Ecce Homo è un dipinto a olio su tela (106 × 192 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, intorno al 1659 e conservato presso la Galleria Sabauda a Torino. Storia L'opera è citata da Carlo Cesare Malvasia nella Felsina pittrice sotto l'anno 1659. Malvasia dichiara di essersi occupato personalmente della commissione: «Ecce Homo e una Vergine piangente al signor principe Ludovisi, si dice; ma certo a me commise l’ordine e l’assistenza il sempre da me riverito signor monsignor Albergati, auditore decano della Sacra Romana Rota. Per ciascuno di questi dipinti — essendo due mezze figure — quell’illustrissimo signore sborsò cinquanta scudi di paoli, che era il suo prezzo consueto e inderogabile. È poi vero che egli volle cortesemente gravare la mia intercessione aggiungendo al Cristo anche un manigoldo, da solo, il cui prezzo, secondo il solito, non sarà stato inferiore a venticinque scudi. Era una cortesia che spesso usava; e, piuttosto che diminuire il prezzo anche di un solo baiocco, era solito dire che non voleva recare un simile danno alla stima comune e pubblica che quei prezzi si erano ormai conquistati. Perciò, quando gli veniva chiesto il costo, rispondeva che egli non valutava le proprie opere, ma si atteneva all’uso comune e al prezzo che gli altri avevano stabilito per esse».

Nel Libro dei conti, il registro amministrativo compilato dal fratello minore del pittore, Paolo Antonio Barbieri, dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e poi proseguito dai familiari fino al 1666, alla data del 22 dicembre 1659 è annotato il seguente pagamento: «Dobloni n:ro x fano L 330, Romane n:ro 66 fano L 69, Paoli n:ro 202 fano L 101, in tutto fano L 500. Il qual denaro è stato il pagamento delle due mezze figure fatte a monsignor Albergato: l'Ecce homo e la Madona. Il denaro fu pagato dalli Sig:ri Fantetti e Cattani, fano Scudi 125».

Salerno osserva che la testa del manigoldo non fu aggiunta gratuitamente, ma comportò un supplemento di 25 scudi, poiché il prezzo delle sole due mezze figure sarebbe stato di 100 scudi. La Madonna citata nel pagamento non è stata ancora identificata.

Il committente dell'opera fu quindi monsignor Albergati, arciprete di Bologna e auditore decano della Sacra Rota. Albergati, appartenente a un'antica famiglia senatoria e amico di Malvasia, ordinò per suo tramite le due tele a Guercino, per poi donarle al cugino Niccolò I Ludovisi, principe di Piombino..

Nel 1839 il dipinto fu donato alla Reale Galleria di Torino dal barone Lorenzo Laugier. Descrizione e stile Il dipinto raffigura Cristo nel momento dell’Ecce Homo, dopo la flagellazione e l’incoronazione di spine. Gesù occupa il centro della composizione ed è rappresentato a mezza figura, con il busto scoperto, le mani legate e il capo reclinato verso l’alto. Il volto, segnato dalla sofferenza ma privo di accenti esasperati, è rivolto verso la luce, mentre il corpo pallido emerge dal fondo scuro con forte evidenza luminosa. Cristo indossa il mantello rosso della derisione, che ricade sulle spalle e sul braccio sinistro, creando un contrasto cromatico con l’incarnato chiaro. La corona di spine, il sangue che scende dalla fronte, le piccole ferite sul torace e la canna posta in basso, allusione allo scettro derisorio, completano l’iconografia della Passione.

Alle spalle di Cristo compare un soldato in armatura, parzialmente immerso nell’ombra. La sua presenza accentua il carattere drammatico della scena senza assumere un tono apertamente crudele: il volto dell’uomo appare serio e trattenuto, quasi rassegnato a svolgere il compito che gli è stato assegnato. La composizione è essenziale e concentrata. Guercino elimina quasi ogni elemento narrativo accessorio e costruisce la scena sul rapporto tra luce, gesto e sentimento. Il fondo scuro isola le figure, mentre la luce modella il busto, il volto e le mani di Cristo con morbidi passaggi chiaroscurali. Ne deriva un’immagine di intensa meditazione sulla Passione, nella quale la sofferenza fisica è contenuta entro una rappresentazione composta e dolente.

L'opera ebbe un certo successo grazie alle stampe che ne furono derivate e fu oggetto di studio per numerosi copisti fino alla metà dell'Ottocento. Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti nella Galleria Sabauda Categoria:Dipinti sull'Ecce Homo