La sua figura è nota per l'assistenza ai minori orfani nel secondo dopoguerra e per la fondazione della Piccola Città Bianca a Veroli (FR).
Biografia Remigio D'Errico nacque ad Ascoli Satriano nel 1914 da Antonio Maria Alfonso D'Errico e Giuseppina Montanino. Rimasto orfano di madre a sette mesi e di padre a quattro anni, fu affidato allo zio materno Manfredo a Deliceto, paese natale della madre, dove ha frequentato la scuola elementare. Le sorelle maggiori Michelina (1909–1979) ed Elisa (1911–1985) furono invece educate in un collegio femminile a Foggia.
Frequentò le scuole medie e il liceo classico presso i Padri Scolopi e completò gli studi teologici nel Seminario di Benevento conseguendo la laurea in Teologia. Fu ordinato sacerdote il 18 dicembre 1938 nella grotta del Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant'Angelo. A Foggia svolse l'incarico di viceparroco nella chiesa di San Michele Arcangelo e insegnò Religione presso l'Istituto magistrale Carolina Poerio.
Nel 1940 fu nominato vice direttore dell'Opera dei Pastori (o "Gregge dei Poveri"), medievale istituzione religiosa dedicata all'assistenza degli orfani e sostenuta da Padre Pio. Collaborò alla fase progettuale della Casa Sollievo della Sofferenza, soprattutto con la raccolta dei primi fondi per la costruzione dell’ospedale.
Durante i bombardamenti alleati che, tra la fine di maggio e la metà di settembre 1943, devastarono Foggia – allora un importante e strategico snodo ferroviario – e che causarono migliaia di vittime, D'Errico si dedicò all’accoglienza dei numerosi minori rimasti senza famiglia. Grazie a un edificio di Borgo Segezia, messo a disposizione dal vescovo Fortunato Maria Farina, offrì loro un rifugio sicuro e, nonostante la fame, i pericoli e le macerie, si prodigò per soccorrere gli orfani con quel poco che riusciva a reperire.
La Piccola Città Bianca Nel 1948, dopo l’esperienza di Foggia e su consiglio di un compagno di seminario, D’Errico si trasferì nella contrada di Foiano, nel comune di Veroli (antichissima città arroccata sui Monti Ernici che domina la Media Valle Latina nel cuore della Ciociaria), dove sorgeva un antico seminario estivo devastato dagli sfollati durante la guerra e avviò un progetto di recupero dell'edificio.
All’interno della cappella un’iscrizione latina ricordava il restauro compiuto dal vescovo Lorenzo Tartagli (1666–1752) nel 1724 e la sua dedicazione alla Vergine Madre, nonostante l’edificio fosse ormai in condizioni precarie. La cappella di Santa Maria di Foiano (o Santa Maria di Froliano) è attestata già in un documento dell’Abbazia di Montecassino dell’XI secolo e ricompare in un atto dell’Archivio Capitolare della cattedrale di Veroli del 6 febbraio 1146.
Con il consenso del vescovo Emilio Baroncelli (1892–1972) avviò un vasto intervento di recupero, dotando l’area di servizi essenziali, oltre 10.000 m² coperti e una strada carrozzabile. «In quel luogo le pietre diroccate e le anime disperse hanno avuto un ordine e una impronta che tiene per tutta la vita» (Cit. D’Errico R.). L’istituto, chiamato Piccola Città Bianca, si sviluppò come una comunità educativa autosufficiente. Comprendeva una scuola elementare, corsi professionali, una falegnameria, un’officina del ferro, una tipografia e persino un servizio di trasporto scolastico per la zona e per gli istituti tecnici e professionali di Isola Liri. L’obiettivo era offrire ai minori un percorso formativo completo, culturale, pratico e professionale.
Nel biennio 1962-1963 l’istituto raggiunse il suo massimo sviluppo, ospitando oltre quattrocento ragazzi.
Il nome richiamava l’organizzazione dell’istituto, concepito come una piccola città abitata da ragazzi, educatori e personale tecnico. L’aggettivo “bianca” evocava la purezza, la crescita morale e il rinnovamento dei giovani.
La Piccola Città Bianca ha costituito fin dall'inizio anche una fonte di lavoro per decine di operai e operaie provenienti dalle zone circostanti, contribuendo allo sviluppo sociale ed economico del territorio.
Negli anni Ottanta, con il mutare delle condizioni sociali, l'istituto cessò le attività. L'edificio fu ceduto alla Comunità di Sant'Egidio e successivamente alla Cydena S.p.A. Dal giugno 1999 ospita la Casa di Cura I.N.I. di Veroli, parte del Gruppo I.N.I. (Istituto Neurotraumatologico Italiano) accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale.INI - Città Bianca | Gruppo INI
Morte D'Errico morì il 22 maggio 1989 nella sacrestia della chiesa di Santa Maria di Sessano, a Borgo Podgora (Latina), colpito da ictus mentre si preparava alla celebrazione della Messa. Le sue spoglie sono tumulate nel cimitero di Veroli.
Commemorazioni Intitolazioni Il Consiglio Comunale di Veroli, grazie all’impegno dell’Associazione Culturale Rugantino, nella seduta del 19 maggio 2005 ha approvato l’intitolazione del rettilineo che passa davanti alla clinica di Foiano, già sede della Piccola Città Bianca, a Remigio D’Errico.
Libro fotografico Nel 2012, nell’aula magna dell’I.N.I. Città Bianca, venne presentato il volume fotografico Remigio D’Errico fondatore della Piccola Città Bianca (C.I.S.U.) [ISBN 978-88-7975-608-2] . Il libro, realizzato da Enzo Colamartini — uno dei ragazzi accolti nell’istituto e in seguito fondatore della casa editrice C.I.S.U. (Centro d'Informazione e Stampa Universitaria) — raccoglieva immagini provenienti dall’archivio personale di Angelo Zanaboni, nipote del sacerdote.
Don Remigio ebbe rapporti di amicizia con Giulio Andreotti, che conobbe durante l'attività parlamentare di quest'ultimo nel territorio di Frosinone. Nel volume, Andreotti lo ricorda come una figura straordinaria, sottolineando «la sua dedizione, il coraggio che non perdeva mai, la sua paternalità sacerdotale» e affermando che «al suo apostolato si deve la strada giusta che centinaia di ragazzi seguirono nella vita». Lo definì infine «un’autentica espressione di santità». Anche il cardinale Matteo Zuppi conserva un ricordo personale di don Remigio. Di origini verolane da parte materna, Zuppi ebbe modo sicuramente di conoscerlo nella sua giovinezza. Nel libro ne mette in luce la capacità di valorizzare ogni individuo, scrivendo che «ha saputo cercare per ogni persona la sua stella» e che «ha visto dietro ognuno quello che ancora non erano».
Altorilievo del 2015
Il 27 giugno 2015 è stato inaugurato a Foiano un altorilievo in bronzo dedicato al sacerdote, opera dello scultore Egidio Ambrosetti, allievo di Tommaso Gismondi. La cerimonia è stata presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi e organizzata da Enzo Colamartini insieme a centinaia di ex ospiti della Piccola Città Bianca che hanno finanziato l'opera.
Note
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