Il Memorandum d'Islamabad, ufficialmente noto come Memorandum d'intesa d'Islamabad tra gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran, rappresentava un accordo diplomatico provvisorio della durata di 60 giorni concluso tra Washington e Teheran finalizzato alla cessazione della guerra d'Iran. Firmato il 17 giugno 2026 in un contesto di ottimismo, era già entrato in crisi dall'8 luglio ed è scaduto il 17 agosto fallendo completamente l'obiettivo di risolvere il conflitto.

L'intesa era stata negoziata principalmente grazie alla mediazione del Pakistan, con il contributo di Qatar, Arabia Saudita, Turchia ed Egitto, che avevano agevolato e sostenuto il dialogo tra le parti coinvolte.

Antefatti I colloqui si sono svolti a Islamabad, in Pakistan, l'11 e il 12 aprile 2026. L'iniziativa era finalizzata a consolidare il cessate il fuoco nella guerra e a negoziare una possibile soluzione del conflitto. Il Pakistan, che aveva svolto un ruolo determinante sia nella mediazione del cessate il fuoco sia nell'organizzazione dei negoziati, ha assunto anche la funzione di mediatore durante i colloqui.

La delegazione statunitense, composta da circa 300 membri, era guidata dal Vicepresidente JD Vance, affiancato dagli inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner. La delegazione iraniana, formata da circa 70 rappresentanti, era invece guidata dal Presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, insieme al Ministro degli Esteri Abbas Araghchi. La squadra di mediazione pakistana era guidata dal Primo Ministro Shehbaz Sharif, dal Feldmaresciallo Asim Munir e dal vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri Ishaq Dar. Secondo quanto riportato, le delegazioni riuscirono a convergere sui principali punti di un cessate il fuoco articolato in dieci disposizioni, fatta eccezione per le questioni riguardanti lo stretto di Hormuz e il programma nucleare iraniano. I colloqui si conclusero tuttavia senza il raggiungimento di un accordo e senza la sottoscrizione di alcun memorandum d'intesa.

A seguito del fallimento dei negoziati, il 13 aprile il Presidente statunitense Donald Trump impose un blocco navale nei confronti dell'Iran, disponendo l'intercettazione di tutte le navi dirette verso i porti iraniani o in partenza da essi.

Il 12 giugno 2026 gli Stati Uniti e l'Iran raggiunsero infine un testo condiviso per un accordo di pace volto a porre termine al conflitto. Il 17 giugno successivo, Donald Trump e il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian firmarono a distanza il memorandum d'intesa che sanciva la fine della guerra. L'accordo prevedeva inoltre una proroga di sessanta giorni del cessate il fuoco, al fine di consentire la negoziazione dei termini definitivi dell'intesa.

Testo, lacune e controversie dell'accordo Il memorandum costituisce un accordo quadro i cui termini, al momento della firma, non sono stati resi pubblici, sebbene il vicepresidente J.D. Vance abbia dichiarato che il testo integrale sarebbe stato diffuso successivamente.

L'accordo prevede la cessazione delle operazioni militari offensive, la riapertura dello Stretto di Hormuz alla navigazione commerciale, la fine del blocco navale statunitense dei porti iraniani e una proroga di sessanta giorni del cessate il fuoco. Il Primo Vicepresidente iraniano, Mohammad Reza Aref, ha precisato che Teheran manterrà il controllo dello stretto di Hormuz, sottolineando che le navi che transitano lungo questa strategica via marittima dovranno contribuire ai costi dei servizi forniti dalla Repubblica Islamica per garantire la sicurezza della navigazione.

Esso contempla inoltre la creazione di un fondo da 300 miliardi di dollari destinato all'Iran, unitamente allo sblocco di beni iraniani precedentemente congelati e a un alleggerimento del regime sanzionatorio. Restano tuttavia irrisolte alcune delle questioni più rilevanti: l'accordo quadro non contiene infatti alcuna intesa sul programma nucleare iraniano, sulle scorte di uranio né sulla revoca delle sanzioni. Tali temi sono stati rinviati a successivi negoziati che dovrebbero svolgersi durante il periodo di estensione del cessate il fuoco. Secondo quanto riportato, l'accordo non affronta neppure il programma missilistico balistico iraniano né la rete di alleati non statali che Teheran sostiene in Medio Oriente.

Prima della firma, Stati Uniti e Iran avevano fornito interpretazioni differenti del suo contenuto. Le autorità iraniane hanno sostenuto che Washington si fosse impegnata a procedere immediatamente all'allentamento delle sanzioni e allo sblocco dei beni iraniani congelati durante il periodo di negoziazione di sessanta giorni successivo alla firma; una ricostruzione che gli Stati Uniti hanno però smentito.

Il Presidente Donald Trump ha affermato che l'intesa avrebbe garantito il transito «permanentemente gratuito» attraverso lo stretto di Hormuz. L'Iran, dal canto suo, ha ribadito l'intenzione di continuare a richiedere specifici contributi economici alle navi in transito nel Golfo Persico, precisando tuttavia che si tratterebbe di «tariffe di servizio» e non di veri e propri pedaggi.

Il Pakistan, principale mediatore dell'intesa, insieme alle autorità iraniane, ha dichiarato che l'accordo quadro comporta la sospensione immediata delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso quello libanese. Israele, che non è parte dell'accordo e non ha partecipato direttamente ai negoziati, ha tuttavia contestato tale interpretazione, affermando di riservarsi il diritto di colpire il Libano in risposta a eventuali attacchi condotti da Hezbollah.

Contenuto +Memorandum d'Islamabad Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran, insieme ai rispettivi alleati coinvolti nell'attuale conflitto, mediante la sottoscrizione del presente memorandum d'Intesa, dichiarano l'immediata e permanente cessazione delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso quello in Libano. Le parti si impegnano, d'ora innanzi, a non intraprendere alcuna guerra né operazione militare reciproca e ad astenersi da qualsiasi minaccia o uso della forza l'una contro l'altra, garantendo altresì l'integrità territoriale e la sovranità del Libano. L'accordo definitivo confermerà la cessazione permanente delle ostilità su tutti i fronti, compreso quello libanese, nonché le ulteriori disposizioni previste nel presente paragrafo. Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran si impegnano a rispettare reciprocamente la sovranità e l'integrità territoriale e ad astenersi da qualsiasi ingerenza negli affari interni dell'altra parte. Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran si impegnano a negoziare e raggiungere l'accordo definitivo entro un termine massimo di 60 giorni, prorogabile previo consenso reciproco. Immediatamente dopo la firma del presente memorandum d'Intesa, gli Stati Uniti d'America avvieranno la rimozione del proprio blocco navale e di qualsiasi forma di ostacolo o interferenza nei confronti della Repubblica Islamica dell'Iran, completando integralmente tale rimozione entro 30 giorni. Durante tale periodo, il traffico marittimo sarà progressivamente ripristinato dalla Repubblica Islamica dell'Iran in proporzione ai livelli di traffico antecedenti al conflitto. Gli Stati Uniti d'America si impegnano inoltre a ritirare le proprie forze dalla prossimità del territorio iraniano entro 30 giorni dalla conclusione dell'accordo definitivo. Contestualmente alla firma del presente memorandum, la Repubblica Islamica dell'Iran adotterà, mediante ogni sforzo ragionevole, le misure necessarie a garantire il passaggio sicuro e gratuito delle navi commerciali per un periodo esclusivo di 60 giorni, dal Golfo Persico al Mar Arabico (Mare di Oman) e viceversa. Il traffico commerciale riprenderà immediatamente e, tenuto conto della necessità di rimuovere ostacoli tecnici e militari nonché di completare eventuali operazioni di sminamento da parte iraniana, sarà pienamente operativo entro 30 giorni. La Repubblica Islamica dell'Iran avvierà inoltre un dialogo con il Sultanato dell'Oman per definire il futuro assetto amministrativo e i servizi marittimi nello stretto di Hormuz, in consultazione con gli altri Stati rivieraschi del Golfo Persico e in conformità al diritto internazionale applicabile e ai diritti sovrani degli Stati costieri dello stretto. Gli Stati Uniti d'America si impegnano, in collaborazione con i partner regionali, a elaborare un piano definitivo e concordato reciprocamente, con una dotazione minima di 300 miliardi di dollari, destinato alla ricostruzione e allo sviluppo economico della Repubblica Islamica dell'Iran. Il meccanismo di attuazione di tale piano sarà definito nell'ambito dell'accordo definitivo entro 60 giorni. Gli Stati Uniti d'America rilasceranno tutte le licenze, deroghe e autorizzazioni necessarie per le relative operazioni finanziarie. Gli Stati Uniti d'America si impegnano a porre fine a ogni forma di sanzione nei confronti della Repubblica Islamica dell'Iran, comprese le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, le risoluzioni del Consiglio dei Governatori dell'AIEA e tutte le sanzioni unilaterali statunitensi, sia primarie sia secondarie, secondo un calendario concordato nell'ambito dell'accordo definitivo. La Repubblica Islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America riconoscono l'importanza fondamentale della questione relativa alla cessazione delle sanzioni sopra menzionata ed esprimono la volontà di affrontarla immediatamente nei negoziati, al fine di raggiungere un'intesa reciproca. La Repubblica Islamica dell'Iran ribadisce che non acquisirà né svilupperà armi nucleari. Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran concordano di definire la gestione delle scorte di materiale arricchito già accumulate attraverso un meccanismo da concordare reciprocamente, in conformità al calendario indicato al paragrafo sette. Tale meccanismo prevederà, come metodologia minima, la diluizione del materiale presso il sito di origine sotto la supervisione dell'AIEA. Le due parti convengono inoltre di discutere la questione dell'arricchimento e altre tematiche concordate relative alle esigenze nucleari della Repubblica Islamica dell'Iran, sulla base di un quadro soddisfacente da definire nell'accordo definitivo. Quest'ultimo confermerà le disposizioni del presente paragrafo. Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran riconoscono l'importanza cruciale delle questioni nucleari sopra indicate e manifestano l'intenzione di affrontarle immediatamente nei negoziati per giungere a un accordo condiviso. In attesa della conclusione dell'accordo definitivo, gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran convengono di mantenere lo status quo. La Repubblica Islamica dell'Iran manterrà l'attuale configurazione del proprio programma nucleare, mentre gli Stati Uniti d'America si asterranno dall'imporre nuove sanzioni e dal dispiegare ulteriori forze militari nella regione. Gli Stati Uniti d'America si impegnano affinché, immediatamente dopo la firma del presente memorandum e fino alla cessazione delle sanzioni, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti emetta le necessarie deroghe per consentire l'esportazione di petrolio greggio iraniano, prodotti petroliferi e derivati, nonché tutti i servizi connessi, inclusi transazioni bancarie, assicurazioni, trasporti e attività correlate.