Le lingue baltiche occidentali sono un gruppo di lingue estinte appartenenti al ramo baltico della famiglia indoeuropea. Ne facevano parte il prussiano, lo jatvingio, il galindio occidentale, lo scalovio, il curone e, secondo alcuni, l'inattestato baltico di Pomerania.
Denominazione Quando alla metà del XIX secolo fu coniata la denominazione di "lingue baltiche" per definire questo ramo della famiglia indoeuropea, le lingue a ovest del gruppo ricevettero la definizione di "occidentali", in contrasto con le loro uniche altre lingue sorelle allora note a est, che furono invece denominate "orientali". Alternativamente, l'archeologa Marija Gimbutas propose la denominazione di "lingue baltiche marittime", da contrapporsi alle "lingue baltiche continentali". Questa proposta tuttavia non ebbe mai grande seguito e la nomenclatura "occidentale" rimane tuttora di gran lunga la più diffusa..
Classificazione
Lingue incluse A causa della scarsa attestazione di queste lingue, la loro esatta classificazione interna e quali idiomi rientrino nel gruppo è tuttora oggetto di dibattito nel mondo accademico.
Le sole lingue indubbiamente classificate come baltiche occidentali sono il prussiano e il galindio occidentale (che spesso è classificato come un dialetto del prussiano stesso). La maggior parte dei linguisti ritiene cha anche lo scaloviano sia da ascrivere a questo gruppo, con possibili caratteri di transizione con le lingue baltiche orientali. Anche lo jatvingio viene solitamente incluso nelle lingue baltiche occidentali, secondo alcuni come una lingua autonoma, secondo altri come un dialetto periferico del prussiano, sebbene alcuni linguisti lo considerino invece un idioma di transizione tra il gruppo occidentale e quello orientale per via di diverse sue caratteristiche condivise con il lituano.
Il curone è invece la lingua dalla classificazione più incerta. A lungo è stato ritenuto una lingua baltica orientale a causa di numerosi tratti condivisi con il lettone antico, ma più di recente è divenuta prevalente l'ipotesi che lo classifica come una lingua baltica occidentale che ha poi subito un crescente e pervasivo influsso da parte delle vicine lingue orientali..
Suddivisione interna A lungo le lingue baltiche occidentali sono state considerate come un blocco unico contrapposto alle loro sorelle orientali. Studi più recenti, tuttavia, hanno evidenziato la non monoliticità di questa famiglia e diversi studiosi ritengono che esso possa essere suddiviso in due sottogruppi: uno meridionale, che si separò prima e in maniera più netta dalle lingue orientali, e uno settentrionale, che si separò invece più lentamente e che partecipò quindi ad alcune delle innovazioni linguistiche originatesi nelle attuali Lettonia e Lituania..
In base a questa analisi, le lingue baltiche occidentali possono essere così suddivise:
Lingue baltiche nordoccidentali Lingua curone † Lingue baltiche sudoccidentali Lingua prussiana † Lingua galindia occidentale † Lingua scalovia † Lingua jatvingia †
Baltico di Pomerania Talvolta tra le lingue baltiche occidentali viene inserita anche l'inattestata lingua baltica di Pomerania, parlata dai Balti di Pomerania (associati alla cultura di Oksywie) fino al I secolo, quando furono rimpiazzati dai Goti (associati alla cultura di Wielbark). Questa lingua è stata ricostruita in modo estremamente parziale solo grazie allo studio degli antichi idronimi pomerani e, benché essa sembri presentare alcune caratteristiche fonetiche e fonotattiche simili a quelle del prussiano e del curone, allo stato attuale non è possibile ascriverla con certezza a nessun sottogruppo della famiglia baltica..
Storia
Preistoria e antichità
Tradizionalmente si ritiene che i popoli baltici occidentali e orientali possedessero dei tratti linguistici e culturali che li distinguevano gli uni dagli altri già nella prima metà del I millennio a.C. e che iniziarono il definitivo processo di separazione dal comune antenato proto-baltico tra il V e il III secolo a.C., quando le lingue orientali svilupparono una serie di innovazioni fonetiche, sintattiche e grammaticali che invece non toccarono se non marginalmente le lingue occidentali, rimaste più conservative. In questo lasso di tempo, i Balti occidentali e quelli orientali svilupparono anche differenti usi e tradizioni, come riscontrabile dai diversi tipi di ceramica o di strutture abitative. Differenti erano anche le pratiche funerarie: mentre gli occidentali praticavano l'inumazione, gli orientali erano soliti cremare i propri morti e poi spargerne le ceneri. Inoltre i Balti occidentali rimasero estranei alla forte influenza culturale baltofinnica subita invece dai loro parenti orientali.
Medioevo ed età moderna
A seguito delle crociate del Nord del XII e XIII secolo e delle successive guerre tra Teutonici, Lituani e Polacchi che devastarono l'antica Prussia tra XIV e XV secolo, la maggior parte della popolazione baltica locale fu massacrata, deportata o costretta ad emigrare e le loro terre furono ripopolate da coloni di etnia tedesca, lituana o polacca. I pochi Balti rimasti nella regione, ormai una sparuta minoranza rispetto ai nuovi arrivati, furono lentamente assimilati linguisticamente e culturalmente nei secoli successivi.
La maggior parte delle lingue baltiche occidentali si estinse nel XVI secolo e solo il prussiano riuscì a sopravvivere fino all'inizio del XVIII secolo, quando fu per l'ultima volta documentata l'esistenza di persone in grado di parlarlo.
Attestazione L'unica lingua baltica occidentale di cui ci sono pervenuti testi estesi e di indubbia attribuzione è il prussiano, la più diffusa tra le lingue del gruppo.
Negli anni Settanta è stato riscoperto un glossario del XVI secolo (denominato Pogańske gwary z Narewu, ossia "Dialetti pagani del Narew") che contiene la traduzione in polacco di varie parole di origine baltica che la maggior parte dei linguisti ritiene possa trattarsi di una forma tarda di jatvingio, seppur con forti influenze slave e tedesche..
L'unico possibile testo giuntoci in lingua curone è una versione del Padre nostro riportata nella Preussische Chronik di Simon Grunau del 1526. Sebbene infatti il cronista tedesco affermi trattarsi di una versione in lingua prussiana, essa mostra notevoli differenze con gli altri testi prussiani noti e nel 1962 il linguista Wolfgang Schmid constatò che la lingua del testo mostrava notevoli somiglianze con il lettone antico, ipotizzando che potesse quindi in realtà trattarsi di una forma di curone in avanzato stato di lettonizzazione..
Caratteristiche Nella tradizionale baltistica otto-novecentesca sono state individuate sei caratteristiche fondamentali che distinguono le lingue baltiche occidentali:
conservazione del dittongo protobaltico *ei conservazione di un equivalente delle velari indoeuropee *k e *g presenza di gruppi di tipo *AN conservazione di un equivalente delle palatali indoeuropee *k‘ and *g‘ conservazione dei gruppi consonantici *tj and *td conservazione delle vocali lunghe protobaltiche *ā and *ō
In base all'attuale livello di consenso nella comunità accademica, i primi due punti della lista sono spesso indicati come "caratteristiche forti", poiché pienamente identificative del baltico occidentale e presenti in tutte le lingue del gruppo, mentre i restanti quattro sono identificati come "caratteristiche deboli", poiché non accettate da tutti i linguisti o perché non attestate nella totalità delle lingue.
In tempi più recenti, con l'approfondimento degli studi baltistici, sono state individuate altre caratteristiche distintive delle lingue del gruppo baltico occidentale rispetto a quelle del gruppo orientale. Alcune di queste sono:
la differenza di apofonia nella radice dei vocaboli la conservazione dei gruppi tl e dl la preservazione del genere neutro gli aggettivi possessivi mais, twais, swais "mio, tuo, suo" (cfr. lit. mano, tavo, savo). la forma bēi, bē passato del verbo essere (buv- in baltico orientale)
Tracce di substrato Alcune altre caratteristiche di queste lingue sono state riscostruite grazie allo studio dei dialetti lituani sviluppatisi a partire da un substrato baltico occidentale. Il dialetto lituano della città bielorussa di Dzjatlava (Zietela in lituano) presenta delle caratteristiche uniche nel panorama lituanofono che vengono attribuite a un forte substrato jatvingio, tra le quali:
sostituzione del dittongo ei con ie (sviekata "salute", sveikata in lituano standard) sostituzione di u con i davanti a v (živiė "pesce", žuvis in lituano standard) uso del dittongo ai al posto di a (dailyti "distribuire", dalyti in lituano standard) riduzione della desinenza del nominativo singolare (vaiks "bambino", vaikas in lituano standard) sostituzione di ž con z (ząsė "oca", žąsis in lituano standard) preservazione dei gruppi consonantici šč, št, žd e st senza l'aggiunta per epentesi di k o g (pauštis "uccello", paukštis in lituano standard) — questo fenomeno è riscontrabile anche in prussiano (e.g. rīsti "frusta") nei pronomi personali, sostituzione di v con j nei casi strumentale e adessivo singolari (tajim (ins), tajip (ade) "con te", rispettivamente tavim e tavip in lituano standard)
Inoltre nei testi letterari scritti scritti nella Lituania Minore, dove la lingua lituana si è innestata su di un substrato prussiano e jatvingio, sono attestate la terza persona singolare del passato indicativo bit(i) ("egli era") e la preposizione-prefisso sa(-), che sono molto probabilmente state ereditate dalle lingue baltiche occidentali.
Note
Bibliografia
Voci correlate
Balti (popolo europeo) Lingue baltiche Pruzzi
baltiche occidentali