La stella filante è un racconto avventuroso fantascientifico di Emilio Salgari, pubblicato nel 1903 con lo pseudonimo di "Capitano Guido Altieri".

Il racconto, che narra di un dirigibile avveniristico, è annoverato tra i contributi di Salgari alla proto-fantascienza, una produzione minoritaria all'interno della sua vastissima narrativa d'avventura e quasi tutta concentrata nel primo decennio del Novecento.

Storia editoriale La prima pubblicazione avvenne come racconto illustrato nella collana Bibliotechina Aurea Illustrata (Salvatore Biondo, Palermo, 1901–1906), di cui il racconto (al vol. 37) fa parte del secondo gruppo cronologico, databile al 1903. La collana comprendeva in tutto 67 racconti, firmati dallo pseudonimo "Capitano Guido Altieri".

Trama A San Francisco nell'agosto 1900, manifesti anonimi tappezzano la città annunciando un'attrattiva sensazionale chiamata "la Stella Filante", senza ulteriori spiegazioni. La popolazione è colta da una febbre di curiosità: alla Borsa si moltiplicano le scommesse sulla natura dell'evento. L'ispettore Melville, giunto da Washington su ordine del governo, fa sgomberare uno spazio nel Garden-square intuendo che possa trattarsi di un'invenzione aerostatica. A mezzogiorno un dirigibile di forma fusiforme, lungo una cinquantina di metri, privo di motori a gas o benzina e dotato di quattordici eliche di seta, scende sulla città con due soli occupanti: un uomo bianco al comando e un timoniere di colore.

L'inventore anonimo propone un giro del mondo con cinque facoltosi passeggeri come finanziatori, selezionati mediante un'asta. La nave parte ed affronta l'oceano, ma durante la traversata un naufragio obbliga l'aeronave a soccorrere dei naufraghi, prolungando il viaggio.

L'avventura si conclude tragicamente: la Stella Filante perisce in un'esplosione dei serbatoi di idrogeno liquido su un isolotto corallino denominato Maria Lascara, nell'Oceano Pacifico. I cinque milionari sopravvivono ma l'invenzione va perduta con il suo creatore, rimasto anonimo fino alla fine.

Critica Il racconto fa parte dei pochi contributi di Salgari al genere in seguito identificato come "fantascienza", quasi tutti concentrati nel primo decennio del Novecento. La critica ha ricondotto La stella filante al pessimismo tecnologico che caratterizza la produzione fantastica e fantascientifica di Salgari nel suo complesso. I due racconti della Bibliotechina classificabili come fantascientifici — La stella filante e Alla conquista della Luna — non si spingono troppo quanto a fantasia e mantengono assai meno di quanto promettono, pur rivelando un tratto costante del pensiero salgariano: la sfiducia nella scienza e nella tecnica, di cui il naufragio della maestosa aeronave è espressione diretta.

Felice Pozzo, curatore dell'antologia per Cliquot (2016) che ha raccolto i principali racconti fantascientifici salgariani, ha sottolineato come Salgari si distingua nettamente da Jules Verne: mentre in Verne domina una fiducia totale nella scienza e nel progresso, Salgari nutre una diffidenza profonda nei confronti della tecnologia, e il predominio della macchina è percepito come una minaccia per l'esistenza umana. I racconti risultano quindi pervasi da un pessimismo più vicino all'universo di Edgar Allan Poe che alla visione verniana.

Sul contesto scientifico, è stato rilevato come il racconto rifletta le scoperte sull'idrogeno liquido degli anni immediatamente precedenti: la liquefazione dell'idrogeno ottenuta da James Dewar nel 1898 avrebbe ispirato l'idea di una nave volante alimentata da tale elemento, con una maggiore densità rispetto all'idrogeno gassoso dei palloni tradizionali.

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