La sua notorietà è legata alla pubblicazione di video in cui esegue personalmente civili durante il massacro di Al-Fashir e altri massacri verificatisi nel corso della guerra civile sudanese. Idris si è vantato di aver ucciso più di 2000 persone nella sola città di Al-Fashir. Il 30 ottobre 2025 è stato arrestato dalle stesse Forze di Supporto Rapido (RSF), che hanno successivamente dichiarato pubblicamente di aver preso le distanze da lui, definendolo leader di una milizia alleata e non membro ufficiale delle RSF. Tuttavia, tale arresto è stato descritto da osservatori internazionali e organizzazioni umanitarie come una mossa propagandistica delle RSF volta a mitigare le accuse internazionali relative alle stragi di Al-Fashir e ad altre atrocità commesse dalle forze guidate dal generale Mohamed Hamdan Dagalo.
Il 18 maggio 2026, l'agenzia di stampa Reuters ha riportato che Abu Lulu era tornato a partecipare alle operazioni belliche.
Biografia Abu Lulu è entrato nelle file delle Forze di Supporto Rapido (RSF) nel 2013. Inizialmente arruolato nelle Guardie di Frontiera, una milizia fedele all'ex presidente Omar al-Bashir strettamente legata alle RSF e responsabile di numerosi massacri in Darfur, ha acquisito notorietà come combattente. La sua rapida ascesa gerarchica è stata favorita dai legami familiari con Mohamed Hamdan Dagalo, noto come Hemedti, con cui condivide l'appartenenza alla tribù dei Rizeigat. Dopo aver partecipato alla guerra civile in Yemen, Idris è stato trasferito al servizio di scorta personale di Abdul Rahim Dagalo, fratello di Hemedti e vice comandante delle RSF. Il primo omicidio documentato a suo carico risale alla Battaglia di Khartoum (2023-2025), durante la quale è stato ripreso mentre giustiziava due prigionieri di guerra. Successivamente è stato accusato dell'uccisione di 31 civili a Omdurman. Durante le operazioni nella zona di al-Khuwair, nel Kordofan Occidentale, avrebbe inoltre giustiziato più di 16 prigionieri di guerra; testimoni oculari hanno dichiarato che tali esecuzioni erano motivate da odio razziale. Secondo diverse fonti interne alle RSF, Idris si è mosso frequentemente attraverso i territori controllati dalle milizie in Darfur e a Khartoum, consolidando il suo ruolo di esecutore di crimini di guerra. Massacro di Al-Fashir Durante l'assedio di Al-Fashir, Abu Lulu ha dimostrato particolare sadismo e una forte motivazione etnica nelle sue esecuzioni. In un episodio documentato, ha affrontato un commerciante chiedendogli di rivelare la sua etnia; appresa la sua appartenenza al gruppo etnico Berti, lo ha immediatamente ucciso. Il 27 ottobre 2025, in seguito alla caduta della città, è emerso un video che mostrava un gruppo guidato da Abu Lulu nell'uccisione di un gran numero di civili. Abu Lulu evitava frequentemente di uccidere le vittime con un singolo colpo, prolungandone l'agonia. Durante una diretta streaming su TikTok si vantò di aver ucciso più di persone. I sopravvissuti dell'assedio dichiararono che il gruppo di Abu Lulu operava con piena autonomia sia prima che dopo l'assedio. Egli stesso si posizionava ai posti di blocco per sparare ai civili in fuga. Al termine dell'assedio di Al-Fashir nel 2025 era considerato un comandante temuto nell'intera regione. Il dottor David Holmes, psicologo forense, ha definito Abu Lulu un «narcisista psicopatico», sottolineando una distinzione rispetto ad altri comandanti delle RSF: mentre altri agivano su ordine o nel caos del combattimento, Abu Lulu appariva proattivo nell'uccidere civili disarmati per soddisfazione personale. L'arresto Il 30 ottobre 2025 Abu Lulu è stato arrestato da membri delle stesse Forze di Supporto Rapido (RSF) che aveva servito. Questo evento ha generato una rapida presa di distanza istituzionale da parte della milizia. Un alto responsabile delle RSF ha dichiarato:
Il portavoce delle RSF, al-Fateh al-Qurashi, ha confermato la posizione ufficiale, affermando che Abu Lulu non faceva parte della struttura di comando delle RSF. Tuttavia, organizzazioni per i diritti umani e analisti hanno interpretato questa posizione come una tattica ricorrente delle RSF per dissociarsi dai propri comandanti accusati di crimini di guerra. Di conseguenza, Abu Lulu è stato considerato da diversi osservatori internazionali un capro espiatorio scelto dalle RSF per assorbire la responsabilità delle stragi e distogliere l'attenzione dalle responsabilità gerarchiche superiori. Il 12 dicembre 2025 Abu Lulu è stato sottoposto a sanzioni internazionali da parte del Regno Unito, insieme ad Abdul Rahim Dagalo, Gedo Hamdan Ahmed e Tijani Ibrahim Moussa Mohamed. Le misure includevano il congelamento dei beni e il divieto di viaggio nel territorio britannico.
Le pressioni internazionali si sono intensificate nei mesi successivi: 29 gennaio 2026: l'Unione europea ha imposto sanzioni a Abu Lulu, estendendo il divieto di accesso al territorio comunitario e il congelamento dei fondi. 19 febbraio 2026: gli Stati Uniti hanno inserito Abu Lulu nella lista SDN del Dipartimento del Tesoro. 24 febbraio 2026: il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha esteso le sanzioni a Abu Lulu e ad altri tre comandanti delle RSF.
Note
Categoria:Generali sudanesi