostrare il corpo del Salvatore esposto ai colpi dei carnefici e di rendere visibili le ferite sulla schiena. Nel corso del Seicento la colonna di Santa Prassede entrò stabilmente nell’iconografia della flagellazione e fu adottata da numerosi artisti, tra cui Gaspare Celio, Federico Barocci e Pietro da Cortona, nella sacrestia della chiesa di Santa Maria in Vallicella.. Descrizione Gesù occupa il centro della scena, con il corpo rivolto verso destra e il volto sollevato verso l’alto. Alla sua destra un aguzzino, piegato in avanti, è intento a stringere i nodi che gli legano le mani a una colonna bassa; alla sua sinistra un secondo carnefice lo afferra per i capelli con una mano, mentre con l’altra impugna la frusta. Le tre figure principali sono saldamente impostate sul terreno e costruite secondo un equilibrio serrato: il corpo dell’aguzzino di sinistra, con l’anca sporgente, si dispone in rapporto complementare al profilo rientrante del ventre di Cristo.
Le teste dei tre protagonisti formano una linea discendente da sinistra verso destra, ripresa dall’andamento delle nubi scure che si addensano sullo sfondo, visibili nello spazio aperto tra le colonne. L’azione si svolge entro un’architettura classica: a sinistra si innalzano colonne rotonde, mentre a destra compare una struttura più squadrata, con una lesena conclusa da un capitello corinzio. Dietro il gruppo principale si intravede una moltitudine di soldati e spettatori, raccolti in uno spazio insolitamente affollato..
La luce investe direttamente il corpo pallido di Cristo, isolandolo rispetto ai due carnefici, che restano in una penombra più marcata. Il fulcro emotivo della composizione è lo sguardo sereno e rassegnato di Gesù, colto nel momento di massima tensione che precede l’inizio del supplizio.. Stile La Flagellazione di Cristo appartiene alla tarda maturità del Guercino e mostra un’impostazione compositiva ormai pienamente classica. Sir Denis Mahon vi riconosce una struttura «severamente classica», unita tuttavia a una relativa libertà di esecuzione e a una notevole sensibilità cromatica.. Anche Luigi Salerno sottolinea il carattere classico e monumentale della composizione, osservando però che il colore, sommario se visto da vicino, acquista precisione soprattutto nella resa degli incarnati quando il dipinto è osservato dalla distanza prevista.. Maria Cristina Guardata insiste infine sull’elegante equilibrio dell’opera, lontana dagli effetti più intensamente drammatici raggiunti da artisti precedenti al Guercino.. Note
Bibliografia
Categoria:Dipinti sulla flagellazione di Gesù Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti nella Galleria nazionale d'arte antica