Biografia I primi anni a Ferrara e il contesto familiare
Primo Lampronti nacque in una famiglia numerosa e di modeste condizioni economiche. Il padre, Adolfo Lampronti, lavorava come venditore ambulante di merceria, un'attività precaria che garantiva solo il necessario per il sostentamento familiare.Documento d'archivio, Archivio di Stato di Ferrara, Questura di Ferrara, B.77, Fasc. 2570 Adolfo Lampronti La madre, Maria Cavallari, contribuiva alla gestione della casa. Il contesto familiare era segnato dalla diffusione della tubercolosi, malattia che colpì duramente i suoi fratelli: Werther, morto a diciannove anni dopo una lunga malattia; Romolo, deceduto a venticinque anni; Ercole, costretto a un prolungato ricovero in sanatorio; e Lelio, segnato da gravi conseguenze di una pleurite.Appunti autobiografici del pugile antifascista Primo Lampronti, 1988, Archivio famiglia Lampronti Nonostante le difficoltà, la famiglia era conosciuta per la propria generosità e apertura verso gli altri. Fin da giovane, Lampronti mostrò un carattere determinato e una spiccata intelligenza. La sua crescita si inserì in un contesto economicamente povero, ma ricco dal punto di vista umano. Testimonianze di contemporanei, come Vinicio Ronchi, descrivono la famiglia come “tanto povera quanto generosa”, sottolineandone il forte senso di solidarietà.Articolo di giornale “Ora riposa in pace, Maglia gialla” in “La Nuova Ferrara”, sezione Cultura e Società, 31/10/99
La carriera pugilistica Negli anni Trenta, la città di Ferrara viveva una stagione di particolare vivacità culturale e sportiva. In questa cornice, l'attività sportiva assumeva un ruolo rilevante non solo sotto il profilo agonistico, ma anche come forma di intrattenimento e socialità. Tra le discipline più seguite, il pugilato occupava una posizione centrale. Punto di riferimento per la formazione degli atleti era la palestra “Edmo Squarzanti” con sede in via Mortara, dalla quale emerse il gruppo dei cosiddetti “Quattro Moschettieri” del pugilato ferrarese.
Tra questi si distinse Primo Lampronti, pugile della categoria peso piuma. Tra il 1933 e il 1938 fu il dilettante più noto e seguito in ambito cittadino.
L'avvicinamento di Lampronti al pugilato avvenne in età adolescenziale con finalità esclusivamente salutistiche: l'obiettivo era il rafforzamento fisico e la prevenzione della malattia. Tuttavia, tale percorso si trasformò rapidamente in una carriera agonistica di rilievo, che lo portò a diventare uno dei principali esponenti della boxe locale.Articolo di giornale “È morto Lampronti, campione di boxe” in “La Nuova Ferrara” 30/10/99
Lampronti acquisì in breve tempo grande popolarità, tanto da rappresentare l'attrazione principale delle riunioni pugilistiche. Le fonti lo descrivono come un atleta dotato di notevoli qualità tecniche e morali: correttezza, lealtà e senso sportivo ne caratterizzavano il comportamento sia sul ring sia al di fuori di esso.
Inserito nel gruppo dei “Quattro Moschettieri” insieme a Nagliati, Poggipollini e Vancini, Lampronti ne rappresentava la figura di maggiore carisma, venendo spesso identificato simbolicamente con il ruolo di “D'Artagnan”. La sua riconoscibilità era accentuata anche da elementi distintivi, come la consueta maglia gialla indossata durante gli allenamenti.Raoul Rimessi, I figli dimenticati. Fra storia e ricordi il pugilato ferrarese riemerso dall'oblio, Este Edition, 2010.
L'attività agonistica, concentrata in un arco temporale relativamente breve, evidenzia risultati di notevole rilievo: 110 incontri disputati, con 98 vittorie, 7 pareggi e 5 sconfitte. Ottenne per tre volte il titolo regionale dei pesi piuma e partecipò ai campionati italiani, raggiungendo la semifinale nel 1937. Partecipò inoltre a incontri internazionali in Germania, Austria e Polonia. Secondo valutazioni coeve, le sue capacità avrebbero potuto consentirgli di competere per titoli di livello europeo.
Dal punto di vista tecnico, Lampronti si caratterizzava come pugile di stile piuttosto che di potenza. Le sue principali qualità erano la rapidità, la precisione e l'intelligenza tattica. Era considerato uno dei migliori interpreti della scuola pugilistica ferrarese, distinguendosi in particolare per l'efficacia del colpo sinistro. La sua condotta sul ring si manteneva sempre entro i canoni della correttezza e dell'eleganza.
Nel 1938 la sua carriera fu interrotta a seguito dell'introduzione delle leggi razziali, che ne determinarono l'esclusione dall'attività sportiva e lavorativa in quanto appartenente alla comunità ebraica. L'ultimo incontro si svolse a Monaco di Baviera contro il pugile tedesco Hirsch, segnando la conclusione forzata della sua esperienza agonistica.
Nel secondo dopoguerra tentò di riprendere l'attività sportiva senza risultati significativi, orientandosi successivamente verso il ruolo di allenatore. Operò inizialmente a Ferrara e successivamente a Torino, presso società pugilistiche quali Fiat e Libertas.
L'apporto alla scuola ebraica di Via Vignatagliata Nel 1942 Primo Lampronti prese servizio come primo insegnante di educazione fisica presso la scuola ebraica di via Vignatagliata a Ferrara. All'epoca, l'istituto rappresentava l'unico rifugio per gli studenti ebrei che erano stati espulsi dalle scuole pubbliche a seguito delle leggi razziali del 1938.
Le lezioni di Lampronti si svolgevano all'aperto sulle Mura di Ferrara, il mercoledì e il giovedì mattina tra le 8:00 e le 9:00. Il programma didattico comprendeva discipline dell'atletica leggera, come il lancio del giavellotto e del disco, e si distingueva in modo particolare per l'introduzione – del tutto innovativa per l'epoca – del pugilato e di un corso di autodifesa.Anna Maria Quarzi, Una scuola nella guerra: la scuola media a Ferrara 1940-1945. Gabriele Corbo Editore, 1996.
L'inserimento degli sport da combattimento aveva un preciso scopo pedagogico e psicologico. In opposizione alla propaganda del regime, che tendeva a umiliare la popolazione ebraica descrivendola come fisicamente inferiore, l'obiettivo di Lampronti era quello di allenare il corpo e lo spirito degli studenti per farli reagire. Come riportato dalle testimonianze degli ex allievi, l'insegnamento del pugilato fungeva da antidoto contro il cosiddetto "ghetto psicologico" e il "complesso di inferiorità" indotti dalle persecuzioni, aiutando i ragazzi a ritrovare la propria dignità e a mantenere un atteggiamento fiero e pronto a difendere la propria identità.Paolo Ravenna, Una scuola nel ghetto, in Annali del Liceo-Ginnasio “Ariosto”, Ferrara 1974, pp. 45-48.
L'attività antifascista Primo Lampronti fu una figura centrale dell'antifascismo ferrarese e operò attivamente nella 35ª Brigata Garibaldi e nei GAP insieme al fratello Teodoro. In una Ferrara divenuta laboratorio della propaganda d'odio già dal 1936, e poi con le leggi razziali nel 1938, Lampronti promosse azioni di sabotaggio e un'intensa attività propagandistica tramite volantini per scardinare l'apparente invulnerabilità del regime. Il suo impegno mirava a colpire la reputazione del regime fascista, reagendo allo sfaldamento dei diritti civili della comunità ebraica locale. A causa della sua militanza, fu colpito da un mandato d’arresto il 26 febbraio 1944 a cui conseguì l'incarcerazione nel carcere di Via Piangipane di Ferrara.Documento d'archivio "Mandato d'arresto", Archivio di Stato di Ferrara, Questura di Ferrara, A8 – Ebrei, B.4 Fasc. 68 Lampronti Primo La sua lotta armata rappresenta un momento cruciale di riscatto poiché attraverso l'azione gappista, Lampronti e i combattenti ebrei riaffermarono il proprio diritto alla cittadinanza, ponendosi non come semplici vittime della persecuzione, ma come protagonisti attivi della Liberazione.Liliana Picciotto, Note sul contributo degli ebrei alla Resistenza, in "Ebrei nel Novecento Italiano", a cura di Vittorio Bo e Mario Toscano, Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah, SAGEP Editori, 2024.
Al termine della Seconda guerra mondiale fece ritorno nella città natale, impegnandosi attivamente nella vita politica: divenne il primo segretario della sezione del Partito Comunista Italiano del borgo di San Giorgio. In seguito, si trasferì a Torino, mantenendo tuttavia un legame costante con Ferrara, dove tornava frequentemente e partecipava ogni anno alle commemorazioni dell'eccidio del Castello Estense del 15 novembre, considerando la memoria un dovere civile. Primo Lampronti morì a Torino nel 1999 ed è ricordato come una figura di riferimento umano e morale.Articolo di giornale “È morto Lampronti, campione di boxe” in “La Nuova Ferrara” 30/10/99
Note
Bibliografia
Articolo di giornale “È morto Lampronti, campione di boxe” in “La Nuova Ferrara” 30/10/99 Articolo di giornale “Ora riposa in pace, Maglia gialla” in “La Nuova Ferrara”, sezione Cultura e Società, 31/10/99 Documento d'archivio, Archivio di Stato di Ferrara, Questura di Ferrara, A8 – Ebrei, B.4 Fasc. 68 Primo Lampronti Documento d'archivio, Archivio di Stato di Ferrara, Questura di Ferrara, B.77, Fasc. 2570 Adolfo Lampronti CDEC, Lampronti, Primo http://dati.cdec.it/lod/shoah/person/IT-CDEC-EACCPF0001-000272. Primo Lampronti, Appunti autobiografici del pugile antifascista Primo Lampronti, 1988, Archivio famiglia Lampronti. Liliana Picciotto, Note sul contributo degli ebrei alla Resistenza, in "Ebrei nel Novecento Italiano", a cura di Vittorio Bo e Mario Toscano, Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah, SAGEP Editori, 2024. Anna Maria Quarzi, Una scuola nella guerra: la scuola media a Ferrara 1940-1945. Gabriele Corbo Editore, 1996. Paolo Ravenna, Una scuola nel ghetto, in "Annali del Liceo-Ginnasio “Ariosto”", Ferrara 1974, pp. 45-48. Raoul Rimessi, I figli dimenticati. Fra storia e ricordi il pugilato ferrarese riemerso dall'oblio, Este Edition, 2010. Shoah, storie italiane 1971 - III B, facciamo l'appello: la scuola ebraica di Ferrara - Video su Raiplay https://www.raiplay.it/video/2019/12/Shoah-storie-italiane---Facciamo-lappello-b9287a46-ae7e-447c-81ad-d17b2c5b8d48.html