La pietà popolare nel cristianesimo consiste in quelle forme di fede e di pratica religiosa che nascono direttamente dal sentire del popolo, talora distinguendosi dai precetti ufficiali delle istituzioni ecclesiastiche.

Definizione Indica il modo semplice e spontaneo con cui la fede viene vissuta nel quotidiano, spesso influenzata da tradizioni locali, usanze familiari e bisogni emotivi, più che da studi teologici formali. Deriva dal latino pietas, intesa come devozione, e non come sentimento di pietà che è il significato assunto in seguito dal termine.

Questo tipo di culto si è sviluppato nel tempo soprattutto in ambito cattolico, sebbene spesso in maniera indipendente dalla Chiesa ufficiale: per questo motivo viene associato alle varie forme del cattolicesimo popolare, e più specificamente ritenuto il risultato della mescolanza della fede con la cultura di un popolo e delle sue espressioni folcloriche.

La Congregazione vaticana per il culto divino e la disciplina dei sacramenti così definisce la pietà popolare:

Caratteristiche Elementi tipici della religiosità popolare sono i pellegrinaggi, le processioni, la venerazione delle reliquie, gli ex-voto, preghiere specifiche come il rosario, il culto dei santi o della Vergine Maria.Wolfgang Brückner, .

Spesso la pietà popolare è caratterizzata da una forte componente visiva e sensoriale, facendo uso di statue, candele, riti e oggetti sacramentali, oltre ad essere legata a tradizioni collettive, ai cicli della natura, ai momenti critici della vita (raccolti, malattie, lutti).

Spesso nasce dal coinvolgimento pratico dei fedeli laici nella religione, più che dai membri clericali. Essi generalmente non hanno familiarità col dibattito intellettuale in materia di teologia, o ne hanno solo una conoscenza parziale, contribuendo tuttavia all'integrazione di nuove idee per colmare il divario fra l'astrattezza della dottrina e l'esperienza concreta della vita delle persone.

Influenze regionali, o provenienti dallo spirito del tempo, nonché sincretismi derivanti dall'incontro con altre religioni e riti possono arricchire feste e costumi. La quantità di contaminazioni straniere nella pietà popolare varia notevolmente a livello regionale, e anche all'interno di un singolo popolo, dipendendo dalla mescolanza etnica e dalla persistenza storica di forme di religiosità soppresse o bandite.F.A. Brockhaus, La Grande Enciclopedia Brockhaus, 21a edizione completamente rivista, vol. 29, alle voci «Volksfrömmigkeit» (Pietà popolare) e «Volksglaube» (Credenza popolare), pp. 203-4, Lipsia-Mannheim, Bibliographisches Institut, 2006 ISBN 3-7653-4145-2.

Contesto storico Durante il Medioevo, le funzioni pubbliche della Chiesa e le forme di devozione popolare erano intimamente connesse. I laici partecipavano alla preghiera della liturgia delle ore, al sacrificio della messa, alle numerose processioni, ed avevano notevole familiarità con la liturgia. Anche le poche pratiche religiose svolte al di fuori delle funzioni ufficiali, ad esempio la recita del rosario, in sostituzione dei 150 Salmi, traevano origine dalla liturgia stessa.

Un esempio storico che fece da tramite tra la spontaneità religiosa vissuta al di fuori delle gerarchie ecclesiastiche e quest'ultime furono le figure delle beghine e dei begardi, ossia laici che a partire dal XII secolo scelsero di vivere una vita di preghiera, carità e lavoro, senza però prendere i voti religiosi ufficiali.

L'avvento del protestantesimo, che auspicava un ritorno alle Scritture, si mostrò fin dall'inizio scettico nei confronti della pietà popolare. In misura minore, tuttavia, anche le forme di espressione pittorica e rituale di questa hanno trovato spazio al suo interno, sviluppando peculiarità regionali.

Nella sua opera del 1757, initolata Storia naturale della religione, il pensatore illuminista David Hume sviluppò un «modello a due piani» per spiegare il fenomeno religioso, secondo il quale ogni monoteismo è sempre connotato da una tensione tra una «religione d'élite» e una «religione del popolo»: da un lato l'élite, composta da teologi e clero, cerca di preservare la purezza del dogma e la coerenza della dottrina, basandosi su una concezione astratta, razionale e unitaria della divinità; dall'altro la gente comune, spinta dalle «speranze e dai timori» concreti della vita quotidiana, tende naturalmente verso una sorta di politeismo mascherato, non riuscendo a relazionarsi con un Dio puramente astratto, e così moltiplicando le figure soprannaturali, soprattutto nel cattolicesimo, attraverso la frenetica venerazione di santi, reliquie e poteri angelici intermedi, che funzionano psicologicamente come le divinità del paganesimo pluralistico antico.Berthold Budde, Christine Laue-Bothen, Harenberg Lexikon der Religionen. Die Religionen und Glaubensgemeinschaften der Welt. Ihre Bedeutung in Geschichte, Alltag und Gesellschaf, Dortmund, Harenberg, 2002, ISBN 3-611-01060-X, p. 259.

Johann Gottfried Herder, esponente del Romanticismo, spostava invece l'accento sulla creatività, contrapponendo l'anima popolare (Volksgeist), vista come una forza viva e naturale, all'intellettualismo freddo e razionale dell'alta borghesia e delle classi superiori.

Quello di pietà popolare è in ogni caso «un costrutto tecnico tardivo, con ambivalenti possibilità di significato» secondo il folklorista Wolfgang Brückner; il suo uso accademico è controverso e le sue connotazioni sono ambigue. Il termine è emerso solo verso la metà del XX secolo; il Dizionario Grimm non lo includeva ancora nella sua edizione del 1951.

Criticità e approccio ecclesiastico

Storicamente, il rapporto tra fede ufficiale e pietà popolare presenta delle complessità. Da un lato la Chiesa ha cercato di depurare queste pratiche dagli aspetti più superstiziosi; dall'altro le ha valorizzate come espressione di genuina spiritualità, ritenendole «vero tesoro del popolo di Dio», oltre che «in gran parte responsabile del mantenimento e della crescita della fede del popolo cristiano».

Permangono tuttavia numerose ambivalenze tra la liturgia ufficialmente regolata dalla Chiesa e le tendenze della religiosità popolare, che il teologo pastorale Ernest Henau individua nei seguenti punti:Ernest Henau, . propensione a separare il sacro dal profano, con una predilezione verso luoghi santi e oggetti sacri; enfasi sulla salvezza personale a scapito della dimensione "politica" e comunitaria della fede; tentativi di influenzare Dio attraverso incantesimi, simboli, riti; ritualità esteriore, connotata da gesti meccanici ereditati delle consuetudini, non corrispondente a una loro reale comprensione o ad un sincero fervore interiore; predominanza del coinvolgimento emotivo. Secondo Henau, l'obiettivo della cura pastorale dovrebbe essere quello di rafforzare gli elementi di fiducia e di esperienza condivisa all'interno di una tradizione preziosa capace di offrire identità e sicurezza; in questo modo, si può sperimentare il carattere concreto e carnale della fede cristiana e trasmettere un senso di rassicurazione, ovvero che la salvezza abbracci la persona nella sua interezza e includa una cultura delle emozioni.

Il Concilio Vaticano II ha coniato l'espressione «esercizi devozionali» o «esercizi di preghiera del popolo cristiano» (Pia populi christiani exercitia) per riferirsi alle pratiche della pietà liturgica popolare, purché conformi ai precetti e alle regole della Chiesa. Il Concilio ha raccomandato tali esercizi, considerandoli orientati verso la celebrazione liturgica del Mistero Pasquale nella santa messa e nella liturgia delle ore, da cui derivano e verso cui «introducano il popolo, dal momento che la liturgia è per natura sua di gran lunga superiore ai pii esercizi». Gli esercizi devozionali sono, in un certo senso, «un'eco ai misteri celebrati nelle azioni liturgiche»..

Tra gli «esercizi devozionali» comuni nel cattolicesimo dell'Europa centrale si annoverano le processioni, in particolare la processione del Corpus Domini e delle Rogazioni, i pellegrinaggi, il Rosario, la Via Crucis e l'Angelus, l'Adorazione perpetua e le novene. Le usanze locali, come il taglio dei rami per la festa di Santa Barbara, i canti natalizi, i falò del Sacro Cuore, le esposizioni di reliquie o i pellegrinaggi, le feste del raccolto e i canti per la festa di San Martino, si susseguono alle festività religiose durante tutto l'anno liturgico. Ulteriori elementi della pietà popolare sono l'acqua santa e le candele votive.

In altre culture, come quelle dell'America centrale e meridionale, dell'Africa o dell'Asia, usanze diffuse tra la popolazione come la danza sacra, il culto degli antenati, la venerazione di Madre Terra e forme di religiosità cosmica, vengono incorporate nelle pratiche liturgiche e comunitarie. Queste spesso si fondono sincreticamente con la devozione mariana o, come nel culto del Nazareno Nero nelle Filippine, influenzano la pietà cristocentrica nelle cerimonie rivolte a promuovere la guarigione e il progresso sociale.

Lo studioso di religioni Diego Irarrázaval sottolinea il significato interculturale di questi sincretismi, ritenendoli un patrimonio fondamentale alla stregua di una «teologia del popolo», grazie a cui la liturgia ufficiale può realmente incarnarsi nelle culture locali. Accogliendo le tradizioni della pietà popolare, da lui ritenuti atti di resistenza culturale contro il rischio di un eccessivo individualismo paventato invece da altri, l'istituzione religiosa può a suo avviso impegnarsi a soddisfare i reali bisogni umani, affermando il potere benefico della fede comunitaria.Diego Irarrázaval, .

Note

Bibliografia

Voci correlate Beghine e begardi Cattolicesimo popolare Cultura popolare Devozione Ex-voto Folclore Folclore d'Italia Magia popolare Mitologia cristiana Offerta votiva Superstizione Pietà (teologia) Pietas (divinità) Pietas (virtù)

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