Regole per ben suonare il violino è un trattato didattico di Giuseppe Tartini (o di scuola tartiniana) sugli abbellimenti e sul modo di suonare il violino.

Storia editoriale Nel contesto della trattatistica musicale del XVIII secolo, Regole per ben suonare il violino si distingue come un caso unico per la sua doppia natura: da un lato, costituisce il primo esempio noto di trattato interamente dedicato agli abbellimenti; dall'altro, fornisce una chiara e significativa testimonianza del metodo didattico di Tartini. Si tratta di una raccolta di precetti che gli allievi di Giuseppe Tartini copiavano durante la loro permanenza a Padova dove il "Maestro delle Nazioni" insegnava e che circolavano in Italia e all'estero in forma manoscritta.Il testo costituisce una sintesi complessiva dell’esperienza interpretativa e didattica maturata da Tartini.

Intorno alla possibile datazione del testo, si sono sviluppate diverse ipotesi. Adolph Beyschlag prima e il musicologo Pierluigi Petrobelli poi, hanno evidenziato numerose corrispondenze tra il testo delle Regole e alcuni passi del Versuch einer gründlichen Violinschule di Leopold Mozart, considerazione che porta ad ipotizzare che la stesura del testo tartiniano sia avvenuta prima del 1756, anno della prima edizione del trattato mozartiano. Una seconda ipotesi, teorizzata da David Boyden, vede il testo delle Regole redatto intorno al 1750.

La prima edizione delle Regole fu pubblicata a Parigi nel marzo 1771 ad opera di Pierre Denis, con il titolo Traité des agrémens de la musique.Secondo Petrobelli il fatto che la pubblicazione del trattato sia avvenuta in un periodo immediatamente successivo alla morte di Tartini è indice del fatto che l'ostacolo alla pubblicazione era rappresentato dalla mancata volontà dell'autore e, una volta venuto a mancare questo impedimento, si procedette velocemente alla diffusione a stampa del trattato.

Il trattato La struttura del trattato comprende i seguenti capitoli:

- Regole per le Arcate [sezione presente soltanto nel testimone di Nicolai conservato a Venezia e nel testimone di Mayr conservato a Bergamo (2 e 6 del capitolo "I testimoni manoscritti")]

- Dell'Appoggiature in genere

Appoggiature semplici discendenti Uso, ed adattazione della medesima Uso, ed adattazione dell'Appoggiature brevi di passaggio Appoggiature semplici Ascendenti

- Del Trillo, Tremolo, e Mordente

Uso, e adattazione del Trillo Tremolo Mordente

- Modi Naturali

- Modi Artifiziali

- Cadenze Naturali

- Cadenze Artifiziali

Il trattato prende in esame il tema dell'appoggiatura spiegando, come già affrontato da Quantz e da Carl Philipp Emanuel Bach, che se la nota base è puntata, l'appoggiatura dovrà valere due terzi del suo valore ritmico. Una volta conclusa la parte dedicata agli aspetti legati alla produzione e all’emissione del suono, all’articolazione e ad altri elementi dell’esecuzione, il testo si concentra sulla pratica dell’ornamentazione. In questa sezione vengono esaminate diverse forme di appoggiatura, il trillo e il mordente. Quest’ultimo richiede una precisazione terminologica, poiché il significato attribuito da Tartini al termine non coincide pienamente con quello assunto nella moderna teoria musicale. Il mordente, infatti, sembra indicare un procedimento ornamentale fondato sulla successione di un’appoggiatura inferiore e di una superiore, con il ritorno alla nota principale. Il movimento si sviluppa quindi attraverso quattro note e termina nuovamente sulla nota reale, che costituisce il punto di arrivo dell’ornamento.Per illustrare e fornire esempi dei diversi tipi di abbellimento musicale, Tartini utilizza un particolare sistema di notazione basato sulla sovrapposizione di due pentagrammi. Il primo rappresenta il livello fondamentale della melodia, da lui definito «scheletro», mentre il secondo raffigura il livello superficiale, denominato «modo». Attraverso questo procedimento, Tartini intende insegnare ai propri allievi quanto sia essenziale conservare una visione chiara e precisa degli elementi strutturali del discorso musicale. Finché l'interprete mantiene ben saldo nella propria concezione lo schema melodico di base, può introdurre qualsiasi tipo di ornamento, a condizione che questo rispetti un criterio di «buon gusto».

Per quanto riguarda l'articolazione, nel testo si fa riferimento alla leggerezza delle dita, che poi verrà ripresa successivamente da Bartolomeo CampagnoliNouvelle méthode de la mécanique progressive du jeu du violon divisée en 5 parties et distribuée en 132 leçons progressives pour deux violons et 118 études pour violon seul, op. 21, Leipzig 1791 (Nuovo metodo della meccanica progressiva per suonare il violino, Milano-Firenze, Ricordi, 1797). e Francesco Galeazzi:Elementi teorico-pratici di musica, con un saggio sopra l'arte di suonare il violino, analizzata ed a dimostrabili principi ridotta, Roma, Pilucchi-Cracas, 1791-96.

Poco dopo descrive una insolita tipologia di trillo in cui le dita impegnate non devono lasciare del tutto la corda:

A questa prima serie di abbellimenti segue la discussione del “tremolo”, termine con cui Tartini indica quello che oggi definiamo vibrato. Il ricorso a tale pratica appare però abbastanza contenuto, anche perché l’attenzione rivolta alla realizzazione di un’intonazione naturale tende a limitarne l’utilizzazione.

La trattazione prosegue quindi con due capitoli dedicati ai “Modi”, nei quali Tartini affronta il problema della diminuzione, vale a dire l’elaborazione melodica di successioni composte da due o più note, insieme alle diverse possibilità di realizzare le cadenze. All’interno di questa materia viene proposta una distinzione tra procedimenti “naturali” e “artifiziali”. I primi sono riconducibili alle capacità istintive e alla sensibilità musicale dei buoni esecutori: si tratta di soluzioni che nascono dalla loro stessa esperienza e che permettono di rendere più elaborato il profilo della frase, intervenendo in particolare nei punti cadenzali. L'interesse di Tartini per i modi naturali rappresenta anche una testimonianza della sua pratica di trascrivere musica popolare, infatti descrive i modi naturali come quei modi impiegati "da persone affatto ignoranti di Musica, che cantano per proprio piacere, secondo il dono ricavato dalla Natura".Ms Nicolai, cap. X, pp.20-21 Tartini poi rivendica l’iniziativa pionieristica e auspica la continuazione futura di tale pratica. I “modi artifiziali”, al contrario, presuppongono una maggiore consapevolezza delle regole del contrappunto e permettono di elaborare la linea musicale discostandosi, entro determinati limiti, da quanto proposto dal basso continuo. Tartini ne circoscrive tuttavia l’impiego, ritenendoli inadatti nei momenti in cui compaiono i nuclei melodici principali della frase; il loro ambito privilegiato rimane infatti quello delle cadenze.

Le fonti Le fonti che citano questo scritto didattico sono varie e ruotano attorno a tre titoli diversi: Lezioni pratiche per il violino, Trattato delle appoggiature, Trattato delle amenità del canto.

Una prima testimonianza la troviamo nella nota 24 dell'Orazione dell'abate Francesco Fanzago: L'Orazione fu scritta per la solenne messa funebre celebrata per Tartini il 31 marzo 1770 presso la Chiesa di Santa Maria dei Servi a Padova e venne poi stampata tempo dopo con l'aggiunta di note illustrative, appendice biografica e incisione con ritratto del musicista, facendoci pervenire le prime informazioni biografiche su Tartini.Questa testimonianza porta il musicologo Pierluigi Petrobelli a ipotizzare la reale esistenza del manoscritto autografo, al contrario di Erwin Jakobi che ipotizza invece l'esistenza di vari testimoni idiografi.

Nel 4° volume della "Neues historisch-biographisches Lexikon der Tonküstler" del 1814 di Ernst Ludwig Gerber, si parla di Lezioni pratiche per il violino aggiungendo che il trattato andava per le mani di tutti gli scolari.

Il Catalogo di Giuseppe Benzon, pubblicato a Venezia nel 1818, cita l'opera col titolo "Trattato delle appoggiature".

François-Joseph Fétis nella Biographie universelle des musiciens Vol. VIII, Parigi: Firmin Didot Frères, 1867, alla voce Joseph Tartini, sostiene che "il vero titolo" dell'opera sia Trattato delle appoggiature sì ascendenti che discendenti per il violino, come pure il trillo, tremolo, mordente, ed altro, con dichiarazione delle cadenze naturali e composte.

L'opera "Storia degli italiani" del 1877, tomo IV dello storico Cesare Cantù, cita il trattato col titolo "Lezioni pratiche", aggiungendo l'informazione secondo la quale Tartini dettò il testo, anziché scriverlo di suo pugno.

I testimoni manoscritti

Manoscritto conservato presso la Jean Gray Hargrove Music Library dell'Università della California - Berkeley dal titolo "Libro de regole, ed esempi necessari per ben suonare del Sig. Gioseppe Tartini." Manoscritto conservato presso la Biblioteca del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia dal titolo "Regole per arrivare a saper ben suonar il Violino, col vero fondamento di saper sicuramente tutto quello, che si fa; buono ancora a tutti quelli, ch'esercitano la Musica siano Cantanti, o Suonatori date in luce dal celebre Sig. Giuseppe Tartini per uso di chi avrà volontà di studiare copiate da Giovanni Francesco Nicolai suo scolaro." Manoscritto conservato presso la Biblioteca del Conservatorio di Modena dal titolo "Regole per arrivare a saper suonar bene il violino con il vero fondamento di saper sicuramente tutto quello, che si fa buono ancora a tutti quelli, che esercitano la musica siano Cantanti, o Sonatori date in luce dal Celebre Sig. Giuseppe Tartini per uso chi avrà volontà di studiare". Manoscritto conservato presso la Biblioteca della Fondazione Ugo e Olga Levi di Venezia catalogato col titolo "Trattato sugli abbellimenti e sulle cadenze". Manoscritto conservato presso la Biblioteca del Conservatorio Arrigo Pedrollo di Vicenza dal titolo "Scuola del buon gusto per suonar il violino del Sig. Giuseppe Tartini". Manoscritto redatto da Johann Simon Mayr dal titolo "Raccolta di diversi altri modi naturali, di Cadenze naturali e di Cadenze fatte ad arbitrio / del Sig. Giuseppe Tartini; fatte da Gianfrancesco Nicolai suo scolaro" e conservato presso la Biblioteca musicale Gaetano Donizetti di Bergamo.

Note

Bibliografia  Fanzago, Francesco - Orazione del Signor abate Francesco Fanzago Padovano, delle lodi di Giuseppe Tartini, recitata nella chiesa de’ RR. PP. Serviti in Padova Li 31. di marzo L’anno 1770, con varie note illustrata, e con un breve Compendio della vita del medesimo, Padova, Stamperia Conzatti, 1770. Gerber, Ernst Ludwig - "Neues historisch-biographisches Lexikon der Tonküstler", vol. 4, Lipsia, 1814. Beyschlag, Adolph - Die Ornamentik der Musik, Lipsia, Breitkopf & Härtel, 1908. Capri, Antonio - Giuseppe Tartini, Milano, Garzanti, 1945. Babitz, Sol - A Problem of Rhythm in Baroque Music, Musical Quarterly, 38, pp. 533–565, 1952. Boyden, David D. - The missing Italian manuscript of Tartini, in The Musical Quarterly, Jul., 1960, Vol. 46, No. 3 (Jul., 1960), Oxford University Press, 1960.   Jakobi, Erwin R. - G. F. Nicolai’s Manuscript, The Musical Quarterly, Apr., 1961, Vol. 47, No. 2 (Apr., 1961), Oxford University Press, 1961.   Boyden, David D. - The History of Violin Playing from Its Origins to 1761, London, Oxford University Press, 1965. Petrobelli, Pierluigi - Giuseppe Tartini: le fonti biografiche, Vienna, Universal Edition, 1968. Petrobelli, Pierluigi - Tartini e la musica popolare, in Chigiana, Rassegna annuale di studi musicologici, Voll. XXVI-XXVII - Nuova serie 6-7, 1971. Rossi, Franco - La Fondazione Levi di Venezia, catalogo del fondo musicale, Fondazione Levi, Venezia, 1986. Petrobelli, Pierluigi - Tartini, le sue idee e il suo tempo, Lucca, LIM, 1992. Canale, Margherita - Fonti per una ricostruzione della didattica tartiniana nella “Scuola delle Nazioni”, Musicological Annual, vol.XVIII, Lubiana, 1992.