Si distingue per l'impegno critico nei confronti dei tabù culturali giapponesi e per il contributo dato al movimento della cosiddetta manko positivity.

Biografia Megumi Igarashi è nata il 14 marzo 1972 in una piccola città rurale della prefettura di Shizuoka da una famiglia di impiegati. Ha studiato filosofia presso l'Università Kokugakuin di Tokyo.

Dopo la laurea, anziché tornare nel suo paese d'origine, ha iniziato a lavorare part-time presso un'agenzia immobiliare, frequentando contemporaneamente una scuola di design che ha però abbandonato in seguito.

Verso la fine del 1996 ha iniziato a proporre le proprie opere alle case editrici. Ha esordito come mangaka nel 1998 sulla rivista Kiss di Kōdansha, vincendo un premio per esordienti con l'opera Fudosan-ya no Yamada-san (不動産屋の山田さん, trad. lett.ː Il signor Yamada dell'agenzia immobiliare).

Dopo il debutto ha collaborato stabilmente con diverse riviste di settore. Per Kiss ha realizzato Miyoko, nigirimasu! (ミヨコ、握りまーす!, lett.ː Miyoko, entro in azione!), una commedia culinaria-sentimentale, mentre sulla rivista di taglio più sperimentale Comic Beam ha pubblicato Pe-tōchan (ペッ父ちゃん, Papà Pe), che racconta le vicende di un padre di famiglia e dei suoi bizzarri rapporti familiari. In questo periodo, utilizzando il suo vero nome Igarashi Megumi, ha inoltre lavorato come autrice di fumetti di cronaca giudiziaria, documentando graficamente varie udienze in tribunale.

Carriera e ricerca artistica Nonostante il debutto nel manga narrativo, le difficoltà nel mantenere una serializzazione stabile hanno spinto Igarashi, nei primi anni Duemila, a orientarsi verso il cosiddetto "reportage esperienziale" (giapponese: 体験ルポ, rōmaji: taiken rupo), una forma di manga basata sulla narrazione in prima persona di esperienze autobiografiche, che ha influenzato in modo significativo la sua produzione successiva.

In questa fase, coincidente con il periodo del suo matrimonio, l'autrice ha affrontato narrativamente la complessità dei legami affettivi e della crisi coniugale vissuta in prima persona, come nel manga Uwakatsu (Attività di tradimento).

L'insuccesso di quest'opera e la necessità di tutelare la propria privacy, evitando che i familiari venissero a conoscenza dei contenuti espliciti delle sue opere, l'hanno condotta ad adottare uno pseudonimo. Il nome d'arte Rokudenashiko (ろくでなし子), composto da rokudenashi (trad.ː buono a nulla, scapestrato) e dal suffisso femminile ko, traducibile come "ragazzina", sarebbe stato inizialmente scelto con intento autoironico. In seguito, anche a fronte delle reazioni negative di parte del pubblico, l’autrice ne ha rielaborato il significato in chiave rivendicativa, trasformandolo in un’affermazione di non conformità alle convenzioni sociali.

Il punto di svolta nel suo percorso artistico è rappresentato dall'esperienza di un intervento di chirurgia estetica genitale. Il desiderio di elaborare tale esperienza e di normalizzare la percezione della propria anatomia, superando le insicurezze legate allo stigma sociale, l'ha spinta a documentare il proprio vissuto attraverso la scrittura e il disegno.

Nel corso di questo processo ha realizzato il primo calco in gesso della propria vulva, gettando le basi per il progetto Deco Man, un gioco di parole tra decoration e manko, termine tabù giapponese per l'organo genitale femminile.

Se inizialmente l'uso del calco rispondeva a un'esigenza di esplorazione personale, le resistenze incontrate, tra cui il dissenso del marito, che contribuì al divorzio avvenuto nel 2012, hanno progressivamente portato l'artista a trasformare la propria pratica in una forma di critica sociale esplicita nei confronti dell'atteggiamento conservatore della società giapponese in materia di sessualità femminile.

La poetica del progetto Deco Man

Il progetto Deco Man (gioco di parole tra "decoration" e "manko") rappresenta la declinazione scultorea di questa ricerca. In tale serie, il calco anatomico della vulva viene privato del suo tabù attraverso la decorazione, trasformandosi in oggetto d'arte e di uso quotidiano.

Igarashi ha realizzato, tra gli altri, diorami ispirati alla pittura di paesaggio ottocentesca - reinterpretando paesaggi lunari, spiagge, fiumi, campi da golf, ambientazioni rurali con chiese e cottage - così come lampade, gioielli, custodie per smartphone, automobili radiocomandate e altri oggetti di design, integrando la forma vulvare in contesti estetici distanti dal suo stigma originario.

Manga Deco Man A conferma del valore teorico della sua opera, nel 2012 l'artista ha pubblicato il manga autobiografico Deco Man, un'opera che funge da manifesto narrativo del progetto.

Strutturato come una serie di sette racconti fiabeschi in stile shōjo, il manga documenta il percorso di formazione dell'artista e le motivazioni alla base della sua produzione. Attraverso la vicenda della protagonista, che mossa da un senso di inadeguatezza fisica matura la scelta di ricorrere alla chirurgia estetica genitale, l'opera esplicita la consapevolezza condivisa di tali ansie tra le donne, trasformando l'esperienza personale in un percorso di attivismo. La protagonista/artista teorizza all'interno della narrazione la pratica della decorazione anatomica, stabilendo un legame diretto tra l'indagine fumettistica e la creazione dei manufatti scultorei, Deco Man, ritenuti, insieme alla promozione di laboratori di arte manko, strumenti di auto-aiuto e di sensibilizzazione.

Manko-chan

Tra le sue creazioni più note vi è Manko-chan (Miss Pussy o Cute Little pussy), un personaggio a fumetti di tipo antropomorfo che rappresenta la vulva. Il suffisso giapponese affettivo "-chan" viene utilizzato in riferimento al termine "manko", con funzione vezzeggiativa.

Il personaggio è raffigurato con due gambe, le labbra disposte come una criniera attorno a un viso semplice ma espressivo, con un caratteristico "terzo occhio" clitorideo di colore giallo. Manko-chan compare sulla copertina del libro del 2016 What is Obscenity? ed è presente nella newsletter e nel sito web dell'artista, nonché nelle fotografie autografate che distribuisce alle presentazioni e in prodotti derivati, come figurine, adesivi, bambole di peluche e un costume a grandezza naturale.

Museo virtuale

Nel febbraio del 2023 Igarashi ha fondato la società 6d745 Software, un'azienda orientata alla creazione di opere d'arte attraverso l'impiego di tecnologie di intelligenza artificiale e applicazioni web. Nel giugno dello stesso anno ha inaugurato il Rokudenashiko Museum, un museo virtuale accessibile via browser, presentato nell'ambito di una mostra presso l'Art Lab TOKYO.

Il museo consente ai visitatori di interagire con personaggi in un ambiente tridimensionale per la visualizzazione e la discussione delle opere. Include inoltre un’esperienza di gioco di ruolo intitolata Detention Game, basata su esperienze personali dell’artista. L’autrice ha dichiarato che l’obiettivo del progetto è quello di proporre «un’alternativa divertente e all’avanguardia» rispetto ai pregiudizi presenti nel settore museale tradizionale e nell’arte legata agli spazi fisici.

Man-Boat (2014)

Nel 2013 Igarashi ha avviato una campagna di crowdfunding sulla piattaforma "Campfire" finalizzata alla realizzazione di Man-Boat (abbreviazione di manko boat), un kayak la cui struttura è stata modellata a partire dalla scansione 3D della propria vulva.

Ispirata dalla connessione simbolica tra sessualità femminile e il mare, l'artista aveva in precedenza considerato di realizzare una porta o un'automobile prima di optare per il kayak.

La campagna è stata attiva dal 18 giugno al 6 settembre 2013, raccogliendo ¥1 milione - il 194% dell'obiettivo prefissato - da 125 sostenitori.

Nel marzo 2014, ha condotto la navigazione dell'imbarcazione lungo il fiume Tama a Tokyo, da lei stesso denominato in modo giocoso Ta-manko. Nello stesso periodo ha inviato via e-mail i dati della scansione 3D della propria vulva ad alcuni sostenitori della campagna di crowdfunding e ne ha distribuito una copia su CD-ROM ad altri partecipanti. Igarashi ha dichiarato di aver condiviso tali dati con l'intento di incoraggiare la realizzazione di opere artistiche originali basate sulla rappresentazione dei genitali.

Controversie legali Primo arresto (2014) Il 12 luglio 2014 l'artista è stata arrestata e detenuta per cinque giorni in un carcere femminile di Tokyo, in seguito alla realizzazione di Man-Boat, con l'accusa di aver distribuito dati digitali relativi alla scansione 3D, resi pubblicamente accessibili online nell'ambito della raccolta fondi. L'accusa ha sostenuti che tali materiali violassero l'articolo 175 del codice penale giapponese, relativo alla diffusione di materiale osceno.

Nel corso delle indagini e delle perquisizioni presso l’ufficio dell’artista condotte dalla polizia, sono state sequestrate diverse opere. Parte del corpus artistico è tuttavia documentata attraverso materiale fotografico.

Nel corso delle indagini e delle perquisizioni effettuate dalla polizia nel 2014 presso l’ufficio dell’artista, numerose opere furono sequestrate. Parte del corpus artistico è tuttavia documentata attraverso materiale fotografico.

L'arresto ha suscitato un'ondata di attenzione mediatica internazionale: oltre 21.000 persone hanno firmato una petizione chiedendone il rilascio immediato. Dopo il rilascio, Igarashi ha realizzato un manga che satireggiava la polizia.

Secondo arresto (2014) L'artista è stata nuovamente arrestata il 3 dicembre 2014 nel corso di una mostra delle sue opere diorama "manko" all'interno di un sexy shop, insieme alla proprietaria del locale, la scrittrice e attivista femminista Watanabe Minori (nota con lo pseudonimo di Kitahara Minori). Dopo circa un mese di detenzione, il 24 dicembre è stata formalmente incriminata per tre distinti capi d'accusa relativi alla legge giapponese sull'oscenitàː esposizione oscena, registrazione elettromagnetica oscena e distribuzione di supporti di registrazione osceni. L'artista è stata rilasciata su cauzione il 28 dicembre 2014.

Processo Il procedimento giudiziario a carico di Igarashi ha avuto inizio il 14 aprile 2015 presso il Tribunale distrettuale di Tokyo. Durante le udienze, l'imputata ha colto l'occasione per denunciare il doppio standard normativo esistente tra le rappresentazioni dei corpi maschili e femminili nella società nipponica.

La linea difensiva ha sostenuto la natura artistica del Man-Boat, contestandone la classificazione come materiale osceno o pornografico. In diverse sedi pubbliche, Igarashi ha ribadito come i propri lavori mirino a scardinare i tabù sui genitali femminili, promuovendo una riflessione sulla libertà di espressione. Sebbene la pena massima prevista fosse di due anni di reclusione e una sanzione di 2,5 milioni di yen, l'accusa ha infine limitato la richiesta alla sola ammenda pecuniaria.

L'artista ha saputo integrare la vicenda processuale nel proprio percorso creativo, trasformandola in un momento di attivismo. Tra le iniziative più rilevanti si annoverano la conferenza stampa tenuta presso il Foreign Correspondents' Club of Japan e l'intervento in occasione della Tokyo Designers Week Art Fair.

Sentenza L'8 maggio 2016 il Tribunale distrettuale di Tokyo ha emesso un verdetto parziale. Igarashi è stata assolta dall'accusa di oscenità relativa al Man-Boat: il tribunale ha infatti stabilito che l'opera, caratterizzata da colori vivaci e decorazioni, non fosse immediatamente riconducibile all'anatomia femminile.

È stata invece dichiarata colpevole per la distribuzione dei dati digitali della scansione 3D, venendo condannata al pagamento di una sanzione di 400.000 yen (circa 3.660 dollari), cifra inferiore rispetto alla richiesta della pubblica accusa. L'artista e il suo collegio difensivo hanno immediatamente annunciato l'intenzione di ricorrere in appello.

Appello