Un’agenzia di protezione privata è una libera associazione tra individui che, in alcune teorie libertarie, emergerebbe dallo stato di natura con lo scopo di garantire la protezione reciproca dei membri e, qualora assumesse forma commerciale, di offrire servizi di sicurezza all’interno di un mercato concorrenziale potendosi articolare anche nella forma di compagnia assicurativa.
Teorizzate per la prima volta dall’economista belga Gustave de Molinari, che già nel 1849 in Les Soirées de la Rue Saint-Lazare e nel 1887 in Les Lois Naturelles de l’Economie Politique ipotizzava la possibilità di forze di polizia private in competizione tra loro, l’idea fu successivamente ripresa anche dall'anarcoindividualista Benjamin Tucker, il quale nel 1887, sulla sua rivista Liberty, sostenne che la difesa dovesse essere considerata un servizio come gli altri e scambiata sul mercato secondo le desiderata dei consumatori, polemizzando contro il monopolio di fatto esercitato dagli Stati.
Dopo queste riflessioni ottocentesche, la teorizzazione di una società in cui difesa e sicurezza siano affidate ad agenzie di protezione operanti nel libero mercato anziché allo Stato divenne una delle principali linee di tensione interne al libertarismo di destra, in particolare nel dibattito tra i minarchici e gli anarcocapitalisti. Teoria Posizione laissez-faire molinariana
Pioniere nella teorizzazione delle agenzie di protezione private, Gustave de Molinari fu il più estremo tra i pensatori afferenti alla corrente del laissez-faire e il primo economista, in senso storico, a formulare posizioni che oggi definiremmo anarco-capitaliste. Le sue riflessioni in ambito economico lo condussero infatti a chiedersi se non fosse possibile affidare al mercato anche la fornitura dei servizi di protezione.
Il pensatore liberale belga, già nel 1846, in un articolo per il Courrier français, paragona lo Stato a una grande compagnia di mutua assicurazione; in quel testo, tuttavia, de Molinari non esprime ancora apertamente se tale impostazione si fondi su un’idea contrattualista o meno. La sua posizione si chiarirà nel 1849, con la pubblicazione del De la production de la sécurité, in cui l’economista mostrerà la propria distanza dal modello del contratto sociale. Questa sua evoluzione del pensiero è generalmente ricondotta alle lezioni tenute nel 1847 allAthénée royal de Paris, dove si occupò in maniera critica dei monopoli nazionali, tema che verosimilmente lo condusse ad approdare a posizioni anarchiche.
De Molinari giunse a ritenere che il monopolio statale della sicurezza fosse costoso, inefficiente e fondato sulla coercizione e che, a suo avviso, nell’interesse dei consumatori, anche la sicurezza avrebbe dovuto essere sottoposta alle regole del libero mercato. Per de Molinari gli interessi del consumatore devono prevalere su quelli del produttore, e questo principio valeva anche per la protezione della persona e della proprietà. Conseguentemente negava la legittimità sia dell’imposizione di un monopolio governativo sui servizi di sicurezza, sia del divieto a governi concorrenti di insediarsi e cominciare a offrire tali servizi in regime di concorrenza.
De Molinari immagina, in sostituzione delle forze di difesa pubbliche, la nascita di agenzie di protezione che assumerebbero alcune delle funzioni proprie delle compagnie di assicurazione: riscuoterebbero un premio dai propri clienti e adotterebbero misure volte a mantenere al minimo le compensazioni assicurative. Ciò si tradurrebbe in attività di polizia e vigilanza privata, finalizzate a scoraggiare danneggiamenti e furti e ad adoperarsi per il recupero degli eventuali beni sottratti.
Posizione anarcocapitalista
Nonostante la credenza comune che l’idea delle agenzie di protezione concorrenti sia stata un’invenzione del filosofo Robert Nozick, essa nasce, dopo le riflessioni di De Molinari e Tucker, nel pensiero anarcocapitalista. Con Murray Rothbard e, successivamente, con filosofi come David Friedman e Hans-Hermann Hoppe, venne infatti teorizzata l’abolizione dello Stato e la sua sostituzione con una pluralità di fornitori di servizi di difesa in concorrenza tra loro. Questa posizione si fonda sulla convinzione, propria della scuola anarcocapitalista e del pensiero rothbardiano, che non esista alcun servizio fornito dallo Stato che non possa essere offerto in modo più efficiente da soggetti privati e che, più in generale, l’esercizio della forza da parte degli Stati non costituisca un’attività eticamente giustificata in quanto per il pensiero anarcocapitalista gli Stati sarebbero "agenzie di coercizione legittimate" ma non legittime.
Le caratteristiche dei servizi di protezione offerti dalle diverse agenzie rendono il loro prezzo assimilabile a un premio assicurativo. Per questo motivo, seguendo le suggestioni di Linda e Morris Tannehill nel loro The Market for Liberty, anche secondo Hans-Hermann Hoppe i candidati più plausibili a fornire tali servizi sono proprio le compagnie assicurative le quali, inoltre, soddisfano un requisito essenziale: dispongono di ingenti patrimoni distribuiti a livello nazionale e internazionale, il che rende credibile la loro capacità di mantenere le promesse di difesa e di risarcimento nei confronti dei potenziali clienti.
David Friedman, che dalla terza edizione del suo L'ingranaggio della libertà preferisce definire le associazioni protettive private come rights enforcement agency per evitare fraintendimenti con attività illegali quali estorsioni e racket, guardando la questione dal punto di vista del libertarismo consequenzialista sostiene che i servizi di difesa potrebbero essere affidati al mercato tramite organizzazioni di difesa locali. Secondo questa prospettiva, tali organizzazioni emergerebbero attraverso un graduale processo di devoluzione dallo Stato centrale agli enti locali, fino a sostituire la difesa nazionale: una volta assicurata la protezione a livello locale, infatti, verrebbe meno l’incentivo a finanziare un servizio di difesa su scala nazionale, così come eventuali servizi assicurativi di portata analoga.
Posizione minarchica
I pensatori minarchici, a differenza degli anarcocapitalisti, tendono ad ammettere, o quantomeno ad accettare come inevitabile, la liceità dello Stato a monopolizzare la forza su un determinato territorio.
Il principale teorico delle relazioni tra le agenzie di protezione private e il minarchismo fu Robert Nozick che, in Anarchia, stato e utopia, descrive uno stato di natura di matrice lockeana nel quale ciascun individuo può far valere direttamente i propri diritti. In tale contesto emergono due rischi principali: la tendenza a sopravvalutare i torti subiti, con possibili cicli di ritorsioni e controritorsioni, e le asimmetrie di potere, che possono impedire al più debole di ottenere risarcimento.
Per ovviare a tali problemi, individui razionali tenderebbero ad associarsi in agenzie di mutua protezione, nelle quali le pretese dei membri sarebbero sottoposte al vaglio degli altri. Poiché però l’organizzazione diretta comporta costi, emergerebbero imprenditori della protezione che, grazie alla divisione del lavoro, offrirebbero servizi di difesa sul mercato attraverso agenzie a carattere commerciale. In una fase iniziale opererebbero più agenzie in concorrenza; tuttavia, secondo Nozick, il mercato della protezione tende strutturalmente all'oligopolio e poi al monopolio, poiché le agenzie hanno interesse a ridurre i conflitti reciproci mediante accordi, fusioni o spartizioni territoriali. Ne risulterebbe un’agenzia dominante in un determinato territorio.
In questa fase non esiste ancora un monopolio formale della forza né un obbligo generale di adesione: infatti, permangono individui indipendenti che conservano il diritto di autotutela. La loro presenza, tuttavia, costituisce un rischio per i clienti dell’agenzia dominante, poiché potrebbero eccedere nell’uso della coercizione. Per prevenirlo, l’agenzia vieta agli indipendenti l’uso diretto della forza contro i propri assistiti, riservando a sé tale facoltà e offrendo in compenso protezione anche a chi non è affiliato. In tal modo essa acquisisce il monopolio della forza entro il territorio, soddisfacendo così le condizioni della teoria weberiana per definire qualcosa come "Stato".
Il processo si conclude con la nascita dello Stato minimo, che, secondo Nozick, è emerso senza violare alcun diritto individuale.
Critiche Critica anarcocapitalista alle agenzie dominanti nozickiane
L'opera di Nozick ebbe vasta eco nell'ambiente libertario: agli anarcocapitalisti non sfuggì, infatti, che in Anarchia, stato e utopia il filosofo non solo muoveva critiche al pensiero di John Rawls espresso nel suo Una teoria della giustizia, ma, ancor prima, tentava di giustificare l'esistenza dello Stato in opposizione alla teoria anarcocapitalista. Una parte significativa della Third Libertarian Scholars Conference, tenutasi a New York nel 1975, fu dedicata alla critica della teoria nozickiana, e anche il Journal of Libertarian Studies del 1977 riservò ampio spazio all'argomento.
Tra le critiche anarcocapitaliste, Murray Rothbard osservò come non fosse affatto necessario che le agenzie imponessero ai propri associati la rinuncia al diritto di rappresaglia e che l'ipotesi che le agenzie di protezione private commerciali si combattano tra di loro sia inconsistente, perché in tal modo dovrebbero sostenere costi elevati e, al tempo stesso, allontanerebbero i loro clienti, dello stesso avviso è Carlo Lottieri che ricorda come anche nella tradizione libertaria la completa professionalizzazione della protezione sia guardata con sospetto perché rischia di mettere in pericolo i diritti individuali: l'esistenza di agenzie dominanti con il monopolio di fatto della forza crea infatti le condizioni anche del monopolio legale della stessa dando a queste agenzie il potere di sopprimere sul nascere ogni iniziativa a loro concorrente.
John Sanders scrisse di non essere persuaso dall'inevitabilità della transizione allo Stato, sostenendo sia la possibilità di sopravvivenza di un'agenzia di protezione dominante che non si arroghi il monopolio della forza, sia quella della coesistenza di più agenzie nello stesso territorio. Anche Walter Block mosse critiche all’idea dell’agenzia dominante: secondo Block, tutte le agenzie di protezione presenti nella condizione anarchica sono filosoficamente uguali e soggette al medesimo grado di fallibilità; Block ritiene non vi sia nessun fondamento normativo e morale per ritenere che le procedure di un’agenzia di protezione dominante siano superiori a quelle delle agenzie minori, né che possano essere legittimamente imposte mediante coercizione alla collettività.
Critica oggettivista alle agenzie di protezione anarcocapitaliste
Una posizione critica nei confronti dell’idea di privatizzare le agenzie di protezione fu assunta dagli oggettivisti, in particolare da Ayn Rand, la quale sostenne che le uniche funzioni che lo Stato può legittimamente esercitare siano tre: la polizia, le forze armate e i tribunali. A suo avviso, la presenza di eserciti in competizione condurrebbe la società verso un bellum omnium contra omnes analogo allo stato di natura hobbesiano, opinione condivisa da Randall G. Holcombe. Posizione analoga fu espressa da John Hospers, secondo il quale la coesistenza di due eserciti rivali nello stesso territorio ha un nome preciso: guerra civile.
La posizione della Rand venne formulata nel saggio The nature of the Government, pubblicato nel 1963, un anno dopo l’uscita di Man, Economy and State di Murray Rothbard, opera in cui il filosofo sistematizzava per la prima volta il proprio pensiero anarchico. Nel 1969 Roy Childs tentò, con una lettera aperta, di riaprire il dibattito con Ayn Rand, senza tuttavia ricevere risposta.
Teoria dei beni pubblici e free rider