Coriolano supplicato da sua madre è un dipinto a olio su tela (334x263 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, intorno al 1642-43 e conservato presso il Musée des Beaux-Arts di Caen.

Storia La prima menzione del dipinto nella letteratura artistica compare nella Felsina pittrice di Carlo Cesare Malvasia, sotto l'anno 1643: «Fece gran quadro da mandare à Parigi à Monsù Aurilìere [italianizzazione di Vrillière], con Coriolano quando voleva distruggere la Patria, impedito dalla madre, moglie e figlij»...

Al medesimo anno risale anche la registrazione del pagamento nel Libro dei ContiIl Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666. dove, alla data dell'11 luglio 1643, è annotato: «Da Monsù Adrigliere Segretario del Re di Francia si è ricevuto per le mani del Sig. Lodovico Mastri doppie di Spagna N. 200 e sono per il quadro del Coriolano fatto a detto Sig. Adrigliere [italianizzazione di Vrillière]...fanno....scudi 75»..

Il committente dell'opera fu Louis Phélypeaux, seigneur de La Vrillière (1599–1681), segretario di Stato prima di Luigi XIII e successivamente di Luigi XIV, che la destinò alla monumentale galleria del proprio hôtel parigino, cioè la residenza privata cittadina della famiglia. L'ambiente ospitava un complesso programma iconografico ispirato all'epica antica, affidato ad alcuni dei maggiori pittori classicisti del tempo. In quella celebre raccolta, destinata a esercitare una profonda influenza sulla pittura francese dei secoli successivi e comprendente opere di Nicolas Poussin, Pietro da Cortona, Guido Reni, Carlo Maratta e Alessandro Turchi, il Guercino era rappresentato da tre dipinti di particolare impegno, tra cui Il commiato di Catone ed Ersilia che separa Romolo e Tazio..

Nel 1714, quando l'Hôtel de La Vrillière passò a Luigi Alessandro di Borbone-Francia, detto il Conte di Tolosa, figlio di Luigi XIV, e assunse il nome di Hôtel de Toulouse, la galleria fu rinnovata secondo il gusto rococò. In tale occasione le tele vennero adattate a cornici mistilinee mediante ampliamenti della superficie pittorica. Dopo successivi passaggi ereditari e mutamenti di proprietà, durante la Rivoluzione francese l'edificio e i suoi arredi furono confiscati dal Conservatoire du Museum Central des Arts. In seguito alla legge del 1° maggio 1802, che favorì la costituzione dei musei provinciali francesi, il dipinto fu inviato il 18 agosto 1802 al Museo di Belle Arti di Caen, dove risultava già esposto nel 1806. La cornice attuale riproduce quella eseguita dopo il riallestimento settecentesco. Giunta al museo in condizioni conservative precarie, l'opera è stata sottoposta, a partire dagli anni Sessanta del Novecento, a numerosi interventi di restauro, comprendenti la trasposizione della pellicola pittorica su una nuova tela, la pulitura delle vernici alterate e la reintegrazione delle lacune. Soggetto Gaio Marcio Coriolano fu un personaggio della prima età repubblicana romana, vissuto nel V secolo a.C. e appartenente alla famiglia patrizia dei Marcii. Educato dalla madre Veturia, si distinse nelle guerre contro i popoli vicini per il valore dimostrato in battaglia. Dopo la conquista di Corioli, città dei Volsci, Corioli nel 493 a.C., ricevette il soprannome di Coriolano. Intrapresa la carriera politica e candidato al consolato, suscitò tuttavia l'ostilità della plebe, timorosa dell'eccessiva influenza dell'aristocrazia patrizia. Entrato in conflitto coi tribuni della plebe, fu infine costretto all'esilio. Rifugiatosi presso i Volsci, li spinse a intraprendere una guerra contro Roma e, dopo varie vittorie, giunse alle porte della città rifiutando ogni negoziato. Soltanto l'intervento della madre Veturia e della moglie Volumnia, accorse a supplicarlo fuori dalle mura, riuscì infine a persuaderlo a rinunciare all'assedio. Descrizione Il dipinto raffigura il momento in cui Veturia supplica il figlio Coriolano di risparmiare Roma. La scena è organizzata secondo una composizione a fregio, che contrappone due gruppi distinti: a sinistra le donne e i bambini, a destra Coriolano con i soldati volsci. Le due metà della composizione si congiungono nel gesto delle mani della madre e del figlio, collocato al centro della scena e destinato a guidare lo sguardo dello spettatore verso il paesaggio e il campo militare sullo sfondo.

Nel gruppo femminile Veturia compare in primo piano, raffigurata quasi inginocchiata, con il capo chino e lo sguardo abbassato in atteggiamento di supplica. Dietro di lei si trovano Volumnia e i figli di Coriolano, rappresentati con movimenti di arretramento che accentuano il turbamento emotivo della scena. Sul lato opposto Coriolano è raffigurato in piedi, in posizione dominante rispetto alla madre, circondato da soldati immobili e impassibili. La verticalità delle lance, delle picche e degli elementi dell'armatura contribuisce a conferire rigidità e solennità al gruppo maschile, in contrasto con le posture piegate e imploranti delle figure femminili.

La luce illumina soprattutto Coriolano, Veturia e Volumnia con i figli, mentre piccoli accenti luminosi - il fazzoletto della madre, le armature e i panneggi - guidano lo sguardo dello spettatore e accentuano il carattere drammatico della scena. Le tonalità calde riservate alle donne e ai bambini si contrappongono ai colori più freddi e metallici del gruppo dei soldati, dominato dai bruni e dal blu del mantello di Coriolano.

Stile Il dipinto appartiene alla fase matura del classicismo del Guercino ed è costruito secondo una composizione equilibrata e rigorosamente narrativa, concepita per rendere immediatamente leggibile il momento culminante dell'azione storica.

Come osservato da Luigi Salerno, il pittore non ricerca più l'attimo fugace e allusivo delle opere giovanili, ma concentra l'intera vicenda nel momento decisivo dell'incontro fra Coriolano e la madre, facendo coincidere il centro dell'azione con il centro visivo del dipinto nel gesto delle mani che si stringono fra i due gruppi di figure..

Massimo Pulini ha sottolineato la forte teatralità della scena, un exemplum virtutis ravvisabile nel «composto patetismo» che avvolge i personaggi e trova il proprio fulcro nel gesto silenzioso di Veturia, il cui capo reclinato riesce a piegare la fermezza del condottiero. Nella versione definitiva del dipinto il Guercino abbandonò alcuni elementi più apertamente didascalici presenti nel disegno preparatorio conservato a Windsor, rendendo più sottili e sfumati i rapporti espressivi fra i personaggi. Il volto di Coriolano, non più rigidamente di profilo, acquista così una maggiore intensità psicologica, contribuendo alla rappresentazione degli affetti e del conflitto morale che domina l'intera composizione..

Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti nel Musée des Beaux-Arts di Caen Categoria:Dipinti a soggetto storico