È associata al neoconcretismo e al costruttivismo brasiliano ed è considerata una pioniera dell’arte partecipativa e relazionale.

Biografia Lygia Clark nacque nel 1920 a Belo Horizonte, in Brasile. Nel 1938 sposò Aluízio Clark Ribeiro e si trasferì a Rio de Janeiro, dove ebbe tre figli tra il 1941 e il 1945.

Nel 1947 iniziò a studiare pittura con Roberto Burle Marx. Tra il 1950 e il 1952 soggiornò a Parigi, dove si formò con artisti come Fernand Léger, Isaac Dobrinsky e Arpad Szenes.

Neoconcretismo Nel 1953 fu tra i fondatori del gruppo artistico Frente a Rio de Janeiro e partecipò alla prima National Concrete Art Exhibition (1957). In seguito aderì al neoconcretismo, di cui fu una figura centrale insieme a artisti come Hélio Oiticica.

Formalizzato nel 1959 con il Manifesto Neoconcreto, il movimento nacque a Rio de Janeiro in opposizione al concretismo paulista, proponendo un superamento del razionalismo, del materialismo e del dogmatismo geometrico a favore di un’arte più soggettiva, sensoriale e partecipativa. Influenzato dalla fenomenologia di Maurice Merleau-Ponty, il neoconcretismo poneva al centro l’esperienza percettiva e corporea, ridefinendo l’opera come entità dinamica e aperta alla partecipazione dello spettatore.

Ricerca artistica Dopo una fase iniziale legata alla pittura astratta, influenzata dal movimento costruttivista e da artisti come Max Bill, Clark sviluppò negli anni sessanta una ricerca orientata al coinvolgimento diretto del pubblico, in linea con i presupposti neoconcreti.

Tra il 1960 e il 1963 realizzò i celebri Bichos (Creature), opere in metallo articolate e manipolabili, considerate opere fondamentali per lo sviluppo dell'arte partecipativa. A partire dal 1964 introdusse le cosiddette "proposizioni", esperienze basate sull'interazione diretta del pubblico con materiali quotidiani.

Nello stesso periodo avviò la serie Nostalgia of the Body, orientata al superamento dell'oggetto artistico tradizionale in favore di esperienze sensoriali fondate sul corpo e sulla percezione. Le opere indagavano la relazione tra opposti quali interno ed esterno, individuale e collettivo, fisico e simbolico.

Nel 1966 dichiarò simbolicamente di aver “abbandonato l’arte” come produzione di oggetti, orientandosi verso pratiche esperienziali. In questi anni realizzò opere partecipative come Diálogo de mãos (Dialogo di mani), realizzata con Hélio Oiticica, Pedra e ar (Pietra e aria) e Breathe With Me, in cui l'esperienza sensoriale del pubblico diventava parte integrante dell'opera.

Nel contesto culturale degli anni sessanta, il suo lavoro si inserì in un clima affine a quello che avrebbe portato alla nascita del movimento Tropicália, pur senza una partecipazione diretta al movimento. In questo ambiente di forte sperimentazione culturale e ridefinizione dell'identità brasiliana, la sua ricerca contribuì allo sviluppo di pratiche artistiche basate sul corpo e sulla relazione.

Un esempio significativo di questo periodo è O eu e o tu (L'Io e il Tu, 1967), costituita da due tute in gomma industriale collegate da un elemento simile a un cordone ombelicale. Indossate dai partecipanti, le tute li univano fisicamente pur impedendo il contatto visivo diretto, generando una relazione ambigua e intensamente corporea.

Nel 1973 realizzò Baba Antropofágica, una delle sue opere più note, basata su un'esperienza collettiva e corporea tra i partecipanti. L'anno successivo sviluppò Rede de Elásticos, in cui i partecipanti costruivano una rete elastica condividendo movimenti e percezioni.

Fondò la sua ricerca sul superamento dell’opera come oggetto autonomo e sulla concezione dell’arte come “quasi-corpo”, completato dall’interazione dello spettatore. Le sue riflessioni furono influenzate, tra l'altro, dalla fenomenologia di Maurice Merleau-Ponty e dalla psicoanalisi di Sigmund Freud.

Attività in Europa e ultimi anni Durante la dittatura militare brasiliana si trasferì a Parigi, dove insegnò alla Sorbona e approfondì la dimensione sensoriale e partecipativa della propria ricerca. In questo periodo e negli anni successivi il suo lavoro si orientò progressivamente verso pratiche di carattere terapeutico, indagando il rapporto tra corpo, memoria e percezione. Dopo il ritorno a Rio de Janeiro nel 1977, sviluppò l'uso degli "oggetti relazionali", dispositivi sensoriali impiegati in contesti sperimentali vicini all'arte-terapia.

Morì nel 1988 per un infarto.

Mostre L'opera di Clark ha ottenuto ampio riconoscimento internazionale nel corso dei decenni. Durante la sua carriera partecipò alla Biennale di Venezia nelle edizioni del 1954, 1960, 1962 e 1968, e a ogni edizione della Biennale di San Paolo tra il 1953 e il 1967.

Nel 2021 è stata inclusa nella mostra collettiva Women in Abstraction al Centre Pompidou di Parigi.

Tra il 2024 e il 2025 le sono state dedicate importanti retrospettive alla Whitechapel Gallery di Londra, alla Neue Nationalgalerie di Berlino e alla Kunsthaus di Zurigo.

Collezioni Le sue opere figurano nelle collezioni permanenti di importanti istituzioni, tra cui il Museum of Modern Art di New York, la Tate Modern di Londra, il Centre Pompidou di Parigi, il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid e il Museum of Fine Arts di Houston.

Bibliografia

Note

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