Il novizio (Мцыри, Mcyri) è un poema in tetrametri giambici scritto da Michail Jur'evič Lermontov nel 1839 e pubblicato nel 1840. L'opera viene considerata uno degli ultimi esempi del romanticismo russo.

Storia editoriale Stando al manoscritto originale, Lermontov completò la stesura del testo il 5 agosto 1839. Il poema presentava l'epigrafe in lingua francese "On n'a qu'une seule patrie" ("Abbiamo una sola patria"), ma essa fu cancellata dall'autore e sostituita con un versetto dai Libri di Samuele: "io assaggiai un po' di miele con la punta del bastone che avevo in mano; eccomi qui: morirò"(Sam ).

Trama Un generale russo cattura un bambino georgiano che, ammalatosi, viene abbandonato in un monastero e cresciuto dai monaci. Crescendo, il ragazzo si sente intrappolato e soffre per la nostalgia di casa, anche se ha imparato la lingua del luogo e si appresta a prendere i voti e diventare monaco a sua volta. Tuttavia, il diciassettenne, spinto da un impulso irrefrenabile, decide di fuggire e, mentre scappa, riaffiorano i ricordi della terra e della lingua natia. La bellezza del paesaggio georgiano gli riempie l'animo, così come la vista di una donna che versa dell'acqua in una brocca e la lotta terribile con un leopardo.

Dopo tre giorni dalla sua fuga, il ragazzo viene trovato privo di sensi nei pressi del monastero dal quale era fuggito. Riportato nella sua cella, il giovane rifiuta il cibo che gli viene offerto, preferendo la morte per inedia alla vita monastica. Impietositosi, un anziano monaco si offre di ascoltare la sua confessione e il novizio, in punto di morte, gli racconta della libertà che è riuscito, seppur brevemente, a sperimentare. Come ultima richiesta, chiede ai confratelli di essere accompagnato alle mura del monastero, per poter scorgere per l'ultima volta le montagne della sua terra natia.

Il titolo Pur essendo scritto in russo, il poema ha per titolo la parola georgiana mts'iri (მწირი). È lo stesso Lermontov a spiegare il termine in una nota a piè di pagina, in cui scrisse che mts'iri indica un monaco che non ha ancora ricevuto l'ordinazione, ossia un novizio. Tuttavia, la parola può essere tradotta anche come "estraneo", "straniero" o "emarginato", tutti significati chiaramente contemplati dall'autore e che riflettono la natura del protagonista. La parola appariva quindi priva di significato per un lettore russofono, che andrebbe quindi a sperimentare lo stesso senso di alienazione del protagonista, privato della sua lingua madre. Il titolo originale era Beri, termine georgiano per "monaco".

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