Palazzo Novarina di Spigno di San Sebastiano, o Palazzo Novarina di Spigno, poi Palazzo Thermignon, è un palazzo storico di Torino costruito agli inizi del Settecento dall'architetto Gian Giacomo Planteri nell'isola (isolato) di Sant'Ignazio https://digit.biblio.polito.it/2158/1/__serverone_digit_Attirassegna_Atti_Rassegna_indici_2013_Indici%202013%20anno_1957_files%20pdf_07_luglio.pdf, nel Quadrilatero Romano (quartiere Centro)https://digit.biblio.polito.it/372/1/1908_005.pdf.

È vincolato dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio https://trasparenza.cultura.gov.it/archivio96_atti-a-rilevanza-esterna-o-provvedimenti-di-tutela-e-valorizzazione_0_104931_950_1.html.

Storia Il palazzo, realizzato per riplasmazione di tessuto edilizio preesistente https://www.museotorino.it/view/s/b388a4fb1bd44ef6ae92e7c39895772a, fu teatro della storia d’amore fra Vittorio Amedeo II e Teresa Canalis.

Anna Carlotta Teresa Canalis, nata nel 1680 da nobile famiglia, divenne nel 1695 damigella d’onore di Giovanna Battista di Savoia e, frequentando il figlio Vittorio Amedeo II, ebbe con lui una relazione. Nel 1703 fu promessa sposa a Francesco Ignazio Novarina, conte di San Sebastiano e primo Scudiero di Madama reale, di vent’anni più vecchio di lei. Lasciò il palazzo di famiglia e si trasferì nel palazzo di via Santa Chiara.

Anna ebbe otto figli e nei ventun anni di matrimonio con il conte Novarina pare sia stata sposa fedele. Alla morte di Francesco Ignazio nel 1724 riprese più attivamente la frequentazione a corte dove tornò ad essere l'amante di Vittorio Amedeo II il quale, rimasto vedovo nel 1728, la sposò in segreto con dispensa papale di Benedetto XIII (perché un Cavaliere di San Maurizio e Lazzaro potesse sposare una vedova) nel 1730.

Vittorio Amedeo II abdicò nello stesso anno in favore del figlio Carlo Emanuele III e si stabilì con Anna Carlotta a Chambéry, dopo averla nominata marchesa di Spigno, ma dopo un anno si pentì dell’abdicazione e partì alla riconquista del regno. La sera del 28 settembre 1731 Carlo Emanuele fece arrestare il padre nel Castello di Moncalieri, dove si era temporaneamente trasferito: dodici ufficiali comandati dal conte di Perosa trascinarono via la marchesa seminuda che giaceva a fianco del re https://vivant.it/tag/ritratti-e-genealogie/. Vittorio Amedeo morì prigioniero nel castello il 31 ottobre 1732 e la marchesa fu trasferita nella prigione del castello di Ceva; alla morte di Vittorio Amedeo le fu imposto di ritirarsi in convento della Visitazione a Pinerolo, dove visse ritirata per trentasei anni. Questa storia ispirò il film La putain du Roi con Timothy Dalton e Valeria Golino.

Dopo il trasferimento a Chambéry, il palazzo divenne dimora del figlio Paolo Federico Novarina conte di San Sebastiano, che durante la Guerra di successione austriaca divenne l’eroe della Battaglia dell'Assietta nel 1747. Con il suo coraggio, contravvenendo agli ordini del conte Giovanni Battista Cacherano di Bricherasio, salvò l'esercito sabaudo dall’ennesimo tentativo di invasione da parte dei francesi. Passò alla storia il suo celebre comando, alla richiesta del Cacherano di abbandonare la posizione: “Noialtri i bogioma nen da si!” https://www.lambello.org/palazzo-marchesa-novarina-di-spigno-di-san-sebastiano/.

Il palazzo passò quindi al nipote di Paolo Federico (che non ebbe mogli), Luigi (figlio del fratello minore Pietro) https://www.europacristiana.com/la-famiglia-novarina-conti-di-san-sebastiano-e-marchesi-di-spigno/, maggiore del reggimento provinciale Tortona e con legami molto stretti con la massoneria italiana, costanti contatti segreti con esponenti del mondo massonico di tutta Europa e con membri della Carboneria Gustavo Mola di Nomaglio, La marcbesa di spigno, l'Assietta, le società segrete. I Novarina, tra enigmi e intrighi, nella storia del Piemonte, Centro Studi Piemontesi, dicembre 2002, vol. XXXI, fasc. 2. Il palazzo, durante la dominazione francese, divenne anche sede di una loggia massonica https://www.atlanteditorino.it/C.html. Luigi fu appassionato cultore di botanica: le piante coltivate nel giardino del castello familiare di San Sebastiano Po, essiccate, ebbero notevole rilevanza scientifica e furono donate all'Herbarium Generale dell'Università di Torino https://iris.unito.it/handle/2318/1530449.

Il nome dei Novarina si spense nel 1832 con la morte di Luigi, il cui matrimonio con Matilde Scarampi di Camino non diede vita a discendenza maschile. Felicita Maria, la primogenita, ottenne di essere investita del titolo ereditario di contessa di S. Sebastiano, che portò, unitamente alle proprietà immobiliari, nella famiglia del marito, il maggior generale Girolamo Miglioretti di Bourcet, e ai suoi discendenti.

A metà Ottocento l'immobile diventa di proprietà di Pietro Thermignon, incisore, orafo e maestro di zecca, anch'egli legato alla Massoneria e alla Carboneria.

Descrizione Il palazzo è una felice soluzione con cortile regolare, doppio androne passante e soleggiata galleria di distribuzione alle scale secondarie angolari sul lato settentrionale.

Costituisce singolare esempio di palazzo settecentesco con androne coperto da doppia volta a vela con spicchi e lunette, chiamate le volte Plantery, dal nome dell'architetto attivo a Torino fin dai primi anni del '700. Sono composte da una volta principale intersecata da volte secondarie assiali e angolari. Le volte Plantery permettono di coprire spazi unitari ottenendo effetti di leggerezza anche con piccoli rialzi. La loro diffusione, fino agli anni '80 del secolo, si riscontra in sale di rappresentanza in molti palazzi dell’epoca https://www.facebook.com/Torinounacittatuttadascoprire/videos/ogni-palazzo-ha-una-sua-storia-come-palazzo-novarina-di-san-sebastiano-di-via-sa/2569722326694362/. Gli affreschi al terzo piano sono attribuiti a Domenico Guidobono https://wannenesgroup.com/artists/domenico-guidobono/.

Note

Bibliografia Massimo Brighenti, Palazzo Novarina, storia di un'abitazione nobiliare, Università degli Studi di Torino, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in DAMS, A.A. 2001/2002, rel. Prof. Rita Binaghi. Carlo Brayda, Laura Coli, Dario Sesia, Ingegneri e architetti del Sei e Settecento in Piemonte, estratto da «Atti e Rassegna Tecnica della Società degli lngegneri e Architetti in Torino», a. XVII, Marzo 1963, p. 56. Antonio Manno, Il Patriziato subalpino, voce Novarina, p. 121.

Categoria:Palazzi barocchi di Torino