Biografia Membro della famiglia mafiosa del quartiere palermitano di Santa Maria di Gesù capeggiata da Stefano Bontate, Vernengo controllava la zona di Ponte dell'Ammiraglio, il rione di cui era originario e in cui abitava, in alleanza con le "famiglie" degli Zanca e dei Marchese, che invece aderivano al clan di Corso dei Mille. All'interno di Cosa Nostra, divenne uno dei principali organizzatori del traffico di eroina tra l'Europa e gli Stati Uniti, gestendo all'inizio degli anni '80 quasi la metà della raffinazione e dell'esportazione della droga verso gli Stati Uniti. Nel 1982 una delle sue grandi raffinerie fu scoperta dalla polizia in una villetta in via Messina Marine a Palermo.
Durante la seconda guerra di mafia, insieme ai suoi alleati Carmelo Zanca e Filippo Marchese, si schierò con i Corleonesi di Totò Riina mentre la maggior parte del suo mandamento rimase fedele ai clan palermitani Bontate e Inzerillo, che uscirono sconfitti e decimati dal conflitto, una delle cui poste in gioco era il controllo del traffico di eroina. Inoltre, nel corso della guerra, Vernengo aiutò Marchese ad uccidere e a far sparire i suoi nemici nella cosiddetta "camera della morte", un appartamento in stato di abbandono affacciato sul porticciolo di Sant'Erasmo dove venivano attirati i malcapitati per essere brutalmente assassinati.
Nel 1982 Vernengo si diede alla latitanza perché fu oggetto di un mandato d'arresto emesso dal giudice istruttore Giovanni Falcone per 99 omicidi attribuiti alla Cupola, l'organo di governo di Cosa nostra. Pietro Vernengo fu tra gli imputati nel maxiprocesso di Palermo, aperto in sua assenza nel febbraio 1986, nel quale era accusato di quattordici omicidi, tra cui l'assassinio del prefetto di Palermo Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Nel marzo 1985 sfuggì nuovamente alla cattura mentre stava cercando di avviare una raffineria di eroina in Calabria. È stato arrestato il 29 giugno 1986 dopo quattro anni di latitanza, nell'ambito di un'operazione della Criminalpol, in collaborazione con l'FBI americana. Fu ammanettato mentre stava partendo per una gita al mare sull'isolotto di Nisida, a Napoli, in compagnia della moglie.
La sera del 15 ottobre 1991, Vernengo riuscì a evadere dall'ospedale Civico di Palermo, dove era ricoverato nel reparto oncologico. Per una serie di corresponsabilità, specie per via del fatto che il detenuto non fosse correttamente piantonato, l'accaduto comportò critiche anche all'operato del Procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco e il ministro di Grazia e Giustizia Claudio Martelli annunciò una stretta ai ricoveri "facili" dei mafiosi. Vernengo sarà ricatturato alle 5:30 del 15 marzo 1992, dopo una latitanza di cinque mesi, e si nascondeva in una botola ricavata in un cantiere navale nei pressi della sua abitazione a Ponte dell'Ammiraglio.
È deceduto nel 2023 durante un ricovero in una residenza sanitaria, dove si trovava a causa delle sue condizioni fisiche precarie.
La famiglia Suo fratello Antonino era anch'egli membro della famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù ed era soprannominato Ninu u' dutturi perché specializzato nella raffinazione dell'eroina, metodo che aveva imparato dai chimici marsigliesi e che insegnò a sua volta ai suoi nipoti. Fu arrestato nel 1983 dal commissario Beppe Montana, poco tempo dopo l'irruzione della polizia nella raffineria di via Messina Marine. Una sua nipote sposò Francesco Marino Mannoia, futuro collaboratore di giustizia ed anche lui "allievo" di Ninu u' dutturi per la raffinazione dell'eroina.
Suo figlio Cosimo è stato incarcerato fino al 2011 perché falsamente accusato dal collaboratore di giustizia Vincenzo Scarantino di aver partecipato alla strage di via d'Amelio, nel quale persero la vita il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta. È stato nuovamente arrestato nel 2016 per intestazione fittizia di beni e autoriciclaggio.
Processi Durante il giudizio d'appello del maxiprocesso di Palermo, nonostante fosse imputato per 99 omicidi, fu condannato all'ergastolo per uno soltanto, quello di Antonino Rugnetta, stretto collaboratore di Totuccio Contorno, torturato e ucciso nella "camera della morte" e poi fatto ritrovare incaprettato nel bagagliaio di un automobile.
È anche accusato della strage di Piazza Scaffa, avvenuta il 18 ottobre 1984 in una stalla, dove otto persone furono uccise per punire uno sgarro. Nel relativo processo, in cui Vernengo era imputato insieme ai boss mafiosi Benedetto Santapaola e Carmelo Zanca, vennero tutti assolti per non aver commesso il fatto.
Note
Voci correlate Cosa nostra Stefano Bontate Pizza connection Maxiprocesso di Palermo Strage di Piazza Scaffa
Categoria:Mafiosi di Cosa nostra