La Società Veneziana di Navigazione a Vapore è stata una compagnia di navigazione italiana, attiva dal 1898 al 1936 principalmente nei collegamenti merci tra l'Italia e l'Oriente.

Storia

Origini (1898 - 1914)

Nonostante la lunghissima tradizione marinara, per decenni dopo l'Unità d'Italia a Venezia non sorsero compagnie di navigazione autonome, con i traffici nell'Adriatico e verso l'Oriente che rimasero appannaggio principalmente del Lloyd Austriaco.. Questa situazione perdurò fino al 28 dicembre 1898, quando un gruppo di 43 soci privati costituì la Società Veneziana di Navigazione a Vapore, con l'intento di inserirsi nei commerci verso l'India. La neocostituita società, con un capitale sociale di lire, sfruttò gli incentivi concessi alla cantieristica nazionale dalla legge 23 luglio 1896 n. 318 per ordinare due piroscafi da carico. Il primo, lAlberto Treves (così battezzato in onore del presidente della società), fu consegnato il 31 maggio 1900 dal cantiere Odero della Foce, mentre il secondo, il Manin, fu consegnato il 1° agosto dello stesso anno dal cantiere di Sestri Ponente. I due piroscafi furono impiegati, insieme ad altri presi a noleggio, per trasporti verso l'Inghilterra, il Nord America e l'India e il primo bilancio si chiuse con un buon utile.

Il 6 giugno 1903 la Veneziana sottoscrisse con il Governo una convenzione quinquennale per l'esercizio di una linea mensile diretta tra Venezia e Calcutta, con una sovvenzione annuale di lire.. In precedenza i collegamenti sovvenzionati per l'India erano stati affidati prima alla P&O e poi alla Navigazione Generale Italiana: in entrambi i casi, però, la linea risultava spezzata in due tratte a Port Said, dove i piroscafi provenienti da Venezia arrivavano in coincidenza con quelli diretti verso l'India, riducendo di molto l'efficacia del collegamento e rendendone insoddisfacendi i risultati. Il collegamento diretto istituito dalla Veneziana incontrò delle iniziali difficoltà per via della forte concorrenza del Lloyd Austriaco, che in previsione dell'ingresso della compagnia rivale si accaparrò quasi tutti i carichi in uscita dall'Italia, offrendo poi noli ridotti ai carichi dall'India. Tuttavia, in breve tempo le due compagnie giunsero a un accordo, con la Veneziana che lasciò alla compagnia rivale i traffici per l'Impero austro-ungarico e si concentrò quasi esclusivamente su quelli per l'Italia.

Questo assetto permise alla Veneziana di ottenere buoni risultati economici, tanto che l'assemblea del 23 marzo 1904 deliberò un aumento del capitale sociale a lire e l'acquisto di tre nuovi piroscafi merci da tonnellate di stazza circa (Barbarigo, Orseolo e Caboto), che entrarono in servizio l'anno seguente. Nel gennaio 1906 furono decisi un ulteriore aumento di capitale e l'acquisto di una sesta unità da carico, il Dandolo; la flotta passò quindi a sei piroscafi, impegnati sulla linea per Calcutta e in trasporti merci non sovvenzionati, principalmente di carbone da Cardiff e dal Nord America. Negli anni seguenti la Veneziana consolidò la propria posizione nei collegamenti per l'India: nell'esercizio 1909-1910 la compagnia trasportò sulla linea per Calcutta 381 passeggeri e tonnellate di merci, mentre l'anno seguente i passeggeri furono 465 e le merci trasportate tonnellate.

Nel 1910 il Governo operò una riorganizzazione dei servizi marittimi sovvenzionati, abbandonati dalla Navigazione Generale Italiana: nonostante fosse stata inizialmente prevista una linea settimanale tra Venezia e i porti dalmati e albanesi, questa non fu poi confermata in sede di approvazione definitiva delle linee sovvenzionate, per non danneggiare gli interessi della società Puglia che esercitava i collegamenti da Bari. In risposta a questa decisione, nel settembre 1910 la Veneziana mise in esercizio il piccolo piroscafo Veneto (536 tonnellate di stazza) su una linea settimanale da Venezia a Zara, Sebenico e Spalato. La linea operò in passivo, dovendo subire la concorrenza dei servizi pesantemente sovvenzionati offerti dalle compagnie austro-ungariche, e fu chiusa in seguito alla costituzione della SITMAR, che si vide assegnare l'esercizio delle linee sovvenzionate in Adriatico non previste dalle convenzioni del 1910. Il Veneto, posto in disarmo, fu in seguito venduto. Nel novembre 1911 fu acquistato un ulteriore piroscafo merci, il Veniero, con il programma di prolungare la linea di Calcutta fino a Cina e Giappone; tuttavia, lo scoppio della prima guerra mondiale portò alla cancellazione di questa iniziativa.

Prima guerra mondiale (1915 - 1918) Nel gennaio 1915 fu poi acquistato un ulteriore piroscafo, il Loredano, portando la flotta a un totale di otto unità, quattro destinate alla linea per Calcutta e quattro a traffici in regime di libera concorrenza. Tuttavia, lo scoppio della prima guerra mondiale causò una riduzione dei traffici della compagnia, che dovette porre in disarmo quattro dei suoi otto piroscafi.. All'entrata in guerra dell'Italia i piroscafi della Veneziana furono tutti requisiti e posti in servizio in Nord Atlantico, pur continuando fino al 1918 a servire saltuariamente la linea per Calcultta, necessaria per mantenere le comunicazioni con le colonie italiane nel Mar Rosso. Quattro piroscafi furono affondati durante il conflitto: il Dandolo fu silurato il 28 luglio 1916 al largo di Capo Spartivento, il Caboto fu affondato il 23 dicembre 1917 al largo di Populonia da un sommergibile austriaco, il Manin fu affondato il 1° ottobre 1918 da un sommergibile tedesco in Atlantico e lAlberto Treves fu silurato due giorni più tardi al largo dell'Irlanda. Le prime due unità affondate furono sostituite già nel 1917 con l'acquisto dei piroscafi Principessa Jolanda e Lepanto.

Ultimi anni (1919 - 1936)

Al termine della prima guerra mondiale la Veneziana decise un forte aumento di capitale, in preparazione per la ripresa dei normali traffici commerciali. Nel 1919 la flotta fu riportata ad otto unità con l'acquisto di due piroscafi da carico del tipo War, ribattezzati Alberto Treves e Caboto. Tuttavia, nei primi anni dopo la guerra la situazinoe della compagnia fu resa difficile da diversi fattori: alla crisi dei noli dovuta all'eccessiva capacità di stiva disponibile per via delle numerose costruzioni di guerra, si aggiunse la decisione del Governo italiano di sospendere le sovvenzioni alla linea per Calcutta, che senza di esse avrebbe avuto un bilancio negativo.. Nonostante queste avversità costringessero la Veneziana a mettere in disarmo alcune navi e a ridurre i viaggi annuali sulla linea per Calcutta da dodici a nove, la compagnia continuò ad effettuare il collegamento, riuscendo ad ottenerne un attivo. Negli anni seguenti, la progressiva normalizzazione dei traffici marittimi consentì alla Veneziana una nuova fase di espansione: nel 1921 furono acquistati altri tre piroscafi da carico (Manin, Dandolo e San Michele) e altri due, gemelli (Marco Polo e Vittoria), furono comprati nell'agosto 1924. Nel frattempo, nel 1923 fu aperta una seconda linea per Calcutta con capolinea a Genova, anch'essa operata senza sovvenzioni.

Nel 1925 il Principessa Jolanda fu ceduto alla Federazione Consorzi Agrari, mentre l'anno seguente furono prese in consegna dal cantiere navale di Monfalcone due motonavi da carico, Marin Sanudo e Mauly. Le due unità si segnalarono per le buone qualità tecniche, ma non ottennero i risultati sperati per il calo dei noli, specie sul mercato indiano. Sempre nel 1926 il Governo decise di riprendere a sovvenzionare la linea per Calcutta servita dalla Veneziana, siglando un accordo quinquennale in base al quale la compagnia si vedeva rimborsata parte della tassa di passaggio nel canale di Suez. Nel 1928, in risposta all'aggravarsi della crisi dei noli, la compagnia vendette il Barbarigo alla compagnia genovese Biagio Assereto. Nel 1929 la convenzione per la linea per l'India fu rinnovata per 10 anni, sostituendo il rimborso sulla tassa per il passaggio nel canale di Suez con una sovvenzione annuale fissa, a fronte dell'obbligo per la Veneziana di effettuare 24 viaggi anni per Calcutta da Genova e Venezia, con il prolungamento della linea fino a Yangon.

Tra il 1930 e il 1931 la flotta fu profondamente rinnovata: visto il buon successo della coppia di motonavi entrate in servizio nel 1926, ne furono ordinate altre quattro (Barbarigo, Birmania, Cortellazzo e Volpi) ai cantieri navali di Monfalcone, mentre la maggior parte dei piroscafi furono venduti ad altri armatori o per la demolizione.. Al 1933, oltre alle sei motonavi rimanevano in servizio i due piroscafi del tipo War (Alberto Treves e Caboto) e il Dandolo. Nonostante questo rinnovamento, la situazione economica della compagnia rimase difficile e il bilancio del 1932 si chiuse con una pesante perdita di oltre lire. L'anno seguente fu siglata una nuova convenzione con il Governo, in base alla quale il numero di partenze sulla linea per l'India fu ridotto a 12 all'anno, pur mantenendo il prolungamento fino a Yangon. Durante la guerra d'Etiopia le navi della compagnia furono impiegate per trasporto di materiali verso l'Africa Orientale.

Nel 1936 il Governo decise una radicale riorganizzazione dei servizi sovvenzionati, che furono razionalizzati e affidati a quattro società (Italia di Navigazione, Lloyd Triestino, Adriatica e Tirrenia) controllate dalla Finmare. I servizi verso l'Oriente oltre Suez furono affidati esclusivamente al Lloyd Triestino: la Veneziana fu quindi posta in liquidazione e le navi della compagnia passarono al Lloyd, ad eccezione della Barbarigo e della Birmania che finirono alla Società Italia.

Flotta La tabella seguente presenta in ordine cronologico le navi che prestarono servizio per la Veneziana, ad eccezione delle unità noleggiate. Salvo ove diversamente indicato, tutti i dati per ciascuna nave sono tratti dalla fonte indicata nella colonna "Nome". Nel caso di navi omonime, le stesse sono distinte attraverso un numero progressivo tra parentesi.