Biografia Figlio di Giovanni e fratello dei pittori Benedetto e Bonifacio Bembo, ebbe dimora a Brescia almeno dal 1430. Nel 1431 ottenne la cittadinanza bresciana su propria richiesta, concessagli in quanto ritenuto un «pittore eccellente e molto utile e necessario» alla città. Documenti successivi lo attestano ancora a Brescia nel 1436 e nel 1438, quando partecipò alla difesa cittadina durante l'assedio condotto da Niccolò Piccinino; per questo servizio venne ammesso alla nobiltà cittadina.
Nel 1439, per deliberazione municipale, realizzò un'effigie equestre di Francesco Sforza destinata alla porta urbana attraverso cui il condottiero avrebbe fatto il proprio ingresso in città.
Opere Nessuna opera firmata di Andrea Bembo è giunta con certezza fino all'età contemporanea Per l’attività bresciana dell’artista si veda . Gli è stato tuttavia attribuito un affresco raffigurante una Visione di san Domenico a un giovane della famiglia Longhena, già nel chiostro della chiesa di San Domenico a Brescia, recante la data 1481 e successivamente perduto. Altre attribuzioni proposte dalla critica comprendono una Madonna col Bambino nel Duomo di Bressanone, decorazioni nella chiesa del Carmine a Brescia (tra cui il livello inferiore della Pala dei Disciplini), gli affreschi frammentari nel coro della chiesa di San Francesco d’Assisi sempre a Brescia, affreschi della chiesa della Santissima Trinità a San Gallo di Botticino e una Natività in Santa Maria delle Grazie.
Secondo Gaetano Panazza, nelle opere a lui riferite sarebbe riconoscibile un linguaggio di transizione dal gotico fiorito verso moduli rinascimentali, caratterizzati tuttavia da forme ancora pesanti e da ricchi panneggi fluenti che conservano cadenze tipiche del primo Quattrocento.
Ulteriori attribuzioni hanno riguardato gli affreschi della chiesa di San Filastrio a Tavernole sul Mella, in particolare una Madonna col Bambino tra i santi Gerolamo, Antonio abate e Alessio, caratterizzata da una qualità esecutiva particolarmente elevata e da modi stilistici riconducibili all'ambiente bembesco.
L'opera presenta incarnati dalla resa morbida e liquida, costruiti attraverso leggere velature cromatiche, mentre i chiaroscuri sono definiti mediante rapide pennellate sintetiche. I panneggi sono caratterizzati da pieghe fluide e complesse, ancora legate al gusto del gotico internazionale ma già orientate verso una maggiore monumentalità rinascimentale. Nell'ambito dello stesso complesso di San Filastrio, l'artista o la sua bottega sarebbero stati inoltre coinvolti nella realizzazione del ciclo delle Storie di san Domenico, già da tempo riferito dalla critica all'ambiente dei Bembo.
Le pitture dell'oratorio sono generalmente collocate entro la fine del quarto decennio del Quattrocento, o al più agli inizi del successivo, e costituiscono una delle più significative testimonianze della diffusione in area bresciana del linguaggio tardogotico di ambito cremonese.
Note
Bibliografia
Categoria:Pittori italiani del XV secolo