La Glockengiesserei Grassmayr ("Fonderia di campane Grassmayr") è una storica fonderia Austriaca con sede a Innsbruck, specializzata nella realizzazione di nuove campane e nel restauro di campane danneggiate. Fondata nel 1599, l'azienda è gestita dalla famiglia Grassmayr da quattordici generazioni, rappresentando una delle realtà artigianali più longeve dell'Austria.

Attività e produzione La fonderia è nota a livello internazionale per la precisione tecnica delle sue realizzazioni e per l'ampio spettro di soluzioni tecniche ed acustiche offerte. Oltre alla creazione di nuovi concerti campanari, l'azienda si è distinta come centro specializzato nel recupero e nella riparazione di campane storiche danneggiate, collaborando attivamente alla salvaguardia del patrimonio campanario internazionale.

Nel corso della sua storia plurisecolare, la fonderia ha realizzato "concerti di campane" divenuti famosi e monumentali. Un elemento distintivo della produzione è il logo aziendale raffigurante un grifone.

L'origine di tale simbolo risale al XVIII secolo: fu concesso dal principe vescovo di Bressanone come sigillo di qualità e riconoscimento ufficiale per la fornitura delle nuove campane destinate al Duomo di Bressanone nel 1692. Da allora, il grifone identifica i prodotti della fonderia come garanzia di eccellenza artigianale.

Storia della famiglia Grassmayr

La famiglia Grassmayr rappresenta una delle più antiche dinastie di fonditori del Tirolo e costituisce, con oltre quattro secoli di attività ininterrotta, la più antica impresa familiare dell'Austria. Originaria della Ötztal, le radici della famiglia sono documentate a partire dal XV secolo.

Contesto storico ed origini Lo sviluppo della dinastia si inserisce nel contesto della fiorente industria mineraria e metallurgica tirolese, che raggiunse l'apice nel XVI secolo sotto il regno dell'imperatore Massimiliano I. In quel periodo, le miniere di Schwaz e le fonderie di Innsbruck rappresentavano un polo d'eccellenza europeo; ne è testimonianza il monumento funebre imperiale nella Hofkirche di Innsbruck (noto come Schwarze Mander). In questo ambiente tecnico e artigianale, i Grassmayr si specializzarono nella fusione del bronzo, espandendo progressivamente la propria influenza oltre i confini regionali.

Ramificazioni della dinastia Sebbene il ramo principale della famiglia si sia stabilito definitivamente a Innsbruck nel 1836, la storia dei Grassmayr è caratterizzata da diverse ramificazioni che hanno portato alla coesistenza di cinque diverse fonderie attive nel tempo:

Ramo di Innsbruck: sede principale e tuttora operativa.

Ramo di Bressanone (Sudtirolo): storicamente rilevante per le forniture nell'attuale Sud-Tirolo e Trentino.

Ramo di Feldkirch (Vorarlberg): terza discendenza principale per importanza e durata.

Sedi minori: per periodi più limitati, furono attive fonderie Grassmayr anche a Bolzano e a Buchs (Svizzera). Quest'ultima si distinse per l'innovazione tecnologica, depositando nel 1907 uno dei primi brevetti per l'automazione dei sistemi campanari.

Oggi le campane prodotte dalla famiglia sono diffuse a livello globale, mantenendo viva una tradizione tecnica che coniuga l'antica arte della fusione con l'evoluzione industriale del territorio austriaco.

Le origini e le prime testimonianze (XVI-XVII secolo) Le prime testimonianze documentali relative all'attività metallurgica della famiglia Grassmayr risalgono alla seconda metà del XVI secolo. Il documento più antico è una lettera di clientela datata 22 gennaio 1566, conservata presso l'abbazia di Stams, che cita Georg Grassmayr, il primo esponente della dinastia di cui si abbia traccia certa.

Negli anni successivi, diverse fonti archivistiche confermano la continuità della famiglia nel settore della fusione: Nel 1577 viene menzionato Blasius Grassmayr.

Tra il 1581 e il 1590 compaiono i nomi di Christian e, successivamente, di Hans Grassmayr, quest'ultimo esplicitamente definito "fonditore di bronzo" (Erzgießer) in un atto del 1595.

Nel corso del XVII secolo, la presenza dei Grassmayr come fonditori di bronzo nella Ötztal è ampiamente attestata, in particolare con le figure di Stefan e Hans (figli di Hans von Tumpen) nel 1626, Thomas (1624), Georg (1628) e Blasius (1641). "Soli deo Gloria" è l'inizio del diario che raccoglie le sue conoscenze del capostipite della dinastia di fonditori di campane, Bartlmä Grassmayr. La campana della chiesa parrocchiale di Naz (Naz-Sciaves) risale al 1637 ed è la campana più antica in funzione della dinastia Grassmayr, firmata da Hans Schellener il Vecchio e Benedikt Graßmayr.

L'anno di fondazione e la produzione iniziale Sebbene la famiglia fosse già attiva nella lavorazione dei metalli, il 1599 è convenzionalmente considerato l'anno di fondazione ufficiale dell'attività specializzata nella fusione di campane. Tale data è interpretata dagli storici come un riferimento simbolico per indicare il consolidamento della professione alla fine del XVI secolo, sebbene sia verosimile che le prime esperienze nel campo della fusione campanaria siano precedenti.

Nello stesso periodo, un ramo della famiglia si stabilì a Bressanone, in Sudtirolo, dove l'attività di fonditori di campane è documentata con certezza a partire dalla fine del Cinquecento.

A causa delle limitazioni infrastrutturali dell'epoca e della posizione geografica isolata della località di Habichen (nella Ötztal), la produzione in officina era inizialmente limitata a oggetti di piccole dimensioni. Per la realizzazione di campane di grandi dimensioni, i Grassmayr ricorrevano frequentemente alla fusione in loco: i fonditori spostavano le attrezzature e i forni direttamente nei pressi della chiesa o del campanile di destinazione, una pratica comune nell'artigianato campanario pre-industriale.

XVII secolo - Le origini e l'affermazione in Tirolo La storia della fonderia ebbe inizio nel 1599, quando Bartlmä Grassmayr fuse la sua prima campana a Habichen, nella valle dell'Ötztal, dopo aver appreso l'arte dal maestro Joan von Teer. Durante il XVII secolo, l'attività si espanse rapidamente grazie all'opera del figlio Johann Grassmayr (1601-1683), che consolidò la reputazione della famiglia in tutto il Tirolo. In questo periodo, i Grassmayr operarono non solo come fonditori stanziali ma anche come artigiani itineranti, stabilendo laboratori temporanei presso i siti di installazione, come dimostrato dalla collaborazione del 1637 con Hans Schellener per la campana di Naz. La produzione seicentesca fu caratterizzata da un'elevata qualità tecnica che permise alla famiglia di ottenere commesse prestigiose sia in ambito religioso che civile.

XVIII Secolo: Espansione dinastica e sedi regionali Nel corso del Settecento, la famiglia Grassmayr diversificò la propria presenza sul territorio, aprendo rami aziendali in diverse località strategiche, tra cui Bressanone e Feldkirch. Figure come Josef Grassmayr (1690-1765) a Bressanone e i discendenti di Bartlmä il Giovane a Habichen mantennero viva la tradizione, tramandando segreti artigianali e formule per le leghe bronzee che sono ancora oggi alla base della produzione. Il XVIII secolo rappresentò un'epoca di consolidamento stilistico, in cui le campane Grassmayr divennero note per la ricchezza delle decorazioni e la precisione del suono, diffondendosi capillarmente nelle valli alpine e nei territori limitrofi dell'Impero asburgico.

XIX Secolo: Il trasferimento a Innsbruck e la modernizzazione Il XIX secolo segnò una svolta decisiva per l'azienda con il trasferimento definitivo della sede principale a Innsbruck nel 1836. Fu Johann Grassmayr (1801-1883) a decidere lo spostamento nell'attuale quartiere di Wilten, motivato dal miglioramento delle infrastrutture di trasporto che rendeva la capitale tirolese un nodo logistico superiore rispetto alle valli isolate. Sotto la guida di Johann e successivamente del nipote Josef (1839-1899), la fonderia seppe adattarsi alle innovazioni della rivoluzione industriale senza abbandonare i metodi fusori tradizionali. Alla fine del secolo, la Fonderia Grassmayr era già riconosciuta a livello internazionale, ponendo le basi per la trasformazione in un'azienda globale capace di esportare campane in oltre 100 nazioni.

XX Secolo: Resilienza bellica e proiezione globale Il Novecento ha rappresentato per la fonderia un secolo di profonda trasformazione, segnato dalle sfide dei due conflitti mondiali e da una successiva espansione senza precedenti. Durante le guerre, l’attività subì drastiche interruzioni a causa della confisca del bronzo per scopi bellici, ma nel secondo dopoguerra la famiglia Grassmayr fu protagonista della ricostruzione dei complessi campanari distrutti in tutta l'Europa centrale. In questo periodo, la fonderia ha perfezionato il calcolo matematico delle frequenze sonore, riuscendo a produrre campane con una precisione tonale millimetrica. Nel 1993, per celebrare e preservare questo patrimonio secolare, è stato inaugurato il Museo delle Campane Grassmayr a Innsbruck, insignito del "Premio del Museo Austriaco".

Il periodo tra le due guerre Il termine della prima guerra mondiale e il conseguente smembramento dell'Impero austro-ungarico modificarono profondamente il mercato della fonderia, determinando la perdita di storici distretti di committenza. Nonostante la carenza di materie prime e manodopera, l'attività riprese a pieno regime già alla fine del 1918 per rispondere alla necessità di reintegrare i patrimoni campanari requisiti durante il conflitto.

In questo ventennio, la ditta Grassmayr si impose come la principale realtà austriaca nella fusione in bronzo, realizzando complessivamente 2.276 campane destinate prevalentemente ai territori del Tirolo, del Vorarlberg, della Carinzia e della Stiria. La concorrenza locale, rappresentata dalla fonderia di Johann Hann e Alois Adler (attiva tra il 1922 e il 1925), non riuscì a intaccare il primato dell'azienda, che nel 1961 sarebbe tornata a fondere anche i bronzi per il Duomo di Innsbruck.

Opere principali e collaborazioni internazionali

Tra le realizzazioni più significative del periodo si annoverano:

Il concerto per la parrocchiale di Völkermarkt. Il complesso di Lauterach, composto da cinque campane per un peso totale di 10.089 kg (l'opera più imponente del periodo interbellico). Il concerto di San Paolo di Appiano (sette campane per oltre sette tonnellate). Quest'ultimo rappresentò un caso diplomatico d'eccezione: a causa delle tensioni politiche post-belliche, le campane poterono varcare il confine italo-austriaco esenti da dogana solo grazie a un accordo diretto tra il cancelliere Kurt Alois von Schuschnigge Benito Mussolini.

Innovazione tecnica: la "Sagoma Grassmayr " (Grassmayr-Rippe) A partire dal 1925, l'azienda intraprese un significativo rinnovamento dei propri standard produttivi. Fino a quel momento, la fonderia aveva continuato a utilizzare le antiche sagome settecentesche di Johann Grassmayr; tuttavia, con la diffusione della sagoma ottava (Oktav-Rippe), la ditta avviò una fase di sperimentazione tecnica.

In collaborazione con la fonderia Kurtz di Stoccarda, venne sviluppata presso la sede di Wilten una nuova sagoma denominata Grassmayr-Rippe. Questo profilo moderno trasse ispirazione dalla celebre campana Gloriosa del Duomo di Erfurt (risalente al 1497 e considerata un riferimento mondiale per l'acustica campanaria). La Grassmayr-Rippe si distinse per la precisione del bordo di battuta ad angolo e per un timbro particolarmente limpido e armonico, pur mantenendo inalterato il tradizionale apparato iconografico e decorativo dei bronzi.

Il periodo bellico e la distruzione (1938-1945) Il prestigio raggiunto dall'azienda nel periodo interbellico fu riconosciuto ufficialmente con il conferimento a Nikolaus Grassmayr del titolo di Cavaliere dell'Ordine di San Silvestro papa da parte della Santa Sede e della nomina a consigliere commerciale da parte dello Stato.