Villa Triste, nota in precedenza come Villa Loria, è il nome con cui è nota la sede del Reparto Servizi Speciali della Banda Carità, attiva a Firenze durante l'occupazione nazifascista. Si trovava in un palazzo in via Bolognese 67, che ospitò anche una sezione del SD tedesco e un reparto della 92ª legione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, nel periodo settembre 1943 – agosto 1944. Il nome è riconducibile ad altre strutture correlate presenti sul territorio italiano.

Storia I tedeschi concessero ai fascisti l'uso dei piani inferiori e degli scantinati del palazzo, dove il comandante Mario Carità organizzò il Reparto Servizi Speciali, corpo in cui confluirono criminali di tutti i tipi in cambio di una sorta di amnistia e personaggi dalla salute mentale discutibile.Carlo Francovich e Giovanni Frullini, op. cit., passim; inoltre, fra le molteplici testimonianze, può risultare utile la lettura di "Enrico Bocci - Una vita per la libertà", a cura di Lucia Tumiati Barbieri, G. Barbera Editore, Firenze 1969.

I locali occupati dagli uomini della Banda Carità, che si erano organizzati in squadre chiamate significativamente la "squadra degli assassini", la "squadra della labbrata" e i "quattro santi",Cfr. ad esempio e Giovanni Frullini, La liberazione di Firenze, Sperling & Kupfer Editori, Milano 1982, pp. 27-28. videro nei mesi successivi atti efferati, stupri e torture di tutti i tipi: pestaggi furiosi anche sui genitali, estirpazione delle unghie, evirazioni e occhi cavati, sigarette spente sui capezzoli alle ragazze.

Tra le vittime dei torturatori si ricordano Bruno Fanciullacci (uno dei gappisti che partecipò all'uccisione del filosofo Giovanni Gentile; in un primo tempo si pensò che fossero gli stessi uomini della Banda ad aver ucciso l'anziano "filosofo del fascismo", che aveva minacciato di denunciare le loro violenze efferateBernard Berenson, Echi e riflessioni (Diario 1941-1944), Milano, Mondadori, 1950, pp. 326-27 (alla data 22 aprile). Cfr. .), la giovane Anna Maria Enriques Agnoletti (1907-1944, fucilata a Cercina dalle SS) e il capitano Italo Piccagli, anch'egli fucilato a Cercina.

Tra i partecipanti agli interrogatori ci fu anche un monaco benedettino, padre Ildefonso (al secolo Epaminonda Troya)..

Quando il fronte iniziò ad avvicinarsi a Firenze, Mario Carità spostò le sue attività a Padova, installandosi a Palazzo Giusti, e lasciò al suo posto in Toscana l'amico e collaboratore Giuseppe Bernasconi.

Bernasconi era un ex truffatore con un lungo passato criminale, espulso dal Partito Nazionale Fascista per indegnità morale e con sedici condanne tra il 1922 e il 1942. Dati biografici ricavati anche da: Archivio di Stato di Milano, Processo Koch, b. 4, vol. 14, Cartella biografica di Bernasconi Giuseppe fu Paolo. Durante la guerra aveva operato come confidente della polizia politica e, dopo l'otto settembre, aveva assunto un ruolo di rilievo nelle bande fasciste romane, specializzandosi tra l'altro nella caccia e nella denuncia di ebrei., citato in: .

Giunto a Firenze, entrò a far parte della Banda Carità, rilevando la guida dell'Ufficio Politico Investigativo (UPI) della Guardia Nazionale Repubblicana fiorentina da Mario Carità quando questi, l'8 luglio 1944, si trasferì prima a Bergantino e poi a Padova.

In tale veste, Bernasconi condusse le indagini sull'uccisione, avvenuta l'11 luglio, del milite fascista dell'UPI Valerio Volpini. Le indagini portarono il 15 luglio all'arresto del partigiano gappista Bruno Fanciullacci, condotto a Villa Triste. Gravemente ferito nel corso di un tentativo di fuga, Fanciullacci morì il 17 luglio.

Nel pomeriggio dello stesso 17 luglio 1944, milizie repubblichine guidate da Bernasconi attaccarono i cittadini inermi presenti nella piazza Torquato Tasso, nel quartiere fiorentino di San Frediano, causando cinque vittime: Ivo Poli (di soli otto anni), Aldo Arditi, Igino Bercigli, Corrado Frittelli e Umberto Peri; si contarono inoltre numerosi feriti. Altri 17 abitanti del quartiere furono catturati e di loro si persero le tracce. Solo nel 1952 furono ritrovati i loro corpi sul greto del fiume Arno, nei pressi del parco delle Cascine: erano stati fucilati (vedi anche eccidio di piazza Tasso).

Bernasconi fu arrestato il 27 maggio 1945 e processato per i crimini commessi. Evitò la pena capitale e fu condannato all'ergastolo, scontando tuttavia appena una dozzina di anni.

Villa Triste venne utilizzata come carcere e luogo di torture fino alla Liberazione di Firenze, nell'agosto del 1944.

Memoria Lo spiazzo su cui si affaccia l'edificio fu in seguito intitolato a Bruno Fanciullacci.

Una lapide scritta da Piero Calamandrei ricorda gli atti di terrore e di coraggio compiuti: NON PIÙ VILLA TRISTESE IN QUESTE MURASPIRITI INNOCENTI E FRATERNIARMATI SOL DI COSCIENZAIN FACCIA A SPIE TORTURATORI CARNEFICIVOLLEROPER RISCATTARE VERGOGNAPER RESTITUIR DIGNITÀPER NON RIVELARE IL COMPAGNOLANGUIRE SOFFRIRE MORIRENON TRADIRE</div>

Nel 2018 il Comune di Firenze ha posto un'ulteriore lapide nel muro antistante l'edificio, lungo la via Bolognese: LE PAROLE DI PIERO CALAMANDREI "LANGUIRE, SOFFRIRE, MORIRE, NON TRADIRE" POSTE QUI DI FRONTE SULLA FAMIGERATA "VILLA TRISTE" SIANO VIVA MEMORIA DELL'EROICO SACRIFICIO DI ALCUNI PER LA LIBERTÀ DI TUTTI IL COMUNE DI FIRENZE POSE NELL'ANNO 2018

Note

Bibliografia

Giovanni Frullini, La liberazione di Firenze, Sperling & Kupfer Editori, Milano 1982

Piero Bargellini, Ennio Guarnieri, Le strade di Firenze, 4 voll., Firenze, Bonechi, 1977-1978

Voci correlate Anna Maria Enriques Agnoletti Banda Carità Bruno Fanciullacci Eccidio di piazza Tasso Italo Piccagli Mario Carità Villa Triste

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