Lo stranničestvo (), reso anche come strannichestvo, è uno stile di vita distintivo dei cristiani ortodossi, considerato da alcuni ricercatori unicamente russo. Gli stranniki, ossia coloro i quali si dedicavano a questo tipo di erranza percepito come una forma di ricerca spirituale del significato della vita umana, della verità o di Dio, viaggiavano a piedi da una regione all'altra, da un paese all'altro o da una città all'altra rinunciando alle comodità terrene, mangiando il frutto della loro elemosina, trascorrendo la notte dove potevano e non possedendo nulla, e passando la giornata a pregare e cantare inni spirituali. Secondo alcune credenze, essi erano detentori dei segreti della medicina popolare e si riteneva fossero in grado di predire il futuro.

L'essenza della vita dello strannik era dunque il movimento incessante, l'assenza di qualsiasi bisogno di stabilità domestica e il coraggio con cui egli si slanciava incontro al futuro senza alcun sostegno che lo aiutasse a fronteggiarne le imprevedibili insidie, anche se, come è noto, tra essi erano presenti anche criminali fuggiaschi e mendicanti, che screditavano questo fenomeno. Con il passare del tempo lo stranničestvo scomparve quasi del tutto, perdendo il suo fondamento spirituale e trasformandosi di fatto in vagabondaggio, ossia uno stile di vita proprio di persone socialmente disadattate, che vi ricorrevano per circostanze di vita.

Il tema dello stranničestvo, la cui origine nella Rus' è collegata alla sua cristianizzazione (secondo la ricercatrice in scienze filologiche Elena Ivanova: «i pagani non avevano bisogno di cercare Dio in terre lontane. I loro protettori celesti erano sempre accanto a loro».), entrò non solo nei capolavori della letteratura russa, ma anche nella vita dei loro autori. Lev Tolstoj, ad esempio, affrontò questo tema nelle sue opere e gli ultimi giorni della sua vita sono stati interpretati da alcuni studiosi nel contesto di tale fenomeno. Lo stranničestvo è poi uno dei motivi più ricorrenti nell'arte figurativa russa del XIX secolo; in particolare, la sua espressione più compiuta si trova nelle opere e nell'attività organizzativa dei membri della Società delle esposizioni artistiche itineranti. Il tema dello stranničestvo ebbe un'eco significativa anche nella cultura dell'Età d'Argento, nel periodo del disgelo chruščëviano, nell'Era della stagnazione e nella Russia contemporanea.

Lo stranničestvo nella lingua e nella cultura russa Etimologia e significato lessicale della parola "stranničestvo" In un suo articolo del 2009, il filosofo Viktor Korovin faceva risalire la parola strannik alla radice indoeuropea ster, con il significato di "espandere", "diffondere" (anche nel senso di estendersi al "mondo verticale"). I derivati del ramo slavo di questa radice si suddividono in due gruppi semantici: quelli che narrano di un lungo viaggio e dell'esilio e quelli legati al fantastico e allo straordinario. Nei testi russi più antichi il verbo stranstvovat ("errare", "peregrinare") è un calco del greco ξενίζομαι (e del corrispondente latino peregrinationem). Korovin sottolinea inoltre che non rientrano nello stranničestvo né "viaggi pendolari" (dovuti alla non coincidenza tra «luogo di residenza e luogo di lavoro») né il nomadismo (spostamento all'interno del territorio necessario alla sussistenza). In seguito, la direzione principale di sviluppo del lessema stranstvovat divenne un'opposizione valutativa: "buono / cattivo", "giusto / sbagliato", "benevolo / malvagio", con una valutazione che dipendeva dalle circostanze di ciascun caso concreto - strannik poteva essere definita, ad esempio, una persona alienata o distaccata da qualcosa.

Nell'edizione 2010 del Dizionario esplicativo della grande lingua russa corrente () di Vladimir Dal', il filosofo Daniil Dorofeev rileva il legame del concetto di stranničestvo con l'antico slavo stranstvovati, nei significati di "soffrire", "essere malato", "essere infermo", con strannichat nel senso di "comportarsi in modo bizzarro", "distinguersi per stranezze", nonché con strannik nei significati di "estraneo", "forestiero", "non di qui", evidenziando come tali significati fossero stati presenti nella lingua russa per tutto il XIX secolo ma che tuttavia, all'inizio del XX secolo, la parola era ormai collegata esclusivamente all'ascesi religiosa itinerante. Come esempio, Dorofeev, e successivamente Rafael Burkhanov, citavano la definizione nel Dizionario della lingua russa di Sergej Ožegov: «Persona che viaggia a piedi, solitamente per devozione religiosa». Secondo Dorofeev, nello strannik «si è incarnata un'immagine unica dell'uomo che decide, nel vagabondare, di trovare la propria forma di vita, intesa come eterna ricerca di Dio sulle strade del mondo». I ricercatori di Komsomol'sk-na-Amure, Aleksandr Šunejko e Ol'ga Čibisova, sono giunti alla conclusione che la parola "stranničestvo" non possiede traduzioni equivalenti in altre lingue e anche nella stessa lingua russa la sua semantica è definita attraverso sinonimi, nessuno dei quali costituisce un equivalente pieno. Questo complesso concettuale non ha confini netti e si sovrappone parzialmente a concetti comparabili ma non identici. Gli studiosi hanno inoltre individuato cinque varietà di stranničestvo, nessuna delle quali si presenta in pratica in forma pura. Secondo gli autori, queste varietà esistono nella coscienza collettiva del popolo russo e nella coscienza individuale dei suoi rappresentanti più significativi.

Anche Rafael Burkhanov, in un suo studio del 2012, afferma di non trovare un analogo del concetto russo di stranničestvo nelle lingue europee, osservando tuttavia che, mentre in russo lo stranničestvo è associato a una scelta di vita unica, degna di rispetto, in diverse lingue europee il "vagabondare" o "errare" è inteso come manifestazione di «assenza di un orientamento chiaro», che conduce all'errore o ne è conseguenza. Analizzando il dizionario di Dal', Burkhanov sottolinea come il compilatore riportasse dieci diversi significati della parola, alcuni con connotazione positiva, altri negativa, traendo la conclusione che nella cultura russa lo strannik rappresenta un rapporto ambiguo tra ciò che è normativo e ciò che è marginale. Il concetto di stranničestvo nella cultura russa possiede infatti una propria struttura semantica, che comprende nozioni quali "strannik", "ricerca", "strada", "cammino", "uomo strano". Secondo Burkhanov, inoltre, nello stranničestvo si intrecciano «diversi motivi, differenti strati sociali e destini umani».

In un articolo del 2012, la ricercatrice dell'Università statale di Brjansk Alla Šepetovskaja, considera al contrario lo stranničestvo un elemento importante non solo della sfera concettuale lessicale russa, ma anche di quella inglese. A suo avviso, la struttura comprende i seguenti, distinti, micro-campi: movimento come modo di cambiare luogo - viaggio; amore per il continuo mutamento di luogo - erranza; particolare atteggiamento verso la vita - vagabondaggio; stile di vita legato all'adempimento di pratiche religiose - pellegrinaggio. La differenza con il pellegrino deriva dalle tradizioni religiose: il pellegrinaggio è caratteristico del cattolicesimo, lo stranničestvo dell'ortodossia; la differenza rispetto all'erranza forzata riguarda invece i tratti semantici: lo strannik desidera partire, il vagabondo vi è costretto; lo strannik ha uno scopo, il vagabondo no; lo strannik non ama la casa, mentre il vagabondo ne prova nostalgia; lo strannik è libero, il vagabondo è sottomesso al destino; l'osservatore prova compassione per il vagabondo, ma ciò non è necessario per lo strannik. Ancora, il viaggiatore si reca in terre inesplorate, lo strannik non distingue tra luoghi nuovi e già visitati o ben conosciuti; il turista trae piacere dal viaggio, lo strannik sopporta privazioni; a differenza del vagabondo, lo strannik semplicemente non ama restare fermo senza caricarsi di alti valori spirituali.

Lo stranničestvo come fenomeno della vita sociale e della cultura spirituale russa In un suo studio del 2008, Eleonora Lassan, antropologa e docente all'Università di Vilnius, ha scritto che l'idea di movimento senza un punto di riferimento definito costituisce l'idea archetipica della coscienza russa, realizzata in diversi periodi storici in un certo modo nell'attività o nel testo, ma preservando la sua invariante: l'idea del valore intrinseco del movimento, e non della meta, e ha persino intitolato il suo articolo, pubblicato nel 2008, "La strada infinita come idea nazionale russa" ().

Gli stranniki compivano lunghi spostamenti a piedi da una città all'altra e da una regione all'altra raccontando agli altri ciò che avevano visto lungo il cammino, percependo tale stile di vita come una forma di ricerca spirituale per condurre la quale erano disposti a rinunciare alle comodità materiali, vivendo di elemosina, pernottando dove capitava e rinunciando a ogni possesso. Di fatto, la loro vita era fatta di movimento incessante, di assenza di qualsiasi bisogno di stabilità domestica e di fiducia nel futuro verso il quale si incamminavano senza alcun sostegno che li aiutasse a fronteggiarne le imprevedibili insidie. In un suo libro del 2006, lo storico Andrej Tereščuk ha sottolineato come nella coscienza collettiva dell'inizio del XX secolo coesistessero diversi tipi di religiosità ambigua tra cui, a suo giudizio, non esistevano confini netti: gli starcy, monaci segnati dalla grazia, capaci di mettere in guardia i potenziali peccatori dai pensieri peccaminosi, gli "uomini di Dio", laici asceti che svolgevano il ruolo di mediatori tra Dio e gli uomini, in qualità di profeti, gli jurodivye, che volontariamente rinunciavano ai beni materiali e non rispettavano le norme di comportamento generalmente accettate, muovendosi spesso tra gli strati più marginali della società nel tentativo di redimerli, e gli stranniki, caratterizzati da una precarietà fisica e mentale legata alla consapevolezza dell'imperfezione del mondo, che li distingue dai pellegrini - intesi come viaggiatori o turisti diretti verso luoghi sacri.

Volendo ancor meglio sottolineare la differenza tra il pellegrinaggio e lo stranničestvo, Rafael Burkhanov sottolinea come il primo sia un viaggio finalizzato alla venerazione di una reliquia o di un luogo sacro, in cui spesso si parte in gruppo alla ricerca del perdono per un peccato commesso, di emozioni, di imprese, di novità e meraviglie. Esso si presenta come un rituale, e i rituali di pellegrinaggio nelle diverse culture ed epoche «sono affini per l'intenzione finale (l'avvicinamento a Dio attraverso il culto delle reliquie), per il contenuto (idee sacre per la comunità) e per l'espressione (un complesso di linguaggi simbolici e una composizione stabile)». Nella Rus', i pellegrinaggi in Terra Santa ebbero inizio nei primi anni dell'affermazione dell'ortodossia. A differenza dei pellegrini, che nella Rus' iniziarono a recarsi in Terra Santa, gli stranniki non solo sopportavano le difficoltà del cammino, ma le cercavano, «desiderando soffrire nel nome di Cristo», poiché lo strannik vive e pensa «sul confine tra l'immanente e il trascendente», portando in sé «un carico simbolico dell'oltre, dell'aldilà e, per questo, non può essere pienamente accettato dal mondo».

Lo strannik disprezza le regole socialmente accettate, «non si integra nella società ed è da essa respinto». Agli occhi dell'uomo russo comune, lo strannik era percepito sia come una persona concreta, sia «come portatore di determinati principi astratti che suscitano rispetto ma che, per la loro appartenenza a un'alterità trascendente, appaiono come qualcosa di estraneo, alieno, distante». Burkhanov arriva a definire lo stranničestvo nella Rus' una vera e propria «religione popolare» e gli stessi stranniki «santi popolari», liberi tanto dall'autorità statale quanto da quella ecclesiastica.