Figlio di un proprietario terriero, ebbe modo di studiare a Venezia, Monaco di Baviera e Parigi. Per tutta la vita fu dilaniato dai problemi di salute mentale che lo portarono alla morte in un ospedale psichiatrico. Pressoché ignorato in vita, il suo talento venne riscoperto postumo.
Biografia
Jožef Petkovšek era figlio di Andrej e di Marija Stopar, figlia di un locandiera. Il padre era già vedovo di Neža Vehar, una ricca vedova con cui aveva generato 5 figli. Dall'unione con Marija Stopar nacquero tre figli: Frančiška, Ivana e appunto Jožef.
Jožef Petkovšek rimase orfano di padre all'età di tre anni e crebbe sotto la responsabilità di diversi tutori. Dopo aver conseguito buoni rislutati nelle scuole di Nauporto e di Idria, al liceo di Lubiana non riuscì ad eccellere e abbandonò gli studi dopo soli tre anni. Su spinta della madre, nel 1879 si arruolò come volontario nell'esercito in Bosnia, e una volta rientrato a casa nel 1882 iniziò a dipingere. Venne notato dal pittore Simon Ogrin di Nauporto, il quale gli impartì le prime lezioni e poi lo mandò a studiare a Venezia.
Nell'autunno del 1882 si iscrisse all'Accademia di pittura di Monaco di Baviera, dove si distinse per diligenza e capacità, indi due anni più tardi si recò a Parigi, dove ebbe modo di conoscere la pittura "contadina" francese nelle gallerie. Rientrato brevemente a Monaco di Baviera, dovette infine ritirarsi in patria per problemi alla vista.
Il suo amore non corrisposto per Ivanka, figlia di sua cugina Ivana, accelerò l'insorgere della sua malattia mentale, che si aggravò anche per la sua vita sregolata. A Zemun conobbe la futura moglie Marija Filipescu, all'epoca diciassettenne. Dopo aver convolato a nozze il 2 ottobre 1888 la coppia viaggiò per l'Italia in luna di miele. Essendo Petkovšek stato colto da un malore, i due fecero celermente ritorno in Slovenia, dove il pittore completò l'opera Cucina veneziana. Ritrasse anche sua moglie in abito da sposa, ma questo dipinto sarebbe stato poi distrutto dallo stesso Petkovšek durante una delle sue crisi.
Nel 1889 produsse il suo quadro più famoso, Casa, che raffigura una stanza vista da un angolo con due finestre in cui ci sono sua madre, sua sorella, suo nipote e se stesso seduti a un tavolo. In un documento del 1889 che elencava i suoi dipinti si definiva "nullo" il valore artistico degli stessi. Tutti i suoi beni furono venduti per pagare i debiti. Petkovšek rimase ricoverato in ospedale per sei anni sino alla morte sopraggiunta il 22 aprile 1898.
La riscoperta postuma
Le opere di Petkovšek vennero analizzate per la prima volta nel 1908 da Rihard Jakopič, il quale stava allestendo una mostra retrospettiva sull'arte slovena. I suoi quadri testimoniarono uno sviluppo particolare, molto diverso dal tipo artistico dei suoi contemporanei.
Il dipinto più noto di Petkovšek, ovvero Casa (1889), esprime un sentimento di solitudine e alienazione. Il viso dell'artista è stato descritto dettagliatamente da Ivan Cankar nel suo schizzo Il volto di Petkovšek (1914):
In una recensione dell'opuscolo di France Mesesnel Jožef Petkovšek, slovenski slikar ("Jožef Petkovšek, pittore sloveno", 1940), il critico d'arte Karel Dobida scrisse:
La scarsa fortuna di questo pittore viene generalmente attribuita a Simon Ogrin, che pare avesse dato un giudizio negativo sui suoi dipinti. Inoltre, poche di queste opere sono giunte integre, perché lo stesso autore le distrusse durante i suoi eccessi di follia. Una donna invece viene ritenuta colpevole di aver distrutto quasi tutti i suoi disegni di nudo.
Petkovšek viene definito un precursore dell'espressionismo e fondatore di una pittura profondamente esistenziale, il cosiddetto "modernismo nero".
Note
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