Corso della Repubblica è un tratto della via Emilia facente parte del centro storico della città di Forlì che prosegue poi, una volta attraversata la piazza principale in corso Garibaldi. Va dalla piazza Saffi fino a Piazzale della Vittoria.
Storia Il corso segna il confine fra il cosiddetto Borgo Cotogni (lato sinistro) e il Rione Ravaldino (lato destro). Il nome Borgo Cotogni è di derivazione incerta e potrebbe riferirsi a un fondo coltivato a cotogneto (interpretazione di Giovanni Missirini) o, come più anticamente si riteneva, alla presenza di insediamenti di Goti (riferito da Paolo Bonoli e Sigismondo Marchesi, che ritengono il termine Cotogni una derivazione da un più antico Gotogni).
Il luogo cambiò nome in Borgo Pio nel 1814, quando si volle celebrare il passaggio in città di Papa Pio VII.
Fra il 1827 e il 1828 si decide di rendere la via un corso di accesso privilegiato al centro cittadino, anche per la sua caratteristica linearità e pertanto, per allargarlo, vengono abbattuti i portici sul lato sinistro (dando le spalle alla piazza). Contestualmente viene anche rinominato in viale Vittorio Emanuele, nome che manterrà fino al Secondo Dopoguerra, quando viene dedicato alla Repubblica italiana.
Fra il 2023 e il 2025 vengono attuati lavori di riqualificazione urbana.
Edifici
Chiesa del Suffragio (Santa Maria della Visitazione)
Il primo edificio sulla destra che si incontra venendo da Piazza Saffi è l'imponente chiesa di Santa Maria della Visitazione, nota anche come Chiesa del Suffragio. Si trova in un luogo chiamato Cantone de Mozzapè, che tradizionalmente era luogo di ritrovo. A destra della chiesa si estende via Volturno, i cui fabbricati nella parte sinistra sono di origine medievale e rinascimentale. In particolare sono notevoli l'edificio al civico 5 e quelli al civico 7 (Casa Petrucci) e 9 (Casa Salaroli).
Ex I.N.F.P.S. (Istituto nazionale fascista della previdenza sociale)
Si trova sul lato destro. Viene costruito nel 1936- 1937 con progetto di Cesare Valle, che elabora un edificio monumentale con l'alternanza dell'uso del marmo bianco per il grande portico e del mattone rosso per la parte in alto. Dopo la Seconda Guerra mondiale l'edificio passa a essere sede del INPS fino al 1981 quando viene acquistato dalla Cassa Rurale (poi Banca di Forlì) che ne fa la sua sede. Francesco Olivucci negli anni 50 del Novecento dipinge un affresco che raffigura lAllegoria della Previdenza Sociale per l'ingresso principale, poi staccato e collocato nella sala congressi dell'adiacente via Bruni.
Precedentemente sull'area in cui si trova l'edificio si trovavano il Caffé Rossini, la Locanda del Cappello (dove nel 1831 morì di rosolia Napoleone Luigi Bonaparte, fratello di Napoleone III) e l'Albergo del Vapore. Nel 1908 l'imprenditore Giuseppe Pullini aveva fondato il Cine Colosal View, sala per proiezioni cinematografiche. Il cinema resta attivo fino al 1926. Di questi non resta nulla da quando è stato costruito il nuovo edificio.
Palazzo Serughi
Con un prospetto sulla piazza Saffi, il palazzo è il primo edificio che si incontra all'inizio della via sul lato sinistro, di fronte alla chiesa del Suffragio. Il palazzo che risale alla fine del Cinquecento, presenta un assetto che è l'esito dei lavori ottocenteschi e primo novecenteschi. Ospita la Camera di Commercio, per la cui espansione negli anni sessanta del Novecento si è abbattuto l'adiacente Palazzo Fussi.
Casa Bellini
Sul lato sinistro la via prosegue con una casa di proprietà nel Settecento del dottor Giovanni Battista Giorgini. Nel 1780 risulta di proprietà della famiglia Gardini, un cui membro illustre è stato Ippolito, pronipote di Giovan Battista Morgagni. Nell'Ottocento apparteneva invece ai Pettini, poi a Giuseppe Ossi (1825) e poi, con l'estinzione di questa famiglia, passa a Giuseppe Artusini nel 1862.
Nel 1883 viene fondato qui il Circolo dei Quaranta, chiamato poi Piccolo Club, infine, dal 1884 è stato sede del Circolo dei Trentanove. Nel 1890 qui si trasferisce l'Albergo del Commercio che resta per dieci anni, gestito da Giuseppe Fortunati. All'epoca sul muro del palazzo si trovava una lapide, poi rimossa, che ricordava il soggiorno nell'albergo di Felice Cavallotti, Vittorio Imbriani, Giovanni Bovio e Menotti Garibaldi quando si svolsero in città i funerali di Aurelio Saffi (1890). Il nome deriva dal proprietario, successivo, l'avvocato Giuseppe Bellini, che ricoprì la carica di sindaco.
Palazzo Pettini
Sede della Cassa dei Risparmi di Forlì (nata nel 1839 e in origine collocata nel Palazzo del Monte di Pietà). Il palazzo, collocato sul lato destro, risale agli anni fra il 1886 e il 1888, ed è stato progettato da Ernesto Mantuzzi e Vincenzo Pantoli con stile neo-rinascimentale. Per fare posto al palazzo sono state demolite delle case di proprietà delle famiglie Serughi e Quarantoli. Il portico, realizzato da Aristide Bolognesi, ha una cancellata con decorazioni su disegno di Francesco Olivucci (1958-59), mentre sulla lunetta si trova un bassorilievo in ceramica con San Giorgio dell'artista faentino Pietro Melandri.
Palazzo Merenda Da non confondere con il palazzo ex sede dei museo civici, questo stabile, che fa angolo con via Flavio Biondo, fa parte, come il precedente, del complesso della Cassa dei Risparmi. Progettato nel 1929 da Vincenzo Pantoli e Domenico Gambi, prosegue idealmente il palazzo Pettini, con forme neoclassiche.
Casa Samaia poi Albergo reale della Posta
Sul lato sinistro sorge l'edificio noto un tempo come Casa Samaia, che era l'antica stazione postale di arrivi e partenze, dove si fermavano i postiglioni. Nello stesso edificio si trovava poi lOsteria San Marco, ancora esistente nel 1755. La destinazione passa poi a quella di albergo, ovvero l'Albergo Reale della Posta, uno dei più importanti della città, dove soggiornavano le autorità in visita, come Giuseppe Bonaparte (1807), Gioacchino Murat (1814), l'aciduchessa Maria Teresa (1826). Decaduto, l'albergo viene chiuso nel 1885, con la morte dell'ultimo proprietario, Sante Ravaioli. In seguito diviene magazzino di vendita di tessuti fino al 1926. Nel 1932 passa all'Opera Nazionale Dopolavoro, ospitando anche il cinematografo Excelsior. Nel 1974 diviene sede di una banca, che opera ristrutturazioni coordinate dagli ingegneri Dante Gerneri e Giorgio Zagatti.
Oltre a Casa Samaia si trovava Casa Zavatti, villa settecentesca di proprietà della famiglia del pittore Carlo Cignani, che vi morì. La proprietà è poi stata della famiglia Gaddi-Hercolani, per poi passare alla Congregazione di Carità fino al 1920. Nel 1921 viene aperto in questa sede il Ristorante del Corso, gestito dalla Cooperativa esercizi pubblici fra i lavoranti d'albergo e mensa, pertanto era chiamato popolarmente Albergo dei camerieri. Nel 1923, in una sala del primo piano, si trasferisce qui il Club del Motore. Negli anni sessanta del Novecento Casa Zavatti viene abbattuta per creare un condominio ai civici 55 e 57.
Palazzo Banca d'Italia
Nel 1868 la Banca Nazionale del Regno acquista l'immobile, prima appartenente alla famiglia Romagnoli, e opera una ristrutturazione completa, sopraelevando la facciata, a opera di Luigi Mirri. Si vede ancora al primo piano il punto in cui terminava l'edificio prima dell'aggiunta. Il portico è formato da grandi archi fra cui sono inseriti sei effigi bronzee raffiguranti Nerone, Commodo, Scipione, Romolo, Catone e Cesare.
Chiesa di Santa Lucia
La costruzione, dedicata in origine a San Giacomo Apostolo, comincia nel 1614. La facciata risale al 1829.
Primo cinema di Forlì L'edificio al civico 60 è quello che ospitò, a partire dal 1905, il primo cinematografo di Forlì. Questo, chiamato Cinematografo permanente, viene realizzato dall'imprenditore Enrico Orlandini e iniziò le proiezioni il 16 maggio 1905. La sala, rilevata dal meldolese Giuseppe Pullini, viene trasferita solo due anni dopo, nel 1907, nei locali dell'Albergo della Posta (Casa Samaia, dall'altra parte della strada), con il nome di Excelsior, per poi spostarsi ancora all'inizio della via, presso il Caffè Rossini, in un edificio non più esistente.
Area ex Orti Masini, il "Quartiere Giardino" Sulla sinistra, subito dopo la chiesa di Santa Lucia, fra le vie Fratelli Cairoli e Guglielmo Oberan, partendo da Corso della Repubblica e proseguendo verso l'esterno fino a via Giorgio Regnoli si ha un'area chiamata un tempo Orti Masini, che a inizio Novecento viene segmentata con ulteriori strade per renderla zona abitativa, tanto che prende il nome di Quartiere giardino. Qui sorgono, a partire dal 1925, svariati villini in stile Liberty, fra cui il più notevole è il Villino Sardi, costruito fra il 1928 e il 1929, a opera di Leonida Emilio Rosetti e decorato con fregi nell'esterno. Al piano terra era in origine presente un laboratorio artigianale con una sala mostra di materiale decorativo. In questa zona sorgeva anche il Villino Saralvo, progettato da Domenico Gambi nel 1925-26, confiscato alla famiglia nel periodo delle leggi razziali (1938) e poi abbattuto e sostituito da un condominio che dal 1984 ha ospitato la redazione del Resto del Carlino.
Palazzo del Merenda
L'edificio, progettato nel 1722 da Giuseppe Merenda, è stato prima ospedale, poi sede dei Musei cittadini, infine sede della biblioteca. In parte dell'edificio è stata ricavata nel 1928 la cosiddetta Farmacia dell'ospedale che presenta una pregevole decorazione del pittore Cesare Camporesi.
Palazzo Rivalta Il palazzo, sul lato sinistro, apparteneva alla famiglia Rivalta che nel 1960 lo donò all'Ente Ospedale e Orfanotrofi, in ricordo di Raffale Rivalta, tenente colonnello medico, morto nel corso della Prima Guerra Mondiale. L'edificio è poi divenuto sede della Polizia Municipale. Si presenta con facciata austera, gialla, profilata di bianco, con due eleganti balconi in ferro battuto.
Casa del tenore Masini
Al numero 107 si trova la casa del tenore Angelo Masini. L'edificio è la rielaborazione ottocentesca di quattro case a schiera, uniformate da unica facciata.
Centro studi Fondazione Livio e Maria Garzanti
Al posto della Fondazione, prima che fossero demolite negli anni quaranta del Novecento, c'erano le Case Albanesi e Bazzotti, abbattute per un progetto che prevedeva la costruzione di case per impiegati statali, poi interrotto a causa della guerra. Questo aveva lasciato uno spazio vuoto, poi occupato dal complesso.
Del complesso fanno parte la Fondazione, dedicata dall'editore Aldo Garzanti alla memoria dei genitori, Livio e Maria e l'Hotel della Città et de la Ville, progettato da Gio Ponti nel 1953. I lavori sono stati eseguiti dalla ditta Enea Orioli di Forlì nel 1957. Il lato che dà sul corso presenta un mosaico con raffigurata l'immagine di San Mercuriale e la scritta in oro fondazione Livio e Maria Garzanti.
Palazzo del Circolo Giuseppe Mazzini
Il palazzo viene progettato negli anni venti del Novecento da Leonida Emilio Rosetti e decorato negli interni dal pittore Cesare Camporesi. In questa zona sorgevano precedentemente i magazzini oleari e granari dello stato pontificio, chiamati dell'Abbondanza, poi riconvertiti in caserma.
I locali avevano un teatro interno, sale da gioco, biliardo e lettura e potevano essere adattati anche come locali per feste danzanti, come quella tenuta il 1 gennaio 1922.
Nel 1925 l'edificio diviene la sede del Reale Liceo Classico Giambattista Morgagni. Torna sede del partito repubblicano vent'anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, ma al piano terra il teatro viene riconvertito in cinema nel 1962 (Cinema Mazzini con capacità di 650 posti e comprensivo di galleria). Con la chiusura del cinema la sala diviene aula universitaria.
Arena Eliseo