Esponente della Scuola di Salamanca, fu il mentore teologico di Francisco Suárez.

Biografia Le sue origini sono poco conosciute; di certo, era un figlio illegittimo. Nel 1524 entrò a far parte dell'Ordine domenicano nel Convento di Santo Stefano a Salamanca, al tempo della riforma e della rigorosa osservanza promossa da Juan Hurtado, nello stesso anno di Melchor Cano. Proseguì gli studi di teologia in tale città sotto la direzione di Francisco de Vitoria e Domingo de Soto. Fece parte del gruppo di discepoli del primo, tra cui Melchor Cano, Vicente Barrón, Martín de Ledesma, Andrés de Tudela e Domingo de Santa Cruz. Inizialmente, Mancio mostrò di prediligere la vita missionaria e chiese di partire per l'America. Nel 1530 fu a Siviglia, dove i Domenicani lo persuasero a candidarsi per la cattedra di teologia fondata da Diego de Deza, che tuttavia non ottenne. Dal 1530 al 1535 rimase quindi al Collegio di San Tommaso di Siviglia. Fu poi richiamato dal suo convento d'origine, San Esteban, e inviato per breve tempo a Parigi (1535) per questioni interne all'ordine. Non risulta che abbia frequentato l'università della capitale francese. Perdiamo quindi le sue tracce fino al 1546, quando probabilmente insegnava in qualche studium di provincia.

Nel 1546 si iscrisse all'Università di Sigüenza per conseguire la laurea in teologia, probabilmente con l'obiettivo di sostituire Melchor Cano ad Alcalá, che si preparava allora a partire per Salamanca per occupare la cattedra vacante di Francisco de Vitoria. Nel 1548 ottenne la docenza dell'Università di Alcalá in titolata in onore di san Tommaso; le cattedre venivano comunemente assegnate per un periodo di quattro anni. Mancio mantenne il suo ruolo fino al 1564 e, in quanto tale, fu un anello importante nell'influenza esercitata dall'insegnamento di Vitoria sul tomismo di Alcalá, poiché la cattedra era stata precedentemente occupata da Andrés de Tudela (1539-40) e Melchor Cano (1543-46). Dopo aver trascorso sedici anni ad Alcalá, Mancio tornò all'Università di Salamanca: alla morte di Pedro de Sotomayor (1564), la cattedra di prima di Salamanca era vacante e Mancio la ottenne senza concorrenza, anche se sembra che l'agostiniano Juan de Guevara avesse mire per quel ruolo.

Il 22 novembre 1564 iniziò a insegnare a Salamanca tenendo un corso sulla IIa-IIae della Summa Theologiae. Vi rimase per dodici anni, fino alla sua morte. Fu in quel periodo che Mancio insegnò teologia al giovane gesuita Francisco Suárez, di cui a volte è considerato il mentore. Partecipò anche a diversi processi inquisitoriali, tra cui quello di Gaspar Grajal, Martínez de Cantalapiedra (1572-75) e quello di Luis de León (1574-75), che era stato suo allievo. Mancio svolse evidentemente un ruolo importante nell'assoluzione di quest'ultimo, che lo considerò sempre come suo difensore.

Opere con Bartolomé de Medina, Tratado sobre la Usura y los Cambios.

Bibliografia . [repr. in Miscelánea Beltrán de Heredia, II, Salamanca, 1972, 363-446]. . Augusto Sarmiento, La eclesiología de Mancio, 2 vols, Pamplona, EUNSA, 1976. . Beltrán de Heredia, Vicente. Miscelánea Beltrán de Heredia, Volumen 4. Salamanca 1972

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