L'Istituto Casa della Divina Provvidenza, precedentemente Ospizio della Divina Provvidenza, è un edificio assistenziale situato ad Alessandria.

Storia

Realizzato tra il 1926 e il 1927 per volere di Teresio Borsalino, che ne affidò il progetto all'architetto Arnaldo Gardella e all'ingegnere Luigi Martini, l'edificio sorse come nuova sede dell'Ospizio della Divina Provvidenza di Teresa Grillo Michel. L'opera si inserisce nel quadro delle iniziative promosse da Teresio Borsalino durante gli anni della crisi post-bellica; in quel periodo l'attività assistenziale di Teresa Michel, cominciata nel 1893 e ispirata da una visita della religiosa alla Piccola casa della Divina Provvidenza di Torino, era rivolta a dare un'istruzione ai bambini poveri e all'assistenza di anziani e infermi, e si svolgeva in una piccola sede in via Faà di Bruno chiamata Piccolo Ricovero, considerata inadeguata per via delle esigue dimensioni. Questo portò Borsalino a promuovere l'edificazione di una nuova struttura, che venne cominciata su un terreno messo a disposizione dal comune di Alessandria nel rione Orti.

Per il sostentamento dell'iniziativa si costituì la società anonima Divina Provvidenza, con capitale iniziale di 50.000 lire, successivamente aumentato grazie a ulteriori versamenti da parte dell'industriale; in seguito il progetto venne affidato ad Arnaldo Gardella e Luigi Martini, con l'esecuzione dei lavori a cura del perito edile Giuseppe Uslenghi. Nel 1927 l'istituto cominciò a ospitare i primi malati e indigenti e, nell'ottobre di quell'anno, Borsalino consegnò simbolicamente le chiavi della nuova Casa della Divina Provvidenza degli Orti a Teresa Michel.

Descrizione Il complesso, costruito ai margini dell'allora abitato di Alessandria, si presenta con un impianto a pettine, formato da sette distinti corpi di fabbrica disposti in modo da convergere verso la chiesa, che costituisce il punto focale dell'intero insieme edilizio. La Casa della Divina Provvidenza si estende per circa 17.000 m², con 566 metri lineari di muro perimetrale, articolandosi non come un organismo uniforme, ma come un aggregato suddiviso in diverse unità edilizie, con l'obiettivo di costruire un habitat domestico e urbano. Era dotata di locali per l'amministrazione, servizi, laboratori, aule, refettori, dormitori, infermeria, chiesa e strutture per la vita comunitaria. Originariamente l'istituto fu progettato per essere in grado di ospitare, considerando anche le suore impegnate nell'assistenza, circa 500 persone e, già all'apertura, era dotato di impianto di riscaldamento a termosifone, luce elettrica, acqua potabile e gas.

Dal punto di vista architettonico, l'edificio è caratterizzato da un linguaggio raffinato ed essenziale, che richiama la cultura architettonica rinascimentale e nel quale sono riconoscibili ispirazioni art déco, in particolare nelle linee spezzate dei coronamenti, nelle cornici e nel disegno delle specchiature.

Note

Bibliografia

Categoria:Architetture di Alessandria Categoria:Borsalino Categoria:Gardella