La strage di via Moncucco (nota nelle cronache dell'epoca anche come strage del ristorante "La Strega") è stato un omicidio plurimo avvenuto a Milano la notte tra il 3 e il 4 novembre 1979, nel quale persero la vita otto persone. L'evento si inserisce storicamente nel contesto della sanguinosa guerra di mala per il controllo del traffico di stupefacenti e delle bische clandestine nel capoluogo lombardo. Fu una delle fasi più violente della transizione del potere criminale dal gruppo egemone di Francis Turatello al nascente clan dei Catanesi, capeggiato da Angelo Epaminonda.
Contesto storico Alla fine degli anni Settanta, il panorama della criminalità organizzata milanese attraversò una profonda mutazione strutturale. A seguito dell'arresto del boss Francis Turatello, fino ad allora figura di spicco e mediatore della malavita locale, si originò un vuoto di potere che portò a un rapido riassetto delle alleanze. A contendersi l'egemonia territoriale emerse Angelo Epaminonda, detto il Tebano. Supportato da gregari e sicari di origine siciliana, il nuovo gruppo mirava a ottenere il controllo assoluto sul nascente mercato della cocaina e dell'eroina, oltre alla gestione del gioco d'azzardo, estromettendo i vecchi luogotenenti fedeli a Turatello.
La dinamica
I fatti si svolsero intorno alle ore 0:30, tra la notte del 3 e del 4 novembre 1979, all'interno della trattoria "La Strega", situata in via Moncucco, nella periferia sud di Milano. Il locale era gestito da Antonio Prudente, individuo noto alle forze dell'ordine e ritenuto un elemento di spicco del "clan dei pugliesi", storicamente alleato e prestanome di Francis Turatello. Secondo le risultanze investigative, l'azione di fuoco fu condotta in modo repentino da un commando armato. Due degli esecutori, già seduti a un tavolo del locale facendo finta di essere normali avventori, si alzarono improvvisamente e aprirono il fuoco contro i presenti. Il bersaglio principale dell'agguato era Antonio Prudente, che rimase ucciso sul colpo. Al fine di non lasciare alcun testimone, il commando eliminò sistematicamente le altre sette persone presenti nel locale in quel momento: la compagna di Prudente, due loro conoscenti, alcuni clienti di origine sudamericana e la cuoca del ristorante, raggiunta da un colpo d'arma da fuoco all'ingresso della cucina.
Indagini e risvolti giudiziari Data la rigida omertà dell'ambiente criminale e l'assenza di testimoni sopravvissuti, le indagini faticarono a individuare i mandanti e gli esecutori materiali della strage, e l'evento rimase irrisolto per diversi anni. La svolta giudiziaria si verificò solo nel settembre 1984, in seguito all'arresto di Angelo Epaminonda. Quest'ultimo scelse la via della collaborazione con la giustizia. Le sue dichiarazioni permisero ai magistrati di ricostruire la rete di alleanze e la paternità di decine di omicidi avvenuti nel capoluogo lombardo durante quella guerra tra bande. Nel febbraio 1985, le confessioni di Epaminonda portarono a una vasta operazione di polizia con decine di mandati di cattura. Tra gli arrestati figurò anche Luigi Di Paolo, identificato dagli inquirenti come uno dei membri del commando che nella notte tra il 3 e il 4 novembre 1979 aveva compiuto l'eccidio. Le testimonianze dei collaboratori di giustizia confermarono che la strage era stata deliberata per azzerare la fazione avversa e consolidare in via definitiva il predominio del clan dei Catanesi sul territorio milanese. Note
Bibliografia
Laura Antonella Carli, Nicola Erba, Atlante storico della mala milanese, 1963-1993, Milano, Milieu edizioni, 2025, pp. 512, ISBN 9791282104081.
Voci correlate Angelo Epaminonda Banda della Comasina Francis Turatello
Categoria:Storia di Milano Categoria:Criminalità in Lombardia Categoria:Eventi del 1979