Il Maggior Consiglio fu il supremo organo legislativo e sovrano della Repubblica di Genova attivo nella sua forma matura dal 1528 al 1797. Fu espressione del potente patriziato mercantile genovese come incarnazione giuridica della sovranità dell'intero ceto nobiliare iscritto nel Liber Nobilitatis (detto poi Libro d'Oro). Dalla riforma aristocratica di Andrea Doria, le tensioni interne tra nobiltà, passando per il consolidamento costituzionale delle Leges Novae del 1576, l'organo politico ebbe fine con il rogo del Libro d'Oro nell'estate del 1797, sotto la pressione delle armate napoleoniche.
Origini e dogato medievale L'idea di un Consiglio politico d'amministrazione della città ha le radici nella Compagna Communis, l'associazione giurata di mercanti e armatori che tra il XII e il XIII secolo assunse progressivamente le prerogative di un governo pubblico. In questa fase il potere era distribuito tra consoli eletti annualmente e un'assemblea cittadina ristretta ai membri della Compagna. La transizione verso una struttura più stabile portò all'istituzione del dogato nel 1339 con l'elezione di Simone Boccanegra. Il Doge fu concepito come figura di mediazione tra le grandi famiglie nobiliari e i ceti mercantili attorno alla quale il Maggior Consiglio si configurò come organo delegato a legittimare l'autorità dogale e a deliberare sulle questioni fondamentali della Repubblica.
La riforma di Andrea Doria (1528) Il momento costitutivo decisivo fu la riforma promossa dall'ammiraglio Andrea Doria nel 1528, dopo la rottura dell'alleanza con la Francia e il patto strategico con Carlo V. Doria riorganizzò lo Stato genovese in repubblica aristocratica indipendente unificando l'intero ceto dirigente in un unico ordine nobiliare e sopprimendo formalmente le distinzioni tra antiche famiglie feudali e casate di origine mercantile.
Per neutralizzare le lotte di fazione tra Guelfi e Ghibellini, Nobili e Popolari, il Doria impose la riorganizzazione di tutte le famiglie politicamente rilevanti in ventotto Alberghi. Ogni famiglia aggregata doveva assumere il cognome e l'arma dell'Albergo di appartenenza, rinunciando alla propria identità originaria: vi era la Nobiltà antica, composta da 23 alberghi tra cui i Doria, Spinola, Grimaldi e Fieschi e rappresentante della più annosa aristocrazia guerriera della Repubblica, e la Nobiltà popolare composta da 5 alberghi di famiglie assai più recenti (De Franchi, Fornari, Giustiniani, Promontorio, Sauli) ed ascese alla ricchezza suprema grazie all'arte della mercatanzia.
La prima forma di Maggior Consiglio fu costituita per riunire formalmente tutti gli alberghi cittadini e permettere loro, fissando a 400 membri estratti a sorte tra gli iscritti al Liber Nobilitatis, di politicare e decidere con il consenso del doge le situazioni cittadine. Ldistribuzione iniziale era di 14 seggi per ciascun Albergo e l'iscrizione al registro divenne l'unico titolo legale per l'esercizio dei diritti politici, comportando esenzioni fiscali e l'esclusione dalle arti meccaniche. Le rivalità tra nobiltà vecchia (legata al Portico di San Luca) e nobiltà nuova (legata al Portico di San Pietro) portarono nel 1547 alla riforma detta Garibetto: 300 membri del Consiglio continuarono a essere estratti a sorte mentre i restanti 100 venivano eletti per votazione consentendo alle casate più influenti di controllare la composizione dell'assemblea. Contemporaneamente il Minor Consiglio fu reso interamente elettivo rafforzando un carattere oligarchico sempre più forte nel governo..
Le Leges Novae del 1576 Le tensioni interne non si attenuarono nemmeno con la riforma del Garibetto, sfociando in guerra civile nel 1575 risolta con la mediazione imperiale e papale. L'esito fu la promulgazione delle Leges Novae (o Leggi di Casale) nel 1576, l'atto costituzionale più maturo della Repubblica. Le Leggi abolirono gli Alberghi come circoscrizioni elettorali (pur permettendo alle famiglie di conservarne il cognome) e vietarono, sotto pena di privazione degli onori nobiliari ogni riferimento alle fazioni vecchia e nuova. Il Maggior Consiglio cessò di essere la somma delle rappresentanze degli Alberghi per diventare l'assemblea dell'intero corpo nobiliare unitario..
Le Leggi di Casale regolarono con precisione anche l'ingresso di nuove famiglie nel patriziato distinguendo tre modalità di ascrizione. La prima, detta per giustizia era riservata a chi potesse dimostrare una nobiltà antecedente al 1528, e serviva al recupero della memoria storica delle casate che la riforma doriana aveva in qualche misura marginalizzato. La seconda, ad formam legis, prevedeva che il Consiglio potesse ascrivere fino a dieci nuove famiglie all'anno scelte tra quelle che avessero abbandonato le arti meccaniche e dimostrato fedeltà alla Repubblica; nella pratica questa facoltà fu esercitata con estrema parsimonia: tra il 1576 e il 1640 il Senato vi ricorse soltanto tredici volte. La terza modalità, di natura straordinaria, era decretata per servizi eccezionali resi allo Stato e risultava frequentemente legata alla concessione di prestiti finanziari alla Repubblica a riprova del nesso inscindibile tra potere politico e potere economico che caratterizzava l'intera struttura costituzionale genovese.
Funzionamento istituzionale Il Maggior Consiglio operava come organo collaborativo appoggiato da numerose magistrature complementari. Il Minor Consiglio (o Consiglietto) composto da 100 membri estratti annualmente dallo stesso Maggior Consiglio svolgeva funzioni preparatorie e operative fungendo da raccordo tra l'assemblea plenaria e il potere esecutivo. Quest'ultimo era detenuto dal Senato, composto da un numero di senatori variabile tra 8 e 12, con mandato biennale rinnovato a rotazione ogni sei mesi che esercitava il potere politico ed esecutivo congiuntamente al Doge. Alla gestione finanziaria, al demanio e alla riscossione delle imposte erano invece preposti gli otto Procuratori della Repubblica, figura di "cerniera" tra le deliberazioni del Consiglio e i meccanismi dell'amministrazione.
A presidio della legalità dell'intero edificio istituzionale era posto il Magistrato dei Supremi Sindacatori, istituito nel 1528 e composto da cinque membri. Il loro compito era vigilare sull'operato di tutte le magistrature, compreso il Doge stesso: al termine di ogni mandato esaminavano l'attività dei funzionari uscenti, controllavano la tenuta degli archivi pubblici e potevano annullare decreti illegittimi comminando sanzioni pecuniarie ai responsabili. La centralità di questo organo nella concezione repubblicana genovese è attestata dalla scelta di Andrea Doria che preferì ricoprire la carica di Sindacatore a vita piuttosto che accettare titoli principeschi.
A differenza di Venezia dove il Doge era eletto a vita, a Genova il mandato era rigorosamente biennale (misura concepita per scongiurare derive monarchiche e garantire la rotazione del potere entro il corpo nobiliare). Il processo elettorale procedeva attraverso un complesso doppio sorteggio tramite bussolo, l'urna dei sorteggi, con successive scremature mediante ballotte d'oro e d'argento che riducevano progressivamente il numero dei candidati fino alla scelta finale affidata al Collegio dei Quarantacinque. Il Doge eletto prestava giuramento solenne nella Cattedrale di San Lorenzo e riceveva le regalie simbolo della sua dignità: la corona, il cui titolo regio fu acquisito nel 1637, il bastone d'oro e la spada d'argento. La passione cittadina per i nomi estratti dal bussolo si rivelò talmente radicata nella cultura popolare da dare origine al gioco del Lotto, formalizzato intorno al 1630.
Il Salone del Maggior Consiglio La Sala del Maggior Consiglio nel Palazzo Ducale ospitava le sedute dei 400 nobili ed era concepita come tempio delle virtù civiche. L'incendio del 3 novembre 1777 devastò gran parte del salone; la ricostruzione fu affidata all'architetto ticinese Simone Cantoni che lo trasformò in uno spazio di rigore neoclassico con volta a carena di nave rovesciata stucchi e affreschi celebrativi. Il palazzo pubblico disponeva di due sale, una detta "consiglietto d'estate" esposta a nord e utilizzata durante i mesi più caldi e una detta "consiglietto d'inverno" che grazie all'esposizione a sud godeva di una migliore temperatura nei mesi invernali.
La caduta (1797) L'avanzata di Napoleone Bonaparte in Italia settentrionale accelerò la crisi di un'oligarchia incapace di rispondere alle sfide dell'Illuminismo e della Rivoluzione francese. I circoli giacobini locali, in collegamento con gli agenti francesi, minarono dall'interno l'autorità dei Consigli. Il 22 maggio 1797, l'ultimo Doge Giacomo Maria Brignole e il Maggior Consiglio deliberarono la fine del regime aristocratico. Il 14 giugno 1797, in piazza dell'Acquaverde, una folla di cittadini e militanti giacobini innalzò l'albero della libertà e diede fuoco al Libro d'Oro della Nobiltà. Il Maggior Consiglio fu sciolto e sostituito dalle istituzioni della neonata Repubblica Ligure..
Note
Bibliografia
A. Lercari, La nobiltà civica a Genova e in Liguria: dal comune consolare alla repubblica aristocratica.
Voci correlate
Repubblica di Genova Palazzo Ducale (Genova) Libro d'Oro Banco di San Giorgio Andrea Doria Leges Novae Repubblica Ligure
Categoria:Istituzioni e cariche della Repubblica di Genova