È stato cinque volte presidente del Senato della Repubblica, sei volte presidente del Consiglio dei ministri (diventando, all’età di 79 anni e 6 mesi, il più anziano Capo del Governo della Repubblica Italiana) e per nove volte ministro della Repubblica (ricoprendo gli incarichi di ministro degli esteri, dell'interno e del bilancio e della programmazione economica). Nel 1965 ricoprì l'incarico di presidente dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e nel marzo del 1972 fu nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Giovanni Leone. È stato segretario nazionale della Democrazia Cristiana (1954-1959 / 1973-1975) e presidente del partito (1975-1976).

Considerato come uno fra i più importanti e celebri politici italiani del secondo dopoguerra e della Prima Repubblica, Fanfani fu una figura storica del partito della Democrazia Cristiana; si distinse anche come storico dell'economia e come storico dell'arte. Oltre alla politica e agli studi, la sua grande passione fu la pittura, che esercitò sin dalla gioventù successivamente agli studi accademiciLa biblioteca partecipa alla mostra in Senato sulla pittura di Amintore Fanfani, Minervaweb, Rivista online della Biblioteca "Giovanni Spadolini", n. 79 (Nuova Serie), febbraio 2025..

Amintore Fanfani e Aldo Moro furono definiti i due "cavalli di razza" della Democrazia Cristiana.L'espressione fu lanciata da Carlo Donat-Cattin al Consiglio nazionale del 9 novembre 1969 che elesse Arnaldo Forlani segretario del partito. In tale occasione Donat Cattin affermò: «La DC ha due cavalli di razza, Fanfani e Moro, ma ha deciso di non farli correre». Dato il successo dell'espressione, il politico ligure la ripropose in occasione delle elezioni del Presidente della Repubblica del 1971, relativamente all'individuazione del candidato DC: «Non dimentichiamoci che la DC può contare solo su due cavalli di razza: Fanfani e Moro. Gli altri al più sono ottimi mezzosangue».

I cavalli di razza della prima Repubblica su linkiesta.it. Assieme ad Aldo Moro, Pietro Nenni, Giuseppe Saragat e Ugo La Malfa, è stato artefice della svolta politica del cosiddetto centro-sinistra "organico", avvenuta poi compiutamente nella prima metà degli anni sessanta, con cui la Democrazia Cristiana volle avvalersi della collaborazione governativa del Partito Socialista Italiano di Pietro Nenni.

Biografia Infanzia e studi Amintore Fanfani nacque il 6 febbraio 1908 a Pieve Santo Stefano, comune della Valtiberina a cui rimase molto legato per tutta la sua vita; era il primo dei nove figli di Giuseppe Fanfani (1878-1943), figlio a sua volta di un falegname ed ebanista, il quale dapprima esercitò la professione forense ed in seguito quella notarile e, successivamente alla volontaria adesione nella Prima Guerra Mondiale, divenne esponente del Partito Popolare Italiano ad Anghiari. Sua madre invece era Anita Leo, una casalinga decisa e di convinta fede cattolica (1884-1968), di padre calabrese impiegato alle poste e di madre veneziana.

Nel 1920 la famiglia si trasferì ad Anghiari e, dopo pochi anni, a Sansepolcro. Amintore frequentò le Scuole Elementari a Pieve Santo Stefano eccetto un breve periodo a Pratieghi, frazione di Badia TedaldaLa notizia è riportata da F. Ciavattini, Ricordi in libera uscita dalla Valtiberina, in Amintore Fanfani e la sua terra, Cortona 2002, p. 153., fu poi ad Urbino, luogo in cui frequentò la Scuola Media "Raffaello"; quindi a Treviso per il primo anno di Istituto Tecnico (1922-1923), dal quale nel 1923 passò al nuovo liceo scientifico di Arezzo, in cui seguì anche le lezioni di storia dell'arte del professore e pittore Guglielmo Micheli, allievo di Giovanni Fattori e precettore di Amedeo ModiglianiPer la carriera scolastica di Amintore Fanfani si vedano P. Nepi, Cultura e Politica in Amintore Fanfani, in Amintore Fanfani e la sua terra, Cortona 2002, pp. 39-40 e 74; C. Santori, Un “maturo” eccellente del Liceo scientifico “F. Redi” di Arezzo: Amintore Fanfani, in Amintore Fanfani e l’età del Centro-sinistra. Società, politica, economia, cultura. Atti del convegno (Sansepolcro 2000), Sansepolcro 2002, pp. 128-132; P. L. Porta, La formazione universitaria e il rapporto con i maestri, in Amintore Fanfani. Formazione culturale, identità e responsabilità politica, a cura di A. Cova – C. Besana, Milano 2014, p. 90..

Militò nell'Azione Cattolica diocesana e in quella aretina, avviando una formazione non solo legata ai precetti culturali, ma anche a quelli spirituali che avrebbe poi proseguito negli anni universitari. Si iscrisse nel 1926 all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove studiò nella Scuola di Scienze Politiche, economiche e sociali. A Milano visse nel Collegio Augustinianum entrando a far parte della Federazione universitaria cattolica italiana.

Dopo aver conseguito, con il massimo dei voti e la lode, la laurea in Scienze Politiche, economiche e sociali nel 1930, ottenne nel 1936 la cattedra di storia delle Dottrine Economiche, sostenendo inizialmente il corporativismo.

Giovinezza e vicinanza al fascismo Si dimostrò un convinto sostenitore del corporativismo, insieme con Agostino Gemelli e altri, nel quale riconobbe uno strumento provvidenziale per salvare la società italiana dalla deriva liberale (o liberista) o da quella socialista e indirizzarla verso la realizzazione di quegli ideali di giustizia sociale suggeriti dalla dottrina sociale della chiesa, una delle questioni centrali che riguardava il rapporto tra cultura cattolica e il mondo fascista. Tra corporativismo di stampo cattolico e quello di stampo fascista Fanfani propendeva per quest'ultimo. Collaborò con la Scuola di mistica fascista, essendone professore e scrivendo articoli per la sua rivista Dottrina fascista. In quegli anni prese posizioni apertamente razziste: in un saggio del 1939 affermò che «per la potenza e il futuro della Nazione gli italiani devono essere razzialmente puri», e in un suo libro del 1941, illustrava «il problema della difesa della Razza come necessità biologica e come fatto spirituale di fronte all'urgente necessità di distruggere quel fenomeno dell'ebraizzazione che dall'unità d'Italia in poi dilagò in tutti i campi della cultura, della economia, della politica».

Periodo milanese Durante il periodo milanese Fanfani fu direttore della Rivista Internazionale di Scienze Sociali e si affermò nel panorama culturale italiano (e non solo) grazie agli studi di argomento storico-economico che hanno conservato un duraturo successov. Fanfani, Amintore, "La dottrina di Smith e la crisi odierna", in Economia e Storia 24, no. 2 (marzo 1977): 147-154., come testimonia la recentissima ripubblicazione (2005) dell'opera Cattolicesimo e Protestantesimo nella formazione storica del capitalismo, nella quale propose una coraggiosa interpretazione dei fenomeni di genesi del capitalismo, con particolare riferimento al condizionamento dei fattori religiosi e in sostanziale disaccordo con le tesi, allora paradigmatiche, di Max Weber. Questa opera lo portò alla ribalta tra i cattolici statunitensi, in particolar modo fu molto apprezzata da John Kennedy che esplicitamente alla convention democratica del 1956 a Chicago, quando era senatore, chiamò con il megafono Fanfani presente in aula indicandolo alla platea e riconobbe nell'influenza di Fanfani e del suo scritto una delle cause principali del suo ingresso in politica.

Fondazione della Democrazia Cristiana Negli anni trascorsi a Milano conobbe Giuseppe Dossetti e Giorgio La Pira e, dalla fine degli anni trenta, prese a partecipare assiduamente alle loro riunioni, discutendo di cattolicesimo e società.

Con l'entrata in guerra dell'Italia, il gruppo spostò la sua attenzione al ruolo che sarebbe dovuto toccare al mondo cattolico all'indomani di quella caduta del Fascismo che era ormai ritenuta imminente. Con l'8 settembre del 1943, tuttavia, il gruppo si sciolse e, fino alla Liberazione, Fanfani si rifugiò in Svizzera, dove organizzò corsi universitari per i rifugiati italiani.

Rientrato in Italia, venne invitato a Roma proprio dall'amico Giuseppe Dossetti, appena eletto alla vicesegreteria democristiana, che gli affidò la direzione dell'ufficio propaganda del partito. Ebbe in questo modo inizio la sua carriera politica, e nel mezzo secolo successivo si troverà sempre, anche se a fasi alterne, al centro della scena politica nazionale.

Eletto all'Assemblea Costituente, fece parte della commissione che redasse il testo della nuova Costituzione repubblicana: sua è la formulazione del primo articolo della Carta costituzionale: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro"La formulazione di Fanfani consentì di trovare una soluzione, approvata dalla maggioranza, dopo la prima proposta di Mario Cevolotto: "L'Italia è una Repubblica democratica" e quella successiva di Palmiro Togliatti: "L'Italia è una Repubblica democratica di lavoratori".. Quando Dossetti abbandonò la vita pubblica (1952), si trovò catapultato sul proscenio come principale esponente della sua corrente di sinistra nel partito.

Prime esperienze ministeriali Fu Ministro del lavoro e della previdenza sociale nel quarto (1947-1948) e quinto (1948-1950) governo De Gasperi, dell'agricoltura nel settimo governo De Gasperi (1951-1953), dell'interno nell'ottavo governo De Gasperi (1953-1953).

Fu il promotore (nel 1949) del cosiddetto "piano Fanfani" che prevedeva la costruzione di oltre 300 000 abitazioni popolari. Grazie alla tenacia e all'operosità di Fanfani, in pochissimo tempo furono realizzati nelle principali città numerosi nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica, spesso progettati da urbanisti e architetti di fama. Nel 1951 presenziò l'inaugurazione del Centro Nazionale di Meccanica Agraria progettato da Vittorio Bonadè Bottino, a Torino.

Fece parte del governo Pella come ministro dell'interno.

Alla guida del partito e del governo

Nel 1954 formò il suo primo governo, senza però ottenere la fiducia.

Sempre nel 1954 venne eletto segretario della Democrazia Cristiana in quanto leader della corrente "Iniziativa democratica"; come segretario si adoperò per dotare il partito di una fitta rete di sezioni. Nel 1958, a seguito del successo elettorale della DC, poté formare il suo secondo governo, con il sostegno di repubblicani e socialdemocratici, ricoprendo anche la carica di ministro degli Esteri. Il governo rappresentò un primo accenno a un nuovo corso politico, superando il cosiddetto centrismo.

A causa della contrarietà della maggioranza della DC all'apertura di una stagione di centro-sinistra e, soprattutto, all'eccessiva concentrazione di potere realizzatosi nelle mani del leader aretino, il Governo Fanfani II fu presto logorato dai cosiddetti "franchi tiratori", che lo misero spesso in minoranza.

È per questo che il 26 gennaio 1959 Fanfani rassegnò le dimissioni del gabinetto da lui presieduto e, pochi giorni dopo, si dimise anche da segretario politico della DC. Al suo posto, venne nominato Antonio Segni presidente del Consiglio di un governo monocolore, con l'appoggio esterno del Partito Liberale e i voti (non determinanti) di monarchici e MSI; inoltre, fu convocato a Roma, per il 14 marzo 1959, un consiglio nazionale della DC che avrebbe dovuto discutere della situazione politica. Tuttavia, in vista del Consiglio Nazionale, gli esponenti di Iniziativa democratica si riunirono nel convento delle suore di Santa Dorotea e in quella sede, la maggioranza della corrente scelse di accantonare la linea politica di apertura a sinistra del suo leader.

La corrente di Iniziativa democratica cessò così la propria esistenza come componente unitaria all'interno del partito. Da essa nacquero due nuove tendenze: i dorotei (Mariano Rumor, Paolo Emilio Taviani, Emilio Colombo e, sia pure in una posizione più autonoma, Aldo Moro) e Nuove Cronache, l'area che teneva assieme gli amici dell'ex-segretario Fanfani. Al Consiglio Nazionale, su indicazione dei dorotei, Aldo Moro fu nominato segretario.