La parola clericalismo indica un agire in senso politico che mira alla salvaguardia e al raggiungimento degli interessi del clero e, conseguentemente, si concretizza nel tentativo di indebolire la laicità di uno Stato attraverso il diretto intervento nella sfera politica e amministrativa da parte di sostenitori anche non appartenenti al clero o, talvolta, non credenti.

Al clericalismo si contrappone politicamente il laicismo e ideologicamente l'anticlericalismo.

Il clericalismo nel mondo Furono chiamati «clericali» nella metà del XIX secolo, in Francia e in Belgio, quei cattolici impegnati in politica e organizzati in movimenti o partiti che si richiamavano esplicitamente alla loro confessione religiosa.

I "clericali" francesi, che erano stati tra i maggiori sostenitori dell'imperatore Napoleone III, influenzarono pesantemente la sua politica estera, in specie per i rapporti con il Regno d'Italia e per il problema di Roma capitale.

L'invasione della Repubblica Romana e la restaurazione di papa Pio IX (1849), il fallito tentativo di instaurare un impero cattolico in Messico (1862-67) e l'episodio di Mentana sempre a difesa di papa Pio IX (1867) sono gli esempi più rilevanti della subordinazione politica al clero durante il regime di Luigi Napoleone, che, a garanzia dell'inviolabilità della Roma papale, aveva stabilito nella città un presidio militare francese ritirato solo dopo la Convenzione di settembre nel 1864.

Gli stessi eccidi della "settimana di sangue" seguiti all'instaurazione della Comune parigina (1871) con l'uccisione dell'arcivescovo di Parigi Georges Darboy possono essere considerati come effetti del duro scontro in Francia tra clericali e anticlericali socialisti.

Laffaire Dreyfus (1894), la cui accusa era sostenuta anche dai clericalisti antisemiti organizzati nello squadrismo dell'Action française, era il segno che, alla fine dell'Ottocento, in Francia era forte la presenza di una Chiesa conservatrice contrapposta ad intellettuali laici, progressisti e in parte massoni.

Il termine si diffuse poi in Spagna e in Italia, meno in Germania e per nulla in Inghilterra, segno di una situazione tipica di aree cattoliche dove possono nascere contrasti tra clero e società civile.

Durante la guerra civile spagnola, i clericali di tutta Europa si schierarono apertamente con Francisco Franco, di cui appoggiarono il regime dittatoriale dopo la vittoria. Unica voce cattolica apertamente contraria fu quella di Jacques Maritain. Durante la seconda guerra mondiale, il clericalismo supportò i regimi di Jozef Tiso in Slovacchia e di Ante Pavelić in Croazia. Quest'ultimo si salvò dal processo dopo la guerra grazie alla fuga in Spagna agevolata dal Vaticano. Entrambi i regimi furono ferocemente antisemiti.

Il clericalismo in Italia

Cavour fin dal 1850 si era messo in luce pronunziando un discorso in difesa delle leggi Siccardi, che abolivano il diritto d'asilo e il foro ecclesiastico ancora in vigore dall'età medievale nel Regno di Sardegna.

Formato nel 1852 il "grande ministero" con Urbano Rattazzi, si era proposto di modernizzare il Piemonte, laicizzando lo Stato, ma dovette scontrarsi nel 1855 con i clericali piemontesi, guidati dal vescovo di Casale e senatore Luigi Nazari di Calabiana, contrario alla soppressione degli ordini contemplativi al punto da causare una crisi politica che provocò le dimissioni del primo ministro.

Ritornato al governo, dovette affrontare un nuovo contrasto con i clericali, questa volta sostenuti dal re Vittorio Emanuele II, per l'introduzione del matrimonio civile in Piemonte, che sarà attuato diversi anni dopo.

Lo stesso Nazari di Calabiana, nominato arcivescovo di Milano, dopo l'unità d'Italia, nel 1864, si distinguerà per le sue polemiche contro gli intransigenti antiliberali.

Fin dal 1857 era comparso sul giornale torinese lArmonia, diretto dal giornalista don Giacomo MargottiMaurizio Tagliaferri,L'Unità cattolica: studio di una mentalità, Editrice Pontificia Università Gregoriana, 1993, pp.12 e sgg., l'esortazione diretta ai cattolici: «Né eletti. né elettori».Cfr. in un opuscolo pubblicato dagli eredi Margotti: Il teologo Sacerdote Giacomo Margotti. Note biografiche, IV articoli riguardanti il "Né eletti né elettori" e il Non expedit pubblicati nei giornali "L'Armonia" e "L'unità cattolica" dall'anno 1857 all'anno 1886, Sanremo 1907

Non meraviglia quindi che, sebbene lo Stato italiano dichiarasse di rinunciare ad ogni controllo giurisdizionalistico, tuttavia, i tentativi di regolare i rapporti con la Chiesa secondo la formula cavouriana di «Libera Chiesa in libero Stato»,Discorsi di Cavour nel primo Parlamento italiano in: C.Cavour ,Libera Chiesa in libero Stato a cura di F.Ruffini e M. Pirani, Editore: Il Nuovo Melangolo 2001 effettuati dallo stesso Cavour tramite il suo collaboratore Diomede Pantaleoni, e in seguito dai primi governanti della Destra storica, fallissero per l'intransigenza del rappresentante papale.

Non ancora intransigenti, ma cattolici di stretta osservanza, tra il 1861 e il 1878 i credenti italiani si appartarono dalla vita nazionale e si espressero in giornali dal tono estremamente polemico.

La data di nascita in Italia del clericalismo coincide con l'emanazione del Sillabo (1864) di papa Pio IX (1846-1878), che, considerandosi in seguito "prigioniero dello Stato italiano"David I. Kertzer, Prigioniero del Vaticano, Rizzoli - Collana: Storica / Saggistica, Anno 2005, condannava ogni aspetto del liberalismo e del modernismo, dando vita così al movimento degli «intransigenti» cattolici che rifiutavano di riconoscere il nuovo Regno d'Italia.

La Chiesa, tuttavia, sente la difficoltà di non avere nel Parlamento del Regno d'Italia suoi rappresentanti ed emana una disposizione nel 1866 che consente l'elezione di deputati cattolici purché nel formulare il giuramento allo Stato essi aggiungano, alla presenza di almeno due testimoni, la formula: «salvis legibus divinis et ecclesiasticis» ("salvo quanto dispongono le leggi divine e della Chiesa").G. De Rosa, Storia del movimento cattolico in Italia. Dalla restaurazione all'età giolittiana, vol. 1, Bari, 1966, p. 99; C. Marongiu Bonaiuti, Non expedit: storia di una politica 1866-1919, Milano, 1991, p. 12. Secondo Marongiu questo giuramento avrebbe permesso a un eletto di diventare deputato ma nello stesso tempo ne avrebbe segnato la fine della carriera parlamentare in quanto giuridicamente contrario allo Statuto e politicamente inaccettabile dal Parlamento. La Camera ritenne nullo il giuramento e da quel momento la voce dei deputati cattolici fu quasi assente dalle aule parlamentari.

Quest'istanza della Chiesa, che ricordava ai deputati cattolici l'obbligo per i fedeli di obbedire "alle leggi divine ed ecclesiastiche", fu osteggiata dalla politica italiana post-unitaria, rafforzandosi, così, il fronte anticlericale di gran parte dei politici italiani del tempo.

Il Non expedit L'allontanamento definitivo dei cattolici dalla partecipazione diretta alla vita politica dello Stato italiano si ebbe quando il 30 gennaio 1870 la Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari espresse il parere che non fosse conveniente (non expedit) per i cattolici italiani partecipare alle elezioni politiche.

Inoltre, il Concilio Vaticano Primo, iniziato nel dicembre del 1869, che si caratterizzava principalmente per la definizione del dogma dell'infallibilità del Papa quando parla ex cathedra in materia di fede e di morale (18 giugno 1870), rendeva ancora più accentuata la durezza delle posizioni del Clero nei confronti di chi cercasse con esso un compromesso.

Ben 55 vescovi "antinfallibilisti", prima della approvazione del dogma si allontanarono dal Concilio che, interrotto dalla presa di Roma, non fu più ripreso.

Il 13 maggio 1871 lo Stato italiano emana un originale atto di accordo internazionale unilaterale: la Legge delle Guarentigie (Legge delle Garanzie) voluta dal Parlamento per regolare i rapporti con la Santa Sede dopo la presa di Roma (20 settembre 1870). Respinta da papa Pio IX con l'enciclica Ubi Nos e mai accettata dalla Santa Sede, rimase tuttavia in vigore sino alla Conciliazione del 1929.

Su questa linea si costituì in seguito l'Opera dei congressi (1874) che può essere considerata come la nascita di un vero e proprio partito cattolico italiano. L'organizzazione rivendicava la rappresentanza del "paese reale" contro lo Stato liberale e si assumeva il compito di coordinare tutte le attività cattoliche di tipo sociale, cooperativistico, scolastico, giornalistico.

Dopo la morte di papa Pio IX nel 1878, e l'assunzione al trono papale di papa Leone XIII (1878-1903) che mostrava dall'inizio del suo pontificato attenzione ai problemi sociali, al mondo del lavoro e dei suoi conflitti (vedi Rerum Novarum), sembrava potersi sperare in un'attenuazione dello scontro tra Chiesa e Stato.

In un'enciclica del 1885 si raccomandava infatti ai cattolici europei di partecipare alla vita politica dei propri stati per non rimanere esclusi dalle decisioni dei loro governi, ma con la limitazione che questa adesione alla politica attiva «in qualche luogo…non convenga affatto (nequaquam expediat) per ragioni grandissime e giustissime». Ciò che era consentito per i paesi cattolici europei non lo era per l'Italia.

Nel 1886 una circolare del Sant'Uffizio recitava così: «A togliere ogni equivoco, udito il parere degli Eminentissimi signori Cardinali inquisitori generali miei colleghi, ho ordinato che si dichiari il Non expedit contenere un divieto (prohibitionem importat) Card. Monaco.»M. Casella, Alla scoperta della religiosità nell'Italia meridionale, Rubbettino Editore srl, 2005, p. 40

Il Non expedit e la Democrazia cristiana All'interno del partito clericale italiano stava intanto nascendo una corrente che rifletteva l'azione sociale della Chiesa specie nelle campagne dove si organizzavano società cattoliche di mutuo soccorso, cooperative di consumo contadine, sindacati bianchi.

Era la nuova corrente della Democrazia Cristiana, che chiedeva che la sua azione sociale trovasse legittima rappresentanza e valido riconoscimento nel parlamento italiano. Senza politici che la difendessero l'organizzazione sociale cattolica non poteva sperare di sostenersi.

Per questi obiettivi si batterono don Romolo Murri e il sociologo ed economista Giuseppe Toniolo subito osteggiati dai cattolici veneti, dai gesuiti e dalla Curia romana. Se prima non si risolveva il problema del rapporto Chiesa-Stato, sostenevano gli intransigenti, non si poteva affrontare la questione sociale e politica.

Per i democristiani risorgeva il muro del Non expedit, che però sembrava potesse incrinarsi con l'avvento del nuovo papa Pio X (1903-1914), uomo di costumi semplici e popolari.

Ma nel 1903 compariva invece sullOsservatore Romano una nota ufficiale così redatta: «Siamo autorizzati a smentire le voci messe di questi giorni in giro dalla stampa cittadina e dagli altri giornali riguardo all'abolizione del Non expedit, essendo esse assolutamente prive di fondamento.»M. Tagliaverri, op. cit., p. 100

Il clericomoderatismo

Nel 1904 Pio X decise di sciogliere l'Opera dei Congressi dove i "sovversivi" di Romolo Murri avevano acquistato la maggioranza. Il Murri sarà sospeso a divinis nel 1907 e diventerà deputato nelle file dei radicali.

Un altro sacerdote don Luigi Sturzo, che si era distinto in Sicilia per la sua azione sociale, obbedì all'ingiunzione pontificia in attesa di tempi migliori.

Nello stesso anno la corrente moderata del clericalismo organizzata nell'Unione Elettorale Cattolica realizzò accordi preelettorali con candidati liberali moderati in maggioranza giolittiani.