Santa Cecilia è un dipinto a olio su tela (121.6 × 100.4 cm) di Giovanni Francesco Barbieri detto Guercino realizzato intorno al 1649 e conservato nella Dulwich Picture Gallery a Londra. Storia La prima citazione del dipinto nella letteratura artistica si trova nella Felsina pittrice di Carlo Cesare Malvasia, sotto l'anno 1649: «Una St. Cecilia alla sig. Marchesa Virginia Turca Bevilacqua Ferrarese»...
Il pagamento dell'opera in oggetto è registrato alla data del 30 settembre 1648 con la seguente annotazione: «Dal Sig.ra Marchesa Turca Bevilacqua si è riceuto lir cento di capara per una mezza figura che fano scudi 25 dacordo in duc:ni 60 - Scudi 25»..
Il saldo dell'opera è registrato alla data del 4 gennaio 1650: «Dalla Sig:ra Marchesa Virginia Turca Bevilacqua si è riceuto ducatoni quaranta di residuo e p[er] intiero pagamento p[er] la S. Cecilia quadro di mezza figura, e questi fano in tutto di questa moneta, scudi 50»..
Il quadro fu in seguito segnalato nella collezione del mercante d'arte Noël Desenfans, che aveva compilato un elenco dei propri dipinti per la compagnia di assicurazione; in tale elenco l'opera era attribuita a Guercino. Alla morte di Desenfans, la collezione passò all'amico Sir Francis Bourgeois, con usufrutto alla vedova. Alla morte di Mrs Desenfans, nel 1811, l'intera raccolta pervenne alla Dulwich Picture Gallery..
Nel catalogo della Dulwich Picture Gallery stilato da Jean Paul Richter nel 1880 fu attribuito a Benedetto Gennari.. Questa attribuzione è stata ripetuta nei successivi cataloghi del 1926. ritenuta da Salerno e Mahon priva di fondamento ed è stata restituita a Guercino da Sir Denis Mahon, che ne diede comunicazione orale a Salerno, che la catalogò con la giusta attribuzione..
Nel 1980 l'opera a causa del declino della fortuna del barocco in genere e di Guercino in particolare, il quadro era in magazzino e compare solo nel catalogo esteso come semplice numero..
Descrizione e stile Secondo la tradizione cristiana, santa Cecilia fu una martire romana del III secolo, promessa in sposa al nobile Valeriano, da non confondere con l'omonimo imperatore romano, nonostante il voto di verginità consacrato a Cristo. La leggenda narra che, durante le nozze, cantasse interiormente a Dio, episodio da cui deriva il suo tradizionale legame con la musica e il suo ruolo di patrona dei musicisti. Nel dipinto questo attributo iconografico è richiamato dall’organo, che la santa è raffigurata nell’atto di suonare.
Su un fondo scuro, santa Cecilia è raffigurata a mezza figura. Rispetto al dipinto di analogo soggetto conservato al Louvre, la santa non rivolge lo sguardo verso l’osservatore, ma tiene il capo reclinato verso lo strumento, in un atteggiamento raccolto e meditativo. Indossa una veste rossa, con maniche rosa, e un ampio mantello ocra foderato di blu. La luce, concentrata sul volto e sul collo, fa emergere la figura dall’oscurità del fondo e forma attorno al capo un alone luminoso simile a un’aureola; si attenua poi progressivamente verso le mani e la tastiera, immerse in una penombra più morbida.
Il dipinto appartiene alla fase tarda dell’attività del Guercino, successiva al trasferimento definitivo a Bologna dopo la morte di Guido Reni. In questi anni lo stile del pittore si orienta verso forme più composte e classicheggianti, sia per una naturale evoluzione della sua ricerca artistica, sia per rispondere al gusto di una committenza ormai abituata al linguaggio più idealizzato e misurato di Reni.
«Vi è in questo dipinto un'impressionante delicatezza di tocco e colore (particolarmente, per esempio, nella manica rosa della santa) che è interamente caratteristica di quel momento».
Altre versioni
I pagamenti relativi a dipinti raffiguranti santa Cecilia compaiono più volte nel Libro dei conti rendendo difficoltosa per gli studiosi l'identificazione dell'opera citata da Malvasia. Sir Denis Mahon ha tuttavia riferito il pagamento del 1649 al dipinto qui trattato sulla base di considerazioni stilistiche.
Un'altra Santa Cecilia fu dipinta dal Guercino nel 1642 ed è conservata al Louvre. L'attribuzione di questa tela non è stata accolta unanimemente dalla critica, alcuni studiosi la ritengono autografa.., altri invece sono di avviso contrario..
Una terza versione, già nella collezione riminese di Francesco Manganoni e oggi in collezione privata a Milano, è molto più tarda, essendo datata al 1659. La Santa Cecilia ex collezione Manganoni è esclusa dalle possibili identificazioni non solo perché la composizione è completamente diversa, ma anche perché è stato rinvenuto un manoscritto nell'Archivio di Stato di Rimini che la descrive come: «S. Cecilia con un tavolino sopravi un libro aperto et dall'altra parte un Organo»..
Un'altra Santa Cecilia, conservata dalla Fondazione Sorgente Group, è stata collegata a una delle quattro tele commissionate al Guercino nel 1658 da Girolamo Panessi, ricordate da Malvasia.; digitalizzazione su Internet Archive.; digitalizzazione su Internet Archive.
Il pagamento relativo a quest'ultima, risulta registrata nel Libro dei conti del Guercino il 29 agosto 1658..
Note
Bibliografia
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Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti su santa Cecilia Categoria:Dipinti nella National Gallery di Londra