Vissuto in un periodo denso di sconvolgimenti politico-religiosi per il granducato di Mosca, Zosimo affrontò l'eresia dei giudaizzanti (forse aderendovi) e contribuì a propagare il credo politico russo della Mosca terza Roma.
Biografia Origini Le esatte origini di Zosimo sono sconosciute. Si sa che era un monaco del monastero Simonov di Mosca, e che dal 1485 ne era divenuto archimandrita. Era soprannominato "il Barbuto", forse perché già molto anziano, o forse per una sua parentela con Stefan Bradatyj', funzionario di corte degli zar Basilio II e Ivan III di Russia. Era certamente un uomo di cultura e in grado di leggere e scrivere, e forse prima di entrare in monastero aveva a sua volta ricoperto incarichi di corte, forse come scriba. Il monastero Simonov possedeva vaste proprietà nella Russia rurale, e Zosimo ne divenne amministratore, ottenendo numerosi benefici e privilegi dalla nobiltà e dalle autorità russe, anche direttamente dallo zar e dal principe ereditario Ivan il Giovane.
Verso la fine degli anni 1480 fu eletto abate del suo monastero, acquisendo ancora più influenza. Numerose fonti riportano come, nel corso degli stessi anni, avesse aderito a un nuovo movimento religioso, poi definito "eresia dei giudaizzanti", ma non è chiaro se Zosimo divenne mai effettivamente un giudaizzante, se fosse solo un simpatizzante o se ciò fosse solo un'ingiuria rivoltagli dai suoi nemici... Se effettivamente aderì al movimento, fu probabilmente su raccomandazione del principe Ivan il Giovane, di cui Zosimo era diventato confidente e che forse sperava di ingraziarsi maggiormente seguendo il credo promosso dal suo circolo personale.
Metropolita di Mosca Dopo la morte del metropolita Geronzio, Zosimo fu eletto nuovo metropolita di Mosca nel 1490. Nella sua elezione, giunta dopo un lungo periodo di sede vacante, ebbe probabilmente l'appoggio del cancelliere moscovita Fëdor Kuricyn, il cui parente Dositheus Kuricyn era a sua volta monaco a Simonov e che quindi lo raccomandò per l'elezione. Fu quindi eletto in una data imprecisata dell'inizio di settembre del 1490, per poi essere solennemente consacrato il successivo 26 settembre. L'unico grande vescovo ortodosso che si disse contrario alla sua elezione fu Gennadio di Novgorod, grande persecutore dei giudaizzanti. Ciò causò animosità tra il nuovo metropolita e il vescovo di Novgorod, col primo che accusava il rivale di essere un traditore in combutta col Granducato di Lituania, mentre il secondo che rinfacciava a Zosimo (forse a ragione) la fede giudaizzante.
Il nuovo patriarca era invece in buoni rapporti con lo zar Ivan III di Russia, sposando la sua politica espansionistica e anzi contribuendo a sviluppare il concetto di Mosca terza Roma, dottrina politica che vedeva il Granducato di Mosca come il successore dell'ormai caduto Impero bizantino e, quindi, dell'Impero romano.. Nella fattispecie, Zosimo definì più volte lo zar come "sovrano e autocrate di tutte le Russie, il nuovo imperatore Costantino nella sua nuova città, ovvero Mosca". La legittimazione data dal metropolita di Mosca al sovrano russo fu determinante per l'immagine del potere zarista, che da allora si sarebbe ammantato di un'aura di sacralità in quanto supposto successore del potere romano e bizantino. Il sostegno di Zosimo al sovrano era totale, e non fornì protezione ai fratelli di Ivan III Andrej e Boris quando il sovrano decise di arrestarli per rimuoverli dalla successione, com'era invece costume dei patriarchi per evitare faide politico-familiari tra la nobiltà russa.
Conflitto tra ortodossi e giudaizzanti e caduta Dietro pressione di Gennadio e forse per smentire le accuse che lo volevano un giudaizzante, il nuovo patriarca cominciò (o fu costretto a cominciare) la repressione degli eretici nella capitale.. Il 16 ottobre 1490 la messa nella cattedrale della Dormizione fu interrotta dagli zelanti ortodossi, che cacciarono l'archimandrita Dionisio, accusato di essere un convertito giudaizzante. Nel 1491 Zosimo promosse quindi un concilio a Mosca che condannò l'eresia giudaizzante, portando all'arresto e all'esilio di diversi esponenti del movimento; mancavano tuttavia dai verbali del concilio gli esponenti più importanti dei giudaizzanti, come il cancelliere Kuricyn. Data anche la poca propensione delle autorità a perseguire i giudaizzanti, Zosimo preferì non infierire oltre, incorrendo nelle ire degli ortodossi estremisti, che lo accusarono di essere a sua volta un giudaizzante in combutta con gli eretici.
Da allora il metropolita divenne uno dei bersagli della violenta predicazione di Giuseppe di Volokolamsk, monaco ferocemente anti-giudaizzante che, col benestare di Gennadio di Novgorod, cercava di aizzare le masse russe contro gli eretici e chi li sosteneva, sostenendo anche l'illegittimità del potere spirituale di Zosimo. Per necessità Zosimo dovette quindi appoggiarsi a Fëdor Kuricyn, cancelliere dello zar e capo del partito giudaizzante di Mosca, a cui dovette concedere l'elezione ad archimandrita di Novgorod di Cassiano, un monaco giudaizzante conclamato. Zosimo si impegnò comunque per smentire i suoi detrattori, redigendo un indice dei libri proibiti perché considerati giudaizzanti, e riuscì in parte a ristabilire la propria autorità presso quegli ortodossi che non credevano alle esagerazioni e alle prediche di Giuseppe di Volokolamsk. Presto la pressione su Zosimo divenne eccessiva, e il metropolita considerò saggio rinunciare alla propria carica, dimettendosi dalla guida della metropolia di Mosca il 17 maggio 1494. Forse le sue dimissioni non furono del tutto spontanee, possibilmente forzate da Ivan III per far cessare le controversie relative all'autorità episcopale moscovita oppure indotte da un temporaneo indebolimento dei giudaizzanti.
Imbaldanziti, gli anti-giudaizzanti avrebbero forse voluto ottenere un processo e quindi una condanna per l'ex-patriarca. Zosimo tuttavia, probabilmente già anziano e provato dalla situazione, morì poco dopo, anche se la data esatta non è nota. Visse comunque gli ultimi mesi di vita in maniera molto appartata, dapprima tornando al monastero Simonov e poi trasferendosi al monastero della Trinità di San Sergio, dove una cronaca registra un suo discorso del 1496 contro l'eresia e l'apostasia, in riferimento sempre ai giudaizzanti.
Fu succeduto come metropolita da Simone di Mosca, che appoggiò la repressione dei giudaizzanti quando fu promossa e attuata dallo zar Basilio III di Russia alcuni anni più tardi. Un nuovo concilio anti-giudaizzante del 1504 condannò anche Zosimo, che tuttavia con tutta probabilità per quella data era già morto.
Note
Bibliografia
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Categoria:Patriarchi e metropoliti di Russia