Le elezioni parlamentari in Armenia del 2026 si sono tenute il 7 giugno per il rinnovo dell’Assemblea nazionale, il parlamento del paese.
Si è trattato delle prime elezioni dall’offensiva azera nel Nagorno Karabakh del 2023, che ha portato allo scioglimento della repubblica auto-proclamata di etnia armena che insisteva su tale territorio, e all’esodo di numerose persone da quest’ultima verso i confini nazionali, nonché al conseguente trattato di pace firmato con l’Azerbaigian due anni dopo.
Esse, pur essendo tenutesi secondo molti opinionisti ed organizzazioni internazionali in un generale clima di incertezza dovuto all’elevato rischio di pregiudizievole ingerenza elettorale straniera, hanno visto, coerentemente con quanto previsto dai sondaggi e dagli exit-poll, la riconferma della formazione Contratto Civile (ՔՊ/KP) guidato dal Primo ministro uscente Nikol Pashinyan che, avendo mantenuto seppur con alcune perdite quasi la maggioranza assoluta dei suffragi, è così potuto rimanere al governo grazie all’ottenimento di ben 64 seggi. Al secondo posto si è invece posizionata la nuova formazione Armenia Forte (ՈՀ/UH) che, grazie al controllo di ben 29 seggi, ha registrato un consistente successo, superando altresì la precedente principale formazione di opposizione, Alleanza Armenia (Հդ/HD), giunta invece al terzo posto con 12 seggi. In generale tuttavia, la tornata elettorale è stata comunque definita come spiccatamente bipolare, in quanto quest’ultima, impostata sin dalla campagna elettorale sulla questione geo-politica (da sempre al centro della politica armena), pur avendo visto il predominio del campo europeista rispetto a quello filorusso, ha comunque mostrato su tale quesito una sostanziale “spaccatura” quasi perfetta all’interno dell’elettorato.
Sistema elettorale Per le elezioni parlamentari, la legge elettorale armena prevede l’applicazione, in circostanze ordinarie, di un sistema proporzionale attuato in 13 collegi plurinominali, con una soglia di sbarramento del 4% per i partiti politici e dell’8-10% per le coalizioni, in base a se siano composte da due o più partiti politici. In seguito, i voti sono tradotti in seggi secondo il quoziente di Hare e, residualmente, secondo il quoziente semplice del metodo del quoziente e dei più alti resti.
Qualora tuttavia una formazione politica riceva la maggioranza dei voti ma meno del 52% dei seggi in Assemblea nazionale, tale sistema subisce un correttivo di governabilità tramite l’applicazione di un premio di maggioranza fino al raggiungimento di tale soglia. Inversamente, laddove una formazione politica ottenga una maggioranza qualificata di almeno i due terzi dei seggi, tale premio si trasforma in una compensazione (attuata in ordine sequenziale e decrescente) nei confronti delle altre formazioni politiche, al fine di assicurare loro un’adeguata rappresentanza politica ed impedire alla forza di maggioranza di superare tale soglia.
Un ultimo correttivo, poi, si verifica nel caso in cui, entro quattordici giorni dalla pubblicazione dei risultati preliminari (nove per la forza vincitrice e cinque per tutte le altre), nessuna formazione politica sia capace di formare un governo, tramite l’indizione di un ulteriore turno di votazioni ventotto giorni dopo, cui possono accedere solo le prime due formazioni ed in cui la traduzione dei voti in seggi è calcolata sulla base dei risultati derivanti da un collegio unico nazionale. Al partito vincente, la legge elettorale impone l’assegnazione di un premio di maggioranza per raggiungere il 54% dei seggi, preservando nel mentre tutti i seggi già ottenuti.
Peculiarità della legge elettorale, infine, sono la possibilità per i candidati di presentarsi solo all’interno di formazioni politiche (e dunque mai come indipendenti), la garanzia, dal 2018, di una quota del 33% dei seggi riservata a ciascun genere (maschile, femminile) e la garanzia di 4 seggi, all’interno delle liste di partito, riservati alle minoranze etniche (assiri, curdi, russi e yazidi).
Sondaggi politici
Risultati
Note
Collegamenti esterni
2026 Armenia Armenia