Il dialetto alto-vicentino (nome nativo alto visentìn) è un dialetto della lingua veneta, parlato principalmente nella regione storica dell'Alto vicentino, nel Veneto nord-occidentale, da circa persone. È altresì parlato anche nel Trentino meridionale (zone di Luserna, Folgaria, Lavarone e Vallarsa) e in una piccola porzione della Lessinia veronese.

Secondo la classificazione dei dialetti primari di Pellegrini (1977), il veneto alto-vicentino è classificato come "dialetto romanzo primario", ossia come evoluzione autonoma dal latino volgare.

Storia Mentre il veneziano e il vicentino di pianura hanno subito forti processi di modernizzazione, le parlate dell'Alto Vicentino hanno mantenuto tratti fonetici e lessicali più vicini alle forme arcaiche del volgare, talvolta con parallelismi sorprendenti con altre lingue romanze, quali lo spagnolo; infatti presenta fenomeni di sonorizzazione delle occlusive sorde intervocaliche, un tratto tipico delle lingue gallo-italiche e ibero-romanze.

L'alto-vicentino è classificato tra le parlate rustiche, che si distaccano dal vicentino cittadino e dal basso vicentino per diversi aspetti: primo fra tutti è la fonologia; una delle differenze più evidenti riguarda la pronuncia dei suoni sibilanti. Ad esempio, mentre nel Basso Vicentino e in buona parte del Veneto si usa la forma [zincoe], nell'Alto Vicentino prevale la variante [sincoe].

In secondo luogo, questa variante periferica tende a preservare termini e strutture che nella città di Vicenza sono stati sostituiti da forme più simili al veneziano o all'italiano, risultando la variante del veneto meno toccata dall'italianizzazione. Inoltre, studi specialistici evidenziano fenomeni particolari di palatalizzazione delle sillabe CA e GA, tratti che rendono l'alto-vicentino oggetto di studio privilegiato per i glottologi.

Il sistema linguistico alto-vicentino trae origine dal latino volgare introdotto nel territorio a seguito del processo di romanizzazione dei Veneti antichi, avviato sul finire del III secolo a.C. Pertanto, è necessario distinguere l'alto-vicentino dall'antica lingua venetica (lingua indoeuropea di ceppo a sé stante), la quale venne progressivamente abbandonata dopo un periodo di bilinguismo e di cui rimangono tracce esclusivamente a livello fonetico e lessicale. Nell'Alto Vicentino, questo latino si innestò su un forte sostrato di lingua venetica, che ha lasciato in eredità gli attuali suoni, l'attuale pronuncia e alcuni vocaboli. L'isolamento delle valli fece sì che il latino locale non seguisse le mode delle grandi città romane, mantenendo forme più arcaiche.

Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, il latino si frantumò in innumerevoli parlate locali. In questa fase l'alto-vicentino subì l'influenza delle invasioni germaniche degli Ostrogoti e dei Longobardi. Mentre in pianura il linguaggio mutava rapidamente, le valli vicentine agirono come "sacche di resistenza" linguistica, conservando tratti che oggi ritroviamo simili in altre aree periferiche del territorio romanzo, come la Spagna.

Qui le parole iniziano a evolvere nelle varianti attuali; una caratteristica marcata è la trasformazione di alcune consonanti occlusive sorde in sonore, o il passaggio tra suoni simili: VESPER = brèspo: Il passaggio dalla "v" alla "b" (betacismo) è tipico di molte varianti del nord. VULPEM = bólpe: Anche qui la "v" diventa "b" e la vocale si apre leggermente. CALONEM = gałón: La "c" iniziale si sonorizza in "g", trasformando il termine per "coscia". CRISTA = grésta: Anche qui la "c" sonorizza in "g".

Nell'Alto Vicentino, come in gran parte del Veneto centrale, è comune la caduta delle vocali iniziali o finali: AD-IPSUM = dèso (adesso): cade la vocale "a" iniziale. AD-RIPARE = rivare (arrivare): cade la vocale "a" iniziale. CANEM = càn (cane): cade la "e" finale.

Alcuni termini vicentini mantengono una parentela strettissima con il latino volgare, talvolta più evidente che nell'italiano standard: CAPTARE = catare (trovare) CATHEDRA = carèga (sedia) QUARELLUM = coarèło (mattone). Il termine per "mattone" mantiene la radice latina, ma con la mutazione della tipica "ł" evanescente veneta.

Le prime testimonianze di scritture volgari con marcati tratti veneto-vicentini risalgono al XIII secolo. In questa fase storica, precedente all'affermazione del modello letterario toscano come standard nazionale, l'area veneta esprimeva una propria autonomia scrittoria e letteraria, manifestando precocemente quelle caratteristiche fonetiche e morfologiche che avrebbero poi distinto le parlate locali.

Tra l'XI e il XIV secolo nascono i primi documenti in volgare. Si creò una distinzione netta tra la parlata di Vicenza città e quella "rustica" delle valli. L'alto-vicentino iniziò a divergere per la conservazione di desinenze e suoni (come la s sorda al posto della z veneziana) che la città stava perdendo sotto l'influenza della nascente koinè regionale.

Sotto la Serenissima, il veneziano divenne la lingua del commercio, ma l'Alto Vicentino mantenne la sua identità. Un elemento unico fu il contatto con le enclave cimbre, ossia tedescofone, nell'Altopiano di Asiago e nelle Piccole Dolomiti, che portò prestiti lessicali legati alla gestione del territorio e del bosco (come ascànte, che significa "frassino", dal cimbro Asche).

Dall'Unità d'Italia a oggi, la lingua ha subito la pressione dell'italiano standard. Tuttavia, studi come quelli di Maria Teresa Vigolo evidenziano come l'alto-vicentino rimanga un sistema linguistico con una forte identità fonetico-fonologica. Ancora oggi, più della metà dei vicentini parla la lingua e le varianti montane come l'alto-vicentino sono tra le più resistenti al livellamento culturale.

Fonologia Sotto il profilo fonologico, l'alto-vicentino presenta tratti distintivi propri delle varianti conservatrici della lingua veneta. Di particolare rilievo è la realizzazione della consonante laterale alveolare "ł" come approssimante velare (trascritta nell'alfabeto fonetico internazionale con il simbolo [ɰ]), fenomeno spesso descritto come 'l' evanescente o vocalizzata. Si osserva inoltre, in conformità con le regole fonotattiche del veneto, l'assenza sistematica di consonanti geminate (doppie), tipica evoluzione dal latino volgare verso le lingue italo-romanze settentrionali.

Vocali Le vocali pronunciate sono le stesse in italiano: /a/ /e/ /ɛ/ /i/ /o/ /ɔ/ /u/

Consonanti Le consonanti sono invece in numero inferiore rispetto a quelle italiane e molte sono presenti anche nella lingua italiana, ma non tutte:

Occlusive: /p/ /b/ /t/ /d/ /θ/ (trascritto "dh") /k/ (trascritto "c" e "ch") /g/ (trascritto anche "gh")

Fricative: /f/ /v/ /s/ /z/ (trascritto "x" o "z")

Nasali: /m/ /n/ /ŋ/ (trascritto "n", si legge /ŋ/ se seguito da consonante o al termine della frase) /ɲ/ (trascritto "nj")

Monovibranti: /ɾ/ (trascritto "r")

Approssimanti: /j/ /ɰ/ (trascritto "ł")

Laterali: /l/ (l è allofono di /ɰ/. In posizione intervocalica la "ł" è appena accennata e a volte può non essere letta; bèło (bello) si può leggere sia [beɰo] che [beo])

Coarticolate: /w/ (mai all'inizio di una sillaba, ma solo preceduto da consonante)

Affricate: /tʃ/

Grammatica Il veneto alto-vicentino ha conservato tutte le caratteristiche della sua grammatica.

Articoli Gli articoli sono i seguenti e con la corrispondenza in italiano:

Articoli determinativi Alto-vicentinoItaliano el il, lo ła la i i, gli łe le

Articoli indeterminativi Alto-vicentinoItaliano on un, uno na una

Nomi I nomi del veneto alto-vicentino sono particolari e le regole per formare il plurale sono più o meno le stesse in italiano.

Nomi al maschile singolare in -o: Maschile singolare: Tózo (ragazzo) Maschile plurale: Tùxi Femminile singolare: Tóza Femminile plurale: Tóxe

Nomi al maschile singolare in -e: Maschile singolare: Àzare (larice) Maschile plurale: Àzari

Nomi al femminile singolare in -a: Femminile singolare: Piégora (pecora) Femminile plurale: Piégore

Il gruppo del maschile singolare in -a è raro: Maschile singolare: Idiòta (idiota) Maschile plurale: Idiòti Femminile singolare: Idiòta Femminile plurale: Idiòte

A questi gruppi se ne aggiunge uno caratteristico e molto usato, il maschile singolare in -ón: Maschile singolare: Parón (padrone) Maschile plurale: Parùni Femminile singolare: Paróna Femminile plurale: Paróne

Nomi con ultima sillaba accentata: Singolare: Màn (mano) Plurale: Màn

Aggettivi Gli aggettivi si declinano proprio come i nomi:

Aggettivi al maschile singolare in -o: Maschile singolare: Conpànjo (uguale) Maschile plurale: Conpànji Femminile singolare: Conpànja Femminile plurale: Conpànje

Aggettivi al maschile singolare in -e: Maschile singolare: Tarèstre (terrestre) Maschile plurale: Tarèstri Femminile singolare: Tarèstra Femminile plurale: Tarèstre

Aggettivi al maschile singolare in -a: Maschile singolare: Idiòta (idiota) Maschile plurale: Idiòti Femminile singolare: Idiòta Femminile plurale: Idiòte

Aggettivi al maschile singolare in -ón: Maschile singolare: Pantałón (scemo, brigante) Maschile plurale: Pantałùni Femminile singolare: Pantałóna Femminile plurale: Pantałóne

Aggettivi con ultima sillaba accentata: Maschile singolare: Umàn (umano) Maschile plurale: Umàn Femminile singolare: Umàna Femminile plurale: Umàne

Aggettivi possessivi Se precedono il nome a cui si riferiscono si usano i seguenti aggettivi: Me To So Nòstro, Nòstra, Nòstri, Nòstre Vòstro, Vòstra, Vòstri, Vòstre So

Questi sono invariabili ad esclusione di nòstro e vòstro.

Se invece seguono il nome a cui si riferiscono si usano questi altri, variabili: Mìo, Mìa, Mìi, Mìe Tùo, Tùa, Tùi, Tùe Sùo, Sùa, Sùi, Sùe Nòstro, Nòstra, Nòstri, Nòstre Vòstro, Vòstra, Vòstri, Vòstre Sùo, Sùa, Sùi, Sùe

In merito alla collocazione degli aggettivi possessivi, l'alto-vicentino predilige solitamente la forma invariabile in posizione proclitica (precedente il nome) per il numero singolare. Per le forme plurali, la lingua ammette una maggiore flessibilità sintattica, consentendo sia l'anteposizione che la posposizione dell'aggettivo (es. i me amìghi > i amìghi mìi). Quest'ultimo costrutto, pur essendo più frequente al plurale, può occorrere anche al singolare per scopi enfatici o distintivi.

Pronomi Pronomi personali soggetto Mi Ti Ƚu/Éło, Eła Naltri Valtri Ƚùri, Ƚóre

Pronomi personali complemento Me Te Se, Él, Ghe Ne Ve Se, I, Ghe

Pronomi possessivi Mìo, Mìa, Mìi, Mìe Tùo, Tùa, Tùi, Tùe Sùo, Sùa, Sùi, Sùe Nòstro, Nòstra, Nòstri, Nòstre Vòstro, Vòstra, Vòstri, Vòstre Sùo, Sùa, Sùi, Sùe; de łùri, de łóre

Verbi Modi e tempi I verbi veneti sono diversi da quelli italiani: Indicativo: è il più usato e spesso può sostituire tutti gli altri. Interrogativo: non presente in italiano; viene usato nelle domande Congiuntivo: poco usato in veneto, si usa con una certa frequenza solo nei periodi ipotetici; tutte le altre frasi possono essere generalmente espresse con l'indicativo. Condizionale: si usa soprattutto nei periodi ipotetici. Imperativo Infinito Participio: si tende a non utilizzarlo in funzione verbale, ma serve nella costruzione dei tempi composti.

Il sistema verbale dell'alto-vicentino presenta una struttura dei tempi semplificata rispetto al modello toscano-italiano. In particolare, nei modi indicativo e interrogativo, si osserva l'assenza sistematica del passato remoto, le cui funzioni narrative e temporali sono interamente assunte dal passato prossimo. Parallelamente, il trapassato remoto risulta inusitato, venendo sistematicamente sostituito dal trapassato prossimo.

Coniugazioni In base alla loro terminazione i verbi alto-vicentini si possono dividere in varie coniugazioni: verbi in -are derivati dalla prima coniugazione latina (es. Nare). verbi in -ere derivati dalla seconda coniugazione latina, cioè quei verbi in "ere" con la "e" accentata (es. Podere). verbi in -are con "a" non accentata derivati dalla terza coniugazione latina, cioè quei verbi che terminavano in "ere" con la "e" non accentata (es. Ardare). verbi in -ore (es. Tore).