Dal 1992 era inserito nell'elenco dei trenta latitanti più pericolosi d'Italia fino al suo arresto avvenuto a Palermo nel settembre 1998.

Biografia Era figlio di Mariano Troìa, il potente boss mafioso che controllava il quartiere di San Lorenzo a Palermo e che, insieme ai suoi alleati Antonino Matranga di Resuttana, Vincenzo Nicoletti di Pallavicino, Pietro Torretta dell'Uditore e Michele Cavataio dell'Acquasanta, era stato uno degli istigatori della prima guerra di mafia scoppiata a Palermo all'inizio degli anni '60. Troia fuggì a Milano durante la successiva repressione poliziesca, dove morì di cause naturali nel 1967, poco dopo essersi costituito.

Nonostante il coinvolgimento del padre in quel gruppo, la maggior parte dei cui membri furono uccisi nelle successive rappresaglie della mafia, a Mariano Tullio Troia fu permesso di scalare i ranghi di Cosa nostra. Per lungo tempo Troia rimase sconosciuto agli inquirenti, sebbene avesse raggiunto un ruolo di primo piano all'interno della famiglia mafiosa del quartiere di San Lorenzo. Era uno dei luogotenenti più fidati del boss corleonese Totò Riina. Sebbene alcuni collaboratori di giustizia, come Gaspare Mutolo e Giuseppe Marchese, lo abbiano originariamente indicato come sostituto di Giuseppe Giacomo Gambino, incarcerato nel 1986, come capo del mandamento di San Lorenzo e nella Commissione provinciale, in realtà rivestiva la carica di consigliere della famiglia di San Lorenzo guidata da Salvatore Biondino, come rivelato da altri collaboratori di giustizia come Giovan Battista Ferrante, Salvatore Cancemi e Giovanni Brusca.

Nel 1992 la polizia ricevette per la prima volta informazioni dettagliate su Troia da Alberto Lo Cicero, il suo ex autista, il quale, dopo essere sopravvissuto a un agguato il 20 dicembre 1991, divenne prima un confidente e poi un collaboratore di giustizia nell'agosto del 1992, affermando che alcuni membri della Commissione provinciale di Cosa Nostra, tra cui Riina, si incontravano nella villa di Troia a San Lorenzo. Lo Cicero raccontò anche che Troia fosse implicato nell'uccisione dei giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel maggio e luglio del 1992 ma non fu creduto.

Nell'ottobre del 1992, Troia fu incriminato come uno dei mandanti dell'omicidio dell'eurodeputato democristiano Salvo Lima. Il suo nome comparve anche come mandante degli omicidi di Mario Prestifilippo e Giovanni Fici, assassinati nel 1987 e nel 1988 per prevenire rappresaglie dopo l'eliminazione del boss mafioso Pino "Scarpuzzedda" Greco. Fu perciò inserito nella lista dei latitanti di massima pericolosità. La polizia italiana affermò che Troia si era trasferito in Sudafrica, dove era ospitato da Salvatore Morettino, un cittadino italiano naturalizzato sudafricano residente a Houghton (un ricco sobborgo di Johannesburg), secondo quanto riportato dall'intelligence della polizia del Capo Occidentale in un briefing del marzo 1998. Era anche in contatto con Vito Roberto Palazzolo, un uomo d'affari siciliano con legami con la mafia.

Fu arrestato a Palermo il 15 settembre 1998 dagli uomini del vicequestore Saverio Montalbano. All'epoca, era considerato il numero tre della mafia siciliana. Fu catturato al secondo piano di una casa nel quartiere di Tommaso Natale, a letto con la padrona di casa, mentre il marito della donna dormiva al piano di sotto in una stanza con le figlie.

Troia morì il 27 marzo 2010 nel reparto riservato ai detenuti dell'ospedale di Viterbo, dopo aver ottenuto il differimento della pena per motivi di salute. Il questore di Palermo dispose che "per ragioni di ordine pubblico" venissero vietati i funerali pubblici, che si svolsero in forma privata.

Processi Nel 1998, nel processo relativo all'omicidio dell'eurodeputato Salvo Lima, Troia fu assolto dall'accusa di essere uno dei mandanti ma fu condannato a due anni di carcere per il reato di associazione mafiosa. Nel 2001 Troia è stato condannato in primo grado all'ergastolo nel maxi-processo “Tempesta” con 150 imputati di 127 omicidi avvenuti a Palermo tra il 1973 e il 1992, tra cui quello dell'agente di polizia Calogero Zucchetto e il triplice delitto del capitano dei Carabinieri Mario D'Aleo, dell'appuntato Giuseppe Bommarito e del carabiniere Pietro Morici. Nel 2005 la Cassazione annullò l'ergastolo a Troia e ad altri 37 boss e dispose la celebrazione di un nuovo processo d'appello, concluso nel 2007 con una nuova condanna all'ergastolo. Nel 2005 Troia è stato condannato all'ergastolo insieme a Michelangelo La Barbera e a Salvatore Montalto per la strage della circonvallazione (16 giugno 1982), in cui persero la vita il boss mafioso Alfio Ferlito insieme ai tre carabinieri che lo stavano scortando in un altro carcere, Salvatore Raiti, Silvano Franzolin e Luigi Di Barca, e all'autista civile Giuseppe Di Lavore.

Note

Voci correlate Cosa nostra Totò Riina Clan dei Corleonesi Strage della circonvallazione

Categoria:Mafiosi di Cosa nostra