è un film del 2026 diretto, sceneggiato e montato da Hirokazu Kore'eda.

Trama In un Giappone nel futuro prossimo, due anni dopo la morte di loro figlio, i coniugi Kōmoto, Kensuke, presidente dell'impresa edile paterna, e sua moglie Otone, architetto, adottano Kakeru, un androide dalle fattezze di bambino.

Promozione Il teaser trailer è stato diffuso online il 6 febbraio 2026, seguito dal trailer ufficiale il 26 marzo 2026.

Distribuzione È presentato in anteprima il 16 maggio 2026 al 79º Festival di Cannes. È stato distribuito nelle sale cinematografiche giapponesi dalla Toho a partire dal 29 maggio 2026, in quelle italiane dal 27 agosto 2026.

Accoglienza Incassi Il film ha incassato poco più di 4,6 milioni di dollari. Critica Il film accolto tiepidamente dalla critica: su Rotten Tomatoes 87 critici esprimono un indice di gradimento del 41% con un voto medio di 5.7 su 10. Su Metacritic ha ottenuto un punteggio di 53 su 100 sulla base di 24 recensioni.

Tra i giudizi più positivi, TheWrap ha definito il film una «poem» delicata e malinconica sul lutto, apprezzando il modo in cui Kore'eda rielabora attraverso la fantascienza i temi ricorrenti della propria filmografia. Anche The Seattle Times ha espresso un giudizio favorevole, pur ritenendo il film non tra le opere migliori del regista e osservando alcune difficoltà nella parte conclusiva.

In Italia, Mauro Donzelli di Comingsoon.it ha evidenziato la continuità tra Sheep in the Box e i temi centrali del cinema di Kore'eda, individuandoli nel lutto, nella perdita, nella memoria e nelle complesse dinamiche tra infanzia e genitorialità. Donzelli ha inoltre sottolineato come il regista utilizzi la fantascienza non come elemento spettacolare, ma come strumento per raccontare la capacità dei bambini di insegnare qualcosa agli adulti, anche quando si tratta di esseri artificiali.

Una lettura particolarmente articolata è quella di Francesco Rosati su DassCinemag, che interpreta il film come un racconto di formazione incentrato sul rapporto tra il mondo infantile e quello adulto e come una riflessione sulla possibilità di conservare l'identità di una persona attraverso la memoria. La recensione individua nel lutto uno dei nuclei fondamentali dell'opera e osserva come la sostituzione del figlio morto con un androide non costituisca una reale soluzione alla perdita, ma renda progressivamente evidente la distanza tra il ricordo di una persona e la sua riproduzione artificiale. Rosati concentra inoltre l'analisi sul confine tra umano e artificiale: l'androide, inizialmente concepito come copia del bambino scomparso, finisce per sviluppare una propria individualità e per interrogare gli stessi adulti sulla natura della memoria, dell'identità e dell'esistenza. In questa prospettiva, il riferimento a Il piccolo principe e alla pecora nascosta nella scatola assume un valore simbolico, legato alla distinzione tra ciò che è visibile e ciò che può esistere nell'immaginazione e nella memoria. La recensione legge infine la progressiva autonomia degli androidi come il superamento della loro funzione originaria di sostituti dei bambini perduti: da strumenti costruiti per soddisfare il bisogno degli adulti di conservare il passato, essi diventano soggetti capaci di costruire nuovi legami e una propria idea di comunità.

Non sono mancati tuttavia giudizi decisamente negativi. The Guardian ha definito il film una storia «bafflingly unsatisfying» e ha criticato quella che considera una combinazione poco convincente di idee e atmosfere, ritenendo troppo uniforme la serenità con cui Kore'eda affronta il rapporto tra intelligenza artificiale, lutto e famiglia. Anche il Los Angeles Times ha parlato di un raro passo falso nella carriera del regista, sostenendo che la consueta delicatezza di Kore'eda produca in questo caso un risultato poco incisivo e che il film ricorra a idee già affrontate da altre opere di fantascienza. Simon Abrams di RogerEbert.com ha invece giudicato il film più favorevolmente, pur criticandone il finale, ritenendo che dietro la conclusione poco riuscita si nasconda una riflessione più complessa sulla relazione tra memoria, lutto e intelligenza artificiale.

Una posizione intermedia è stata espressa da In Review Online, secondo cui il film rappresenta un'opera di secondo livello nella filmografia di Kore'eda, ma non necessariamente un fallimento: la recensione riconosce al regista la capacità di utilizzare la fantascienza per proseguire la propria riflessione sulla famiglia e sul lutto, pur rilevando il confronto sfavorevole con precedenti opere sul tema dei rapporti tra esseri umani e intelligenze artificiali.

Riconoscimenti 2026 – Festival di Cannes In concorso per la Palma d'oro

Note

Collegamenti esterni Sheep in the Box su Tag24 di Marta Micales

Categoria:Film drammatici Categoria:Film sull'intelligenza artificiale Categoria:Film Toho