Santa Palazia è un dipinto a olio su tela (370 × 215 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, intorno al 1658 e conservato presso la Pinacoteca civica Francesco Podesti di Ancona. Storia L'opera è citata per la prima volta nella letteratura artistica nella Felsina pittrice di Carlo Cesare Malvasia, dove, sotto l'anno 1658, è ricordata come «una tavola d'altare per la città di Ancona con S. Palazia che incensa la Santissima Trinità e un angelo che mostra la gloria»...

Il Libro dei contiIl Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666. riporta due pagamenti relativi al dipinto. Il primo, registrato il 30 giugno 1658, recita: «Dal Sig:r Mastro di Casa del March:se Spada, si è riceuto Ducatoni n:ro vinti per caparra di un quadro che deve andare ad Ancona, con farli dentro una figura di santa Palatia da Cordo, in Ducatoni n:ro 130 e questi che si riceve sono scudi 25».. Il saldo fu versato il 3 gennaio 1659: «Dal sig:r Stefano Bisiotti, agente del March:se Spada si è riceuto danari equivalenti a 550 lire, e questo l'ultimo pagamento del quadro di Santa Palatia, che andò in Ancona, fano Scudi n:ro 137 e L 2»..

Il quadro fu visto da Jean-Jacques Deseine, che tuttavia lo collocò erroneamente nella cattedrale,. e fu ricordato in seguito anche da Jérôme Lalande. e da Marcello Oretti..

Il dipinto fu rimosso dall'altare maggiore della chiesa di Santa Palazia e trasferito nel Duomo di Ancona, dedicato a san Ciriaco. Tra il 1880 e il 1884 fu quindi trasferito nella Pinacoteca.. Soggetto Le sante Palazia e Laurenzia sono due martiri legate alla tradizione religiosa di Ancona e dell'antico Piceno. Gli Atti che ne tramandano la vicenda, derivati da un manoscritto anconitano oggi perduto e da un altro conservato presso la Biblioteca Vallicelliana di Roma, sono considerati dalla moderna critica agiografica scarsamente attendibili, poiché comprendono numerosi elementi leggendari desunti dalle passiones di altre sante. La tradizione ritiene tuttavia probabile che le due martiri, originarie di Ancona, siano state relegate a Fermo e vi abbiano subito il martirio, forse durante la persecuzione di Diocleziano; le loro reliquie sarebbero poi state traslate ad Ancona. Il culto di Palazia e Laurenzia rimase diffuso nell'antico Piceno. Ad Ancona Palazia è ricordata in antichi libri liturgici e in rilievi dell'XI secolo; più tardi le furono dedicati una chiesa e un monastero. Nell'iconografia la santa fu spesso rappresentata insieme ad altri santi locali e talvolta accanto alla nutrice Laurenzia: a questa tradizione appartiene anche la raffigurazione eseguita dal Guercino, ispirata ad alcuni episodi della passio.Voce «Palazia e Laurenzia», in Enciclopedia dei santi, consultata online. Descrizione La santa è raffigurata inginocchiata su un basso piedistallo ligneo, nell'atto di incensare con il turibolo, eseguito con particolare maestria e ritenuto da Mahon sicuramente di mano del Guercino. Lo sguardo è rivolto verso l'alto, in direzione di un'apparizione celeste con un angelo e due cherubini tra le nubi. Palazia indossa un ampio mantello giallo bordato d'azzurro, che ricade su una veste verde chiaro.

La scena è ambientata in un interno scuro, aperto lateralmente verso l'esterno. A destra una finestra lascia entrare una luce dorata, mentre sullo sfondo, oltre una balaustra lignea e in parte schermato da una tenda, si intravede un brano paesaggistico giudicato da Mahon particolarmente attraente. Stile Il primo giudizio di Matteo Marangoni, riportato da Denis Mahon, fu estremamente negativo: lo studioso paragonava infatti il dipinto a «una pittura su smalto, o a quella immobile di una figura di porcellana». Va tuttavia aggiunto che, quando Marangoni vide l'opera, questa era completamente ricoperta da una patina gialla, che ne impediva la corretta lettura.

Il giudizio espresso più tardi da Giuseppe Marchini fu molto più favorevole: «Appartiene al periodo classicheggiante dell'artista, ma, nonostante la composizione simmetrica e le forme previste, è dotato di viva suggestione. La figura della santa sfavilla di luce e pertanto si spiritualizza in una dolce contemplazione: lo scorcio della finestra e la prospettiva di paese suggeriscono sapide fughe spaziali a preparare per contrasto l'apparizione degli angeli in alto».. Anche il giudizio di Luigi Salerno insiste sulla qualità luministica e cromatica dell'opera: «Alla semplicità della composizione fa riscontro la finezza di luce e di colori che spiritualizza l'immagine. L'esecuzione, lasciando intravedere l'imprimitura, usata ove occorre come tono di colore, mostra ancor sempre una libertà e scioltezza che nel Guercino era istintiva».. Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti ad Ancona Categoria:Dipinti su santi