Riconosciuto come poeta nazionale, è considerato il padre della letteratura nordcoreana, donandole il poema di genere misto tra l'epica e il realismo socialista che caratterizza la letteratura nazionale ancora oggi. Cho è conosciuto anche come il "Majakovskij coreano" vista l'enorme influenza che il poeta russo ebbe non solo sui suoi lavori, ma anche sul stesso credo politico, essendo stata la sua figura che lo fece avvicinare agli ideali comunisti.
Nato nella città russa dell'Estremo Oriente al confine coreano, al tempo sotto dominio giapponese, poté entrare nella propria terra liberata grazie all'invasione sovietica della Manciuria nel 1945 dove, già istruito nella cultura letteraria sovietica e un esperto nel proprio campo, fu una delle più grandi influenze nella modellazione dell'arte nordcoreana, e questo contributo è visibile tutt'oggi. Nel periodo coreano, Cho contribuì enormemente anche al Culto della personalità di Kim Il-sung.
Durante la Guerra di Corea lavorò per Rodong Sinmun, il giornale ufficiale del Comitato Centrale del Partito del Lavoro di Corea e scrisse diversi poemi di propaganda. Morì il 31 luglio del 1951 durante un attacco aereo americano sulla città di Pyongyang.
Onorificenze
Note
Bibliografia