Le armi d'assedio d'epoca greca rappresentarono una componente fondamentale negli eserciti greci antichi a partire dal V secolo a.C.. Si trattava di tutta una serie di macchine adatte a scardinare o a superare le mura della città assediata, oltre ad una serie di congegni d'artiglieria, che sarebbero poi passati in uso all'esercito romano quando l'Urbe divenne una superpotenza mediterranea, tra III e II secolo a.C. (v.si armi d'assedio romane)...
Fonti e premessa etimologica
La ricostruzione della storia militare dell'Antica Grecia si fonda, ancor prima che su evidenze archeologiche, sulla ricca serie di fonti letterarie in materia, anzitutto le cronache dei testimoni oculari, più o meno attivamente impegnato negli scontri che descrissero, dei grandi conflitti che coinvolsero la Grecia arcaica e classica: per le Guerre persiane (499-448 a.C.), le Storie (grc. Ἱστορίαι) di Erodoto (484-425 a.C.) d'Alicarnasso, transfuga a Samo per i suoi sentimenti anti-persiani; per la Guerra del Peloponneso (431-404 a.C.), la Guerra del Peloponneso (grc. Περὶ τοῦ Πελοποννησίου πoλέμου) dell'ateniese Tucidide (460-396 a.C.), fervente sostenitore di Pericle ed egli stesso impegnato come ufficiale di marina nel conflitto; per l'egemonia spartana e la Guerra tebano-spartana (378-362 a.C.), le Elleniche (grc. Ἑλληνικά) di Senofonte (430/425-355 a.C.), ateniese di nascita ma spartano d'adozione. Di opere similari, non certo "minori" ma semplicemente non pervenuteci, abbiamo comunque notizia: le Elleniche di Cratippo di Atene († IV secolo a.C.) e le Elleniche di Teopompo († 320 a.C.), frammenti delle quali sono stati rinvenuti, al principio del XX secolo, nelle c.d. "Elleniche di Ossirinco", le Storie di Eforo di Cuma (c. 400-330 a.C.) o le Elleniche di Callistene (c. 360-328 a.C.), solo per citarne alcune. Più complicata l'individuazione delle fonti originali sulle vicende belliche che portarono al tramonto della Grecia ed all'ascesa del regno di Macedonia di Filippo II (r. 359-336 a.C.): il predetto Callistene, testimone di parte dei fatti, sarebbe stato scelto come storico ufficiale dal figlio di Filippo, Alessandro Magno (r. 336-323 a.C.), ma dei suoi scritti, come di quelli degli altri storici del Macedone, non ci è pervenuta traccia.
I dati relativi alle armi d'assedio, in questo ricco corpus documentale, sono presenti ma spesso di difficile interpretazione. L'etimo utilizzato per identificare le armi d'assedio , figura anzitutto in (non in che pur descrive numerosi assedi), con una prima menzione durante l'assedio di Enoe (431 a.C.),. ma è spesso privo di dettagli che aiutino a comprendere di quale macchinario si tratti:. nella fattispecie, gli storici moderni intendono l'uso da parte di Tucidide come riferito anzitutto a degli arieti ad Enoe. ma non si sbilanciano circa l'assedio di Potidea (430 a.C.);. all'assedio di Platea (430-429 a.C.) si parla espressamente di arieti. mentre si suppone trattarsi di scale d'assedio a Minoa (427 a.C.). e Pilo (425 a.C.).. La comparsa dei mechanai è anticipata alla guerra di Samo (440-439 a.C.) da e che dettaglia addirittura il ricorso ad arieti e testuggini. Le descrizioni delle armi d'assedio sono spesso lacunose anche in altri autori: ad esempio Senofonte non è chiaro circa i mechanopoios all'assedio del Pireo (403 a.C.).
Informazioni molto più precise sulle armi d'assedio provengono dai testi greci d'argomento militare e natura tecnica, su tutti i Commentari di tattica militare (grc. Tὰ περὶ τῶν στρατηγικῶν ὑπομνήματα) del condottiero mercenario Enea Tattico, contemporaneo del celebre filosofo Platone (IV secolo a.C.),.. tra i quali figura il celebre Poliorcetica (grc. Πολιορκητικόν) che diede il nome alla materia in oggetto. Altri trattati, sviluppati in epoca ellenistica e chiaramente destinati ad un'utenza specializzata,. furono la Costruzione di macchine da guerra e catapulte (grc. Κατασκευαὶ πολεμικῶν ὀργάνων καὶ καταπαλτικῶν) di Bitone di Pergamo (fl. III secolo a.C.) e Sulle armi da getto (grc. βελοποιικά) di Filone di Bisanzio (fl. III secolo a.C.) solo per citarne alcuni. Dati precisi sulle armi d'assedio elleniche, conosciute, apprezzate e copiate dai romani sin dal tempo delle guerre puniche (264-146 a.C.), sono stati tramandati anche da importati testi della letteratura latina, su tutti il De architectura dell'architetto Marco Vitruvio Pollione (80-15 a.C.) che dedica l'intero Liber X dell'opera alle macchine d'assedio (dolendosi della loro origine ellenica),. oltre che dai cronisti greci attivi sotto Roma, come il macedone Polieno (fl. II secolo) i cui Stratagemmi (grc. Στρατηγήματα) sono una preziosa raccolta di aneddoti di storia militare greco-romana.
Contesto storico
In Grecia come altrove, fin dal Neolitico, le preoccupazioni difensive hanno presieduto l'organizzazione della pianificazione urbana. Più che attraverso la costruzione di recinti fortificati di dimensioni ed estensione limitate, si può osservare l'adattamento dell'architettura civile a scopi militari: strade strette e tortuose; case con muri perimetrali rinforzati per fungere da cinta difensiva, soprattutto ai margini degli agglomerati; ecc. Questo sistema di protezione, pur rudimentale, fu di grande efficacia e consentì di sfruttare al meglio le caratteristiche naturali del terreno, con il minimo sforzo. Ancora nel IV secolo a.C., il filosofo Platone (428/427-348/347 a.C.) raccomandava, nel suo dialogo Leggi, di non separare topograficamente il dispositivo di difesa collettiva dal contesto ordinario della vita privata, per aumentare la combattività dei cittadini e riteneva il ricorso a mura di protezione come lesive della moralità degli stessi.
L'arte di espugnare una città, la "Poliorcetica", deve il suo nome alla del predetto Enea Tattico ma, paradossalmente, la guerra d'assedio nell'Antica Grecia fu praticata poco e con scarsi risultati almeno fino al Periodo Classico (480-346 a.C.). La città-Stato della Grecia arcaica/classica, la pólis, era un microcosmo strutturato sulla relazione dicotomica tra il centro abitato, lastu (), ed il suo territorio, la chóra (), fonte dei mezzi di sostentamento. Dai tempi del Sinecismo, quando due póleis entravano in guerra, il loro obiettivo principale era conquistare la chóra della rivale, per costringerla al negoziato o alla battaglia campale, non la conquista vera e propria dell'altra pólis.. Una delle prime modifiche alla tradizione fu apportata dal tiranno Terone (r. 488/487-472 a.C.) che, nella battaglia di Imera (480 a.C.) preferì chiudersi nella città e costringere il nemico cartaginese ad assediarlo, in attesa dei rinforzi siracusani, senza interessarsi della sua chóra.. La città comunque, anche in quel frangente, non fu considerata come un luogo ove fare la guerra. Fu solo nella Guerra del Peloponneso (431-404 a.C.) che la pratica ossidionale divenne frequente e sistematica in Grecia: Sparta ed Atene, le due potenze in lotta, orchestrarono complessivamente un centinaio di assedi, 58 dei quali conclusi con la resa degli assediati.. Dobbiamo tuttavia aspettare l'assedio di Selinunte (409 a.C.), sempre nel contesto bellico greco-punico, per una dettagliata narrazione di un attacco diretto alle mura della città con torri d'assedio ed arieti.. La svolta definitiva si verificò con l'ascesa del regno di Macedonia di Filippo II (r. 359-336 a.C.) che segnò il definitivo ingresso del genio militare tra i ranghi degli eserciti greci e proiettò la poliorcetica ellenica verso i brillanti risultati del genio militare dell'esercito di Alessandro Magno (r. 336-323 a.C.) prima e degli eserciti ellenistici suoi eredi poi.... Dai greco-macedoni, questa poliorcetica evoluta, con le sue sempre più moderne e specializzate armi passò, come anticipato, all'esercito romano quando l'Urbe divenne una superpotenza mediterranea, tra III e II secolo a.C.
Tipologia delle armi impiegate
Macchine Come anticipato, le macchine d'assedio (grc. μηχᾰναι, mechanai) in uso in Grecia almeno dal tempo della Guerra del Peloponneso (431-404 a.C.), momento in cui il ricorso all'assedio divenne sistematico laddove prima i Greci avevano preferito risolvere i loro conflitti con battaglie campali, erano: l'ariete, il mantelletto, la rampa d'assedio, la scala d'assedio e la testuggine.. Macchine più raffinate, come la torre d'assedio ed il tollenone, furono sviluppate o comunque utilizzate in fase successiva, nel IV secolo a.C.
Ariete
La prima traccia dell'ariete (grc. krioùs), l'arma preferita degli assedianti fino alla fine dell'Antichità, nella pratica ossidionale ellenica riportataci dalle fonti letterarie data, come anticipato, alla guerra di Samo (440-439 a.C.),. un conflitto prodromico alla successiva Guerra del Peloponneso (431-404 a.C.), e si dovrebbe ad un ingegnere al servizio dello stratego ateniese Pericle, Artemone di Clazomene, presumibilmente ispiratosi ai predetti modelli mediorientali già copiati dai micenei.. La menzione di Artemone, riportata da , si rifà agli scritti del sopracitato Eforo di Cuma..
Archeologicamente parlando, data agli inizi del V secolo a.C. una testa d'ariete in bronzo rinvenuta nello stadio di Olimpia: un manufatto parallelepipedo alto 25.2 cm, lungo 18,5 cm e largo 9 cm, con pareti di 9–10 mm di spessore, terminante anteriormente con uno spigolo fiancheggiato da una doppia fila di denti di circa 5 cm. Su ogni lato delle facce verticali si trovano quattro fori in cui sono ancora conservati alcuni dei chiodi che la fissavano all'estremità d'una trave di legno. Questo congegno, che per dimensioni e spessore (sottile) delle pareti veniva azionato a mano, non aveva lo scopo di schiacciare o frantumare le pietre della cortina bensì allentarle ed estrarle, seppur sia anche possibile fosse destinato ad attaccare porte e pozzi.
Più complessi da maneggiare e di maggiore potenza furono gli arieti usati dagli Spartani nell'assedio di Platea (429-427 a.C.). e, soprattutto, quelli del primo periodo ellenistico, i cui servitori erano posizionati sotto protezioni mobili chiamate chelonas, lett. "testuggini". L'ingegner Diade, al soldo di Alessandro Magno, avrebbe anche, secondo , realizzato un ariete montato su ruote. ed una macchina ancor più sorprendente, citata anche da : un vero e proprio ariete a trapano. – ipotesi di ricostruzione in .
Mantelletto Stando alle fonti, i Greci non impiegarono i raffinati mantelletti su ruote in uso ai Romani (i.e. il pluteo ben descritto da Vegezio). bensì forme più rudimentali di ripari mobili. I mantelletti furono per esempio abbondantemente utilizzati sia dagli assedianti sia dagli assediati nel sopracitato assedio di Platea per proteggere gli operai addetti alla costruzione da una parte ed allo smantellamento dall'altra della rampa d'assedio spartana.. Manchiamo però di un nome specifico per questi ripari: in epoca ellenistica, si ricorse al vocabolo γέῤῥα gerrha, grecizzazione del grande scudo-torre dei Persiani, lo spara, in vimine e cuoio, manovrato dalla fanteria leggera (peltasti o psiloi) per permettere il tiro degli arcieri retrostanti secondo uno schema tattico tipico delle armate mediorientali dal tempo dell'Impero neo-assiro.
Rampa d'assedio
In Grecia come altrove, nell'Antichità, la costruzione di un terrapieno per dar l'assalto alle mura nemiche fu sempre uno degli espedienti più diffusi. Gli assedianti realizzavano una vera e propria rampa con una struttura di legno, riempita di pietre e terra, con la quale si raggiungeva l'altezza delle mura. I materiali utilizzati erano quelli a portata di mano e i costruttori dovevano stare anzitutto attenti che l'opera non crollasse durante i lavori..
Nel predetto assedio di Platea (429-427 a.C.), gli Spartani di re Archidamo II (r. 476-427 a.C.):
Sambuca