De la Conquête de Constantinople (in lingua italiana Sulla conquista di Costantinopoli) è una cronaca in prosa scritta da Goffredo di Villehardouin, cavaliere crociato originario della regione di Champagne, che narra gli eventi della quarta crociata culminati nella conquista della capitale dell'impero bizantino, Costantinopoli, il 13 aprile 1204.

Si tratta del più antico testo storico ancora esistente redatto in prosa francese. È considerato la principale fonte storica relativa alla quarta crociata.

L'opera

Goffredo di Villehardouin seguì gli eventi legati alla quarta crociata sin dalla sua proclamazione per decisione di Folco di Neuilly durante il torneo di Écry del 1199, organizzato da Tebaldo III di Champagne. Nei cinque anni in cui si svolse la spedizione, egli operò in veste di ambasciatore, consigliere e persino come comandante militare nella battaglia di Adrianopoli del 1205.

Tra il 1207 e il 1213 redasse in antico francese la storia della spedizione, scegliendo di conferire alla propria opera una forma epica. Il suo racconto è redatto in terza persona e combina un'apparente oggettività a una prospettiva ecclesiastica. Una tecnica ricorrente consiste nel narrare una battaglia o un episodio secondo una prospettiva soggettiva, talvolta marcatamente militarista, per poi aggiungere una spiegazione personale e religiosa dei risultati.

L'autore compie frequenti allusioni agli eventi futuri e all'ignoranza in cui si trovavano i personaggi al momento dei fatti. Definisce inoltre l'esito degli avvenimenti secondo proprie interpretazioni e non lascia al lettore la possibilità di trarre autonomamente conclusioni sulle azioni dei protagonisti. Ricapitola inoltre le circostanze che portarono ai negoziati di Alessio V Ducas con i crociati. Il suo racconto va confrontato con quello di Roberto di Clari sulla quarta crociata.

Per Villehardouin, la crociata fu più di una semplice guerra santa, trattandosi di un evento dalla portata tale da meritare una trattazione dettagliata, con un'accurata descrizione dei protagonisti.

L'autore fa numerosi riferimenti alla Chanson de Roland. Ricalcando il modello di quell'epopea, presenta l'esercito francese come destinato a compiere la volontà divina. Quando descrive il rifiuto del conte Luigi di abbandonare il campo, il richiamo al momento culminante dell'epopea di Orlando appare evidente.

Il testo di Villehardouin, talvolta preciso e talvolta meno, costituisce una testimonianza personale e coinvolgente sulla quarta crociata. L'autore afferma fin dal principio di essere un pellegrino, ma non spiega mai in modo sistematico le cause stesse della crociata.

Villehardouin descrive l'assedio di Zara con grande dovizia di particolari, offrendo un'immagine negativa di questa fase della spedizione. Egli racconta di come i cittadini di Zara abbiano implorato i crociati di non attaccare una città cristiana e fornisce una descrizione relativamente imparziale del saccheggio che ne seguì. Sottolinea inoltre che molti franchi non volevano assalire Zara e che numerosi partecipanti abbandonarono la crociata. Un simile atteggiamento si riflette anche nella sua narrazione dell'assedio di Costantinopoli, dichiarandosi turbato dalle azioni dei crociati e descrivendo le distruzioni e le razzie accadute. Afferma che Costantinopoli possedeva reliquie antiche e di grandissimo valore, superiori a quelle del resto del mondo.

Estratto della cronaca

Segue un estratto dalla cronaca in antico francese e la sua traduzione in italiano:

Edizioni

Realizzata nel XIII secolo, l'opera è conosciuta attraverso sei manoscritti ancora esistenti e alcune edizioni antiche basate su manoscritti oggi perduti. Una delle principali edizioni moderne di riferimento realizzate è quella curata da Edmond Faral, ma non mancano anche delle versioni tradotte in lingua italiana.

Note

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