Ufficiale specializzatosi in ruoli di stato maggiore più che nel comando di grandi navi da guerra, Nepenin combatté nel corso della guerra russo-giapponese del 1904-1905 nei ranghi della Flotta del Pacifico per poi diventare, nel 1911, comandante dell'Ufficio comunicazioni della Flotta del Baltico. Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale nell'agosto 1914, Nepenin divenne così responsabile non solo del sistema di comunicazioni radio della flotta, ma anche delle attività di intelligence connesse all'intercettazione e decifrazione delle comunicazioni radio dei nemici tedeschi.

Nel settembre 1916 Nepenin fu scelto, in modo abbastanza sorprendente, per sostituire l'ammiraglio Vasilij Aleksandrovič Kanin quale nuovo comandante in capo della Flotta del Baltico; la sua nomina fu forse favorita dalla sua fama di ufficiale di tendenze progressiste, e quindi gradito a quegli ambienti della Marina russa che ambivano a un cambiamento nell'anacronistico regime degli zar. Ad ogni modo, Nepenin fu una delle vittime della successiva Rivoluzione di febbraio del 1917: quando la notizia dell'abdicazione dello zar Nicola II di Russia raggiunse il nucleo centrale della Flotta del Baltico, ancorato in quel momento nella base di Helsingfors, gli equipaggi si ammutinarono e presero le armi contro i loro ufficiali. Nepenin cercò di riportare in qualche modo la calma, ma il 17 marzo 1917 venne assassinato da uno sconosciuto durante una nuova serie di tumulti tra i marinai.

Biografia Primi anni Nepenin nacque a Velikie Luki nell'allora Governatorato di Pskov dell'Impero russo; dopo aver frequentato l'Istituto navale di San Pietroburgo, nel 1892 si diplomò ed entrò nei ranghi della Marina imperiale russa con il grado di Mičman. Le sue prime assegnazioni furono presso la Flotta del Baltico, ma nel 1900 fu in forza alla Flottiglia Siberiana (l'antesignana della futura Flotta del Pacifico) con la quale prese parte alle operazioni internazionali per la repressione della rivolta dei Boxer in Cina..

Allo scoppio della guerra russo-giapponese nel febbraio 1904, Nepenin era comandante della piccola cannoniera Mandžur, dislocata nel porto cinese di Shanghai per difendere gli interessi russi nella zona; impossibilitato a prendere il mare a causa del blocco navale imposto dalle superiori forze giapponesi, Nepenin fece autoaffondare la cannoniera e, con il suo equipaggio, raggiunse poi via terra la base di Port Arthur in Manciuria, sede delle principali forze da combattimento della Flotta del Pacifico russa. Nel corso del successivo assedio di Port Arthur, Nepenin ebbe il comando della torpediniera Storoževoj, mettendosi in luce negli scontri con la flotta giapponese.

Concluso il conflitto con l'Impero giapponese, Nepenin tornò in servizio nei ranghi della Flotta del Baltico, servendo come ufficiale di bordo su una gran varietà di unità navali; il 12 giugno 1911 infine divenne comandante dell'Ufficio comunicazioni della Flotta del Baltico, ottenendo anche una promozione a capitano di 1ª classe il 9 dicembre seguente.

La prima guerra mondiale

Al momento dell'ingresso della Russia nella prima guerra mondiale, nell'agosto 1914, l'Ufficio comunicazioni della Flotta del Baltico rivestiva un importante ruolo di intelligence nell'ambito delle operazioni russe contro l'Impero tedesco nel mar Baltico. Inizialmente il ruolo dell'Ufficio comandato da Nepenin, promosso grado di contrammiraglio il 14 settembre 1914, era quello di coordinare una serie di stazioni costiere incaricate di osservare i movimenti navali nemici e comunicarli via radio al quartier generale della Flotta, oltre che di gestire le attività di ricognizione del neonato servizio aeronautico navale russo. Il 26 agosto 1914, tuttavia, i russi si impossessarono del relitto dell'incrociatore leggero tedesco , finito incagliato sulla costa dell'isola estone di Odensholm durante un'operazione e abbandonato dall'equipaggio: ispezionando il relitto, i russi rinvennero a bordo tre libri codice, contenenti le chiavi di cifratura del sistema di codifica delle comunicazioni radio della Kaiserliche Marine tedesca. Una delle copie dei libri codice fu ceduta agli alleati britannici, mentre grazie alle altre i russi avviarono i loro propri tentativi di decifrazione del traffico radio nemico: dopo alcuni esperimenti, nel 1915 l'Ufficio comunicazioni aprì quindi una stazione di intercettazione radio in Estonia, collegata via cavo direttamente al quartier generale di Nepenin a Reval, e incaricata di tracciare le comunicazioni dei tedeschi e determinare da esse la posizione delle navi nemiche. Divenne una procedura standard, per i comandanti delle navi russe inviate in missione nel Baltico, ricevere rapporti preliminari direttamente da Nepenin sulla situazione del nemico; Nepenin stesso aveva l'autorità di contattare le navi in missione in mare per comunicare loro informazioni urgenti tratte dall'analisi del traffico radio tedesco.

Nel settembre 1916 lo zar Nicola II di Russia scelse Nepenin, promosso nel frattempo al grado di vice ammiraglio, quale nuovo comandante in capo della Flotta del Baltico, in sostituzione dell'ammiraglio Vasilij Aleksandrovič Kanin la cui condotta difensiva nel corso delle operazioni belliche nel Baltico era stata giudicata negativamente dall'alto comando della Marina russa... La nomina di Nepenin fu in un certo modo sorprendente, visto che questi era principalmente un ufficiale di stato maggiore che, in carriera, non aveva mai comandato alcuna grande unità da combattimento, e non fu per questo accolta positivamente da tutti gli ambienti della Flotta del Baltico; la nomina, in effetti, fu ritenuta una "vittoria" degli ambienti legati ai servizi amministrativi della Flotta sugli ambienti legati alle operazioni in mare, tradizionalmente in contrasto gli uni con gli altri. La nomina di Nepenin venne inoltre letta in chiave "cospirativa" da alcuni commentatori successivi, in particolare perché precedette di poco il trasferimento del vice ammiraglio Aleksandr Vasil'evič Kolčak dalla Flotta del Baltico alla Flotta del Mar Nero: seconda questa linea di pensiero, mai pienamente provata, queste decisioni furono favorire da una cricca interna allo stato maggiore della Marina russa composta da ufficiali di tendenze progressiste, intenzionati a rimuovere dalla Flotta del Baltico (la più vicina al centro del potere imperale di Pietrogrado) due alti comandanti di comprovata fedeltà monarchica come Kanin e Kolčak in vista di una successiva rivoluzione per detronizzare lo zar..

Nepenin ricevette l'incarico di rivitalizzare il morale della flotta e, soprattutto, di ripristinare la disciplina tra gli equipaggi, due aspetti ritenuti gravemente scaduti durante il periodo di comando di Kanin: sia per la condotta difensiva imposta dal precedente comandante, sia per la particolarità che vedeva il Golfo di Finlandia gelare quasi completamente durante i mesi invernali, la maggioranza delle grandi navi da guerra della Flotta del Baltico trascorreva mesi bloccata immobile in porto; questo esponeva gli equipaggi tanto alla noia e al tedio quanto alla carenza di cibo e rimpiazzi nei ranghi, il tutto aggravato dalla rigida separazione e dal classismo imposto tra ufficiali e marinai. Gli equipaggi fermi in porto risultavano inoltre bersagli perfetti per le attività di propaganda dei partiti politici più radicalmente ostili allo zarismo, in primo luogo i bolscevichi e i menscevichi. Nepenin non riuscì a migliorare il quadro della situazione: la sua insistenza per il ripristino di una rigida disciplina gli alienò ben presto le simpatie degli equipaggi; la sua naturale mancanza di tatto e diplomazia, unita alla sua provenienza dagli ambienti amministrativi della Flotta, gli alienò le simpatie degli ufficiali operativi a bordo delle navi...

La rivoluzione

Per l'anno 1917 Nepenin aveva in mente di condurre ambiziose operazioni offensive nel Baltico, compresa un'ampia operazione di sbarco anfibio di due divisioni alle spalle del fronte tedesco; lo scoppio dei moti anti-zaristi all'inizio del marzo 1917, prodromi della successiva "Rivoluzione di febbraio", non gli diedero modo di realizzare i suoi piani..

Le manifestazioni e le rivolte di piazza della fine di febbraio a Pietrogrado portarono ben presto il grosso della guarnigione militare della città a schierarsi dalla parte degli insorti, seguita a ruota dai marinai della Flotta del Baltico: il 13 marzo folle di marinai in rivolta si impossessarono del quartier generale della Flotta del Baltico presso la base navale di Kronštadt a Pietrogrado, assassinando vari alti ufficiali tra cui il comandante della base, ammiraglio Robert Viren. Nepenin si trovava in quel momento presso il quartier generale avanzato della Flotta del Baltico, a Helsingfors, insieme al nucleo centrale delle navi da battaglia; tagliato fuori dalle comunicazioni ufficiali dopo il collasso della base di Kronštadt, ma raggiunto comunque da notizie sparse che segnalavano lo scoppio di disordini a Pietrogrado, l'ammutinamento dei marinai e l'assassinio di diversi alti ufficiali, Nepenin ordinò di mettere l'intera flotta (bloccata in porto dal ghiaccio) in stato di massima allerta. Nepenin, a suo modo, si schierò immediatamente con i fautori del cambiamento: il 14 marzo telegrafò personalmente allo zar per chiedergli di aderire alle richieste di riforme portate avanti dai leader politici della rivolta di Pietrogrado, al fine di non compromettere la tenuta bellica della Russia; il 15 marzo, ricevuta la notizia dell'abdicazione firmata da Nicola II, Nepenin riunì i principali ufficiali della flotta e comunicò loro la sua intenzione di giurare immediatamente fedeltà al Governo provvisorio russo che aveva preso il posto dello zar. La maggior parte degli ufficiali operativi della flotta avversò la decisione del vice ammiraglio, mentre la maggior parte degli ufficiali di stato maggiore l'approvarono...

Arrogandosi un'autorità che non possedeva, Michail Vladimirovič Rodzjanko, presidente della Duma di Stato ed esponente di spicco del neonato Governo provvisorio russo, comunicò a Nepenin di tenere per il momento nascosta la notizia dell'abdicazione dello zar agli equipaggi delle navi ancorate a Helsingfors, al fine di mantenere la calma. La mossa fu controproducente: i marinai addetti alle comunicazioni captarono comunque la notizia dell'abdicazione e provvidero a diffonderla tra gli equipaggi; questi ultimi interpretarono il silenzio sulla questione di Nepenin e dell'alto comando come una specie di complotto monarchico e reazionario, e si ribellarono immediatamente. Il 16 marzo folle di marinai ammutinati si sollevarono a bordo delle principali unità da battaglia ancorate a Helsingfors, disarmando i loro ufficiali e assassinando chi resisteva; comitati di marinai sostituirono gli ufficiali nel comando delle navi. Uno sconsolato Nepenin dovette ben presto telegrafare a Rodzjanko che «la Flotta del Baltico non esisteva più come forza militare», e chiese che funzionari del Governo provvisorio venissero al più presto inviati a Helsingfors per spiegare le loro ragioni e calmare i marinai...