Lo Stato Federale d'Austria (in tedesco Bundesstaat Österreich, noto come Ständestaat) fu uno Stato autoritario monopartitico esistito tra il 1934 e il 1938; venne instaurato il 1º maggio 1934 in seguito alla fine della guerra civile austriaca e con lo scioglimento del Parlamento da parte del cancelliere, politico e leader dell'Austrofascismo Engelbert Dollfuß. L'unico partito presente era Fronte Patriottico, un partito di orientamento politico nazionalista, conservatore, cattolico e di estrema destra, ispirato al Partito Nazionale Fascista, partito di estrema destra in Italia guidato da Benito Mussolini. L'obiettivo era creare una società corporativista rifiutando sia il parlamentarismo liberale sia il socialismo. Nonostante le somiglianze estetiche e organizzative con il fascismo italiano, il regime austriaco mantenne una forte impronta religiosa e un acceso patriottismo; nonostante ciò si è comunque da sempre opposto alle mire espansionistiche da parte della Germania nazista; tuttavia, il progressivo isolamento internazionale e la pressione del Terzo Reich portarono infine all'Anschluss nel marzo 1938, segnando la fine definitiva dello Stato Federale e l'integrazione del territorio austriaco nella Germania nazista.

Storia Le origini Con la fine della prima guerra mondiale e la disgregazione dell'Impero austro-ungarico, quello che fu uno dei più grandi imperi multinazionali europei si sgretolò sotto il peso della sconfitta militare e delle spinte nazionaliste interne. Al suo posto nacquero tanti stati indipendenti (es. Cecoslovacchia, Stato degli Sloveni, Croati e Serbi, Ungheria ecc.) tra cui la Prima Repubblica Austriaca, un piccolo Stato che molti consideravano politicamente ed economicamente non sostenibile. Con la firma del Trattato di Saint-Germain-en-Laye che stabilì che l'Austria non si sarebbe potuta annettere alla Germania come molti austriaci volevano. La Prima Repubblica venne governata inizialmente da socialdemocratici e dal Partito Socialdemocratico dei Lavoratori. Vennero costruiti palazzi popolari, tanto che molti storici hanno utilizzato il termine Vienna rossa per descrivere il periodo storico in cui Vienna venne governata interrottamente dai socialdemocratici.

In questo contesto nasce la figura di Engelbert Dollfuß, un politico cattolico e nazionalista, leader del Partito Cristiano-Sociale, creatore dell'austrofascismo e che divenne cancelliere nel 1932. Lui si trovò a governare l'Austria in un periodo di crisi, segnato da grandi conflitti politici. Un altro problema per l'Austria fu l'ascesa di Adolf Hitler in Germania che sicuramente avrebbe avuto l'intenzione di annettere il territorio austriaco alla Germania.

A partire dal 1933, Dollfuß se ne approfittò di questa crisi per aumentare il suo consenso; la prima cosa che fece è dichiarare il Parlamento austriaco sospeso. Approfittando di questo vuoto istituzionale, egli iniziò a governare per decreto, smantellando progressivamente il sistema democratico. Nel giro di pochi mesi furono messi fuori legge il Partito Comunista, il Partito Nazionalsocialista austriaco, e successivamente anche il Partito Socialdemocratico. Il passaggio definitivo verso lo Stato autoritario avvenne con un violento conflitto, la guerra civile austriaca, Le forze governative e le milizie conservatrici affrontarono lo Schutzbund socialdemocratico, soprattutto a Vienna e in altre città industriali. La sconfitta dei socialdemocratici segnò la fine definitiva della democrazia parlamentare in Austria. Ci fu una grande repressione da parte delle forze dell'ordine austriaca e così, dopo la vittoria da parte degli austrofascisti ebbe inizio lo Stato Federale d'Austria.

Nello stesso anno venne creata una nuova costituzione nota come Ständestaat che aboliva il pluralismo politico e faceva dell'Austria uno Stato basato sul corporativismo e organizzava la società sotto un unico fronte, ovvero Fronte Patriottico; così inizio ad esistere questo Stato.

Il Putsch di luglio e dopo Tra il 25 e il 30 luglio 1934 ci fu il Putsch di luglio, ossia un colpo di Stato da parte di alcuni nazisti tedeschi e da alcuni nazisti austriaci con l'obiettivo di annettere lo Stato Federale alla Germania nazista. Dopo l'ascesa di Hitler al potere nel 1933, la Germania iniziò ad utilizzare una politica estera aggressiva volta a unire tutti i tedeschi sotto un Reich. L’Austria, dove una parte significativa della popolazione condivideva lingua e identità culturale con la Germania, divenne un obiettivo naturale di questa strategia. Tuttavia, il governo austriaco guidato da Dollfuß si oppose con fermezza all'idea di questa unione tra due Stati, nonostante le culture simili. Questa opposizione portò a un confronto diretto con il movimento nazista austriaco, che nel 1933 fu messo fuori legge. Il Partito Nazionalsocialista austriaco, tuttavia, non scomparve: continuò ad operare clandestinamente, sostenuto e finanziato dalla Germania. I nazisti austriaci organizzarono una serie di azioni destabilizzanti, tra cui attentati, sabotaggi e propaganda, con l’obiettivo di indebolire il governo e creare le condizioni per un’annessione.

Nel luglio del 1934 venne programmato questo attentato a scopo di eliminare il cancelliere austriaco e annettere l'Austria alla Germania. Il cancelliere austriaco venne gravemente ferito da colpi di arma da fuoco e senza cure mediche morì dopo poco. Questo atto fu condannato dal leader di estrema destra italiana Benito Mussolini che invece aveva degli ottimi rapporti con l'Austria fascista. Di fronte a questa reazione, Hitler fu costretto a prendere le distanze dal colpo di Stato. Pur essendo evidente il coinvolgimento di ambienti nazisti tedeschi, il regime di Berlino negò ufficialmente ogni responsabilità e cercò di evitare un’escalation internazionale. Questo episodio dimostra come, nel 1934, la Germania non fosse ancora pronta a sfidare apertamente le altre potenze europee.

Con la morte del cancelliere Engelber Dollfuß, il nuovo leader austriaco fu Kurt Schuschnigg, uno dei leader centrali dell'ideologia austrofascista e che fu un leader che rafforzò ulteriormente il carattere autoritario, intensificando il controllo sulla società e cercando di consolidare un’identità nazionale distinta da quella tedesca. Tuttavia, nonostante il successo immediato nel reprimere il colpo di Stato, l’episodio rivelò in modo inequivocabile la vulnerabilità strutturale dell’Austria. Il paese rimaneva profondamente diviso, e il movimento nazista, pur colpito, non era stato eliminato. Negli anni successivi, soprattutto dopo il riavvicinamento tra Italia e Germania, la posizione internazionale dell’Austria si indebolì drasticamente.

Le pressioni da parte della Germania Anche dopo il Putsch di luglio, la Germania continuò ad avere come obiettivo l'annessione dell'Austria, ma dopo il fallimento del golpe del 1934 aveva temporaneamente cambiato strategia, privilegiando l’infiltrazione politica e la pressione diplomatica piuttosto che il colpo di mano violento; inoltre prima l'Austria si poteva comunque contare sui rapporti con l'Italia che però, dopo le sanzioni da parte della Società delle Nazioni dovute alla Guerra d'Etiopia contro l'Impero d'Etiopia, decise di avvicinarsi diplomaticamente alla Germania nazista. Nel 1936 l'Italia fece parte dell'Asse Roma-Berlino, segnando un punto di svolta fatale per l'Austria. Privata del suo principale alleato, Vienna si trovò improvvisamente esposta alla pressione tedesca senza più garanzie esterne efficaci. Proprio nel 1936 Schuschnigg fu costretto a firmare l'accordo di luglio. In base a questo compromesso, l'Austria si impegnava a seguire una politica estera più allineata a Berlino e a integrare elementi filo-nazisti all'interno del suo governo. Nel frattempo, la situazione economica e sociale rimaneva fragile. Sebbene ci fossero stati alcuni miglioramenti rispetto agli anni della grande crisi, l’Austria continuava a essere un piccolo Stato con risorse limitate, fortemente dipendente dall’estero. Il consenso popolare per il regime era tutt’altro che solido: molti austriaci guardavano con crescente interesse alla Germania, attratti dalla sua apparente forza economica e politica. La Germania stava ottenendo sempre maggiori consenso sull'Austria, quindi era evidente un crollo dello Stato a breve. Schuschnigg, consapevole del pericolo, tentò di difendere l’indipendenza austriaca con mezzi sempre più limitati. Rafforzò la propaganda patriottica, cercò di consolidare il sostegno della Chiesa cattolica e mantenne una linea autoritaria per evitare che il paese scivolasse nel caos. Tuttavia, queste misure non riuscirono a invertire la tendenza di fondo.

L'Anschluss e l'annessione alla Germania L'Austria si trovava in una posizione estremamente delicata; il regime austrofascista, pur indipendente, aveva già dovuto concedere spazio ai nazisti austriaci, soprattutto dopo l’accordo del 1936 con la Germania. All’interno del paese, il movimento nazionalsocialista, benché ufficialmente controllato, continuava a crescere sostenuto materialmente e politicamente da Berlino. La crisi decisiva si aprì nel febbraio del 1938, quando Schuschnigg fu convocato da Hitler nel suo rifugio alpino di Berchtesgaden. In quell’incontro, che si svolse sotto una fortissima pressione psicologica e politica, il cancelliere austriaco fu costretto ad accettare una serie di condizioni pesantissime: tra queste, la nomina di esponenti nazisti in posizioni chiave del governo, in particolare quella di Arthur Seyss-Inquart come ministro interno e della Sicurezza. Questo incarico era cruciale, perché gli dava il controllo delle forze di polizia. Tornato a Vienna, Schuschnigg cercò un’ultima, disperata mossa per salvare l’indipendenza del paese: annunciò per il 13 marzo 1938 un plebiscito sull’autonomia dell’Austria. L’idea era di dimostrare che la maggioranza degli austriaci voleva rimanere indipendente dalla Germania. Tuttavia, questa iniziativa fu percepita da Hitler come una sfida diretta. La reazione tedesca fu durissima; Berlino inviò un ultimatum secondo il quale Schuschnigg si sarebbe dovuto dimettere e così avvenne. Il potere passò così a Arthur Seyss-Inquart che chiese un intervento alle truppe tedesche per "ristabilire l'ordine."

Il 12 marzo 1938, le truppe della Wehrmacht entrarono in Austria senza incontrare alcuna resistenza. Questo consenso, reale ma non unanime, è uno degli aspetti più discussi dell’Anschluss: se da un lato vi fu un sostegno significativo, dall’altro bisogna considerare il clima di intimidazione, propaganda e repressione che accompagnò l’evento. Il giorno successivo lo stesso Hitler giunse a Vienna, annunciando l'unione dell'Austria al Reich, nota come Anschluss. Per legittimare ulteriormente l’operazione, il regime nazista organizzò un plebiscito il 10 aprile 1938. I risultati ufficiali mostrarono un consenso schiacciante a favore dell’unione, ma il voto si svolse in condizioni di totale assenza di libertà: oppositori politici, ebrei e altri gruppi esclusi non poterono partecipare liberamente, e la propaganda era pervasiva; il risultato la vittoria dell'annessione dell'Austria alla Germania.

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