Biografia Nacque a Torino il 22 ottobre 1885.. Iniziò a frequentare la Regia Accademia Navale di Livorno nel 1903, uscendone con il grado di guardiamarina nel 1906. Si imbarcò in successione sulle navi da battaglia Regina Margherita, Re Umberto e Benedetto Brin, e promosso sottotenente di vascello partecipò alla guerra italo-turca (1911-1912) imbarcato sulla cannoniera Volturno e poi sulla nave idrografica Staffetta. Promosso tenente di vascello nel 1914, dopo l'entrata in guerra del Regno d'Italia, avvenuta il 24 maggio 1915, fu comandante di MAS.

Con l'autorizzazione del viceammiraglio Umberto Cagni, il 7 giugno 1916, al comando del MAS 5, e insieme al MAS 7 del comandante Gennaro Pagano di Melito, partì dalla base di Brindisi.. Data la scarsa dotazione di carburante, le due unità vennero rimorchiate fino alle vicinanze di Durazzo da due torpediniere, protette al largo da quattro cacciatorpediniere francesi. A due miglia dal bersaglio i due MAS lasciarono le torpediniere dirigendosi verso la rada di Durazzo, Albania. Evitate due torpediniere nemiche in uscita, le unità italiane penetrarono nella rada avvistando il piroscafo Lokrum, ormeggiato al pontile d'imbarco.. Entrambi i motoscafi lanciarono un siluro da 356 mm contro il bersaglio, ancorato a 150 e 250 metri di distanza dalle due unità, affondandolo. Ottenuta nuovamente l'autorizzazione di Cagni, nella notte tra il 25 e il 26 giugno i due MAS affondando nella stessa rada di Durazzo due piroscafi austriaci, tra cui il Sarajevo..

Al comando di un MAS 13 nel novembre 1917, insieme al MAS 15 al comando di Costanzo Ciano, attaccò le navi da battaglia austro-ungariche Wien e Budapest, che operavano contro l'ala schierata verso il mare della 3ª Armata.. Le due unità lasciarono i siluri contro le navi da battaglia da una distanza di 800 m, ma esse manovrando repentinamente riuscirono ad evitarli. Le due corazzate interruppero il bombardamento e si portarono a Trieste..

Al termine della Grande Guerra era decorato con due medaglie d'argento e due di bronzo al valor militare, e dopo alcuni imbarchi su unità di superficie nel 1920 fu messo in aspettativa per tre a causa di una infermità. Nel maggio 1923 fu assegnato in servizio all'esploratore Falco, venendo promosso capitano di corvetta. Dietro sua domanda venne posto in aspettativa e trasferito ai ruoli di complemento nel 1925, iniziando a lavorare presso l'industria cantieristica navale in Francia, e poi a Monfalcone, in Italia. Divenuto capitano di fregata nel 1931, fu richiamato in servizio attivo dapprima allo scoppio della guerra d'Etiopia (1935-1936), e poi poco prima dell'entrata nella seconda guerra mondiale del Regno d'Italia, avvenuta il 10 giugno 1940.

Assegnato alla base navale di Pola, nel 1941 fu trasferito al comando di quella di Ragusa (Marina Ragusa), in Jugoslavia, dove si distinse durante la rivolta scoppiata in Montenegro venendo per questo insignito della Croce di ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia.

All'atto della firma dell'armistizio dell'8 settembre 1943 il Comando Militare Marittimo della Dalmazia (Maridalmazia, ammiraglio di divisione Antonio Bobbiese) aveva sede Spalato, e da esso dipendevano i Comandi Marina di Sebenico (capitano di vascello Pietro Tacchini), Spalato (capitano di corvetta Riccardo Lesca), Ragusa (capitano di vascello Alfredo Berardinelli), Ploce (capitano di fregata richiamato Carlo Fecia di Cossato) e Zara (capitano di fregata Giuseppe Rossi).. La notte sul 9 settembre, Zagabria diffuse un radio messaggio di Ante Pavelić, con cui la Croazia si annetteva, sotto la protezione tedesca, la Dalmazia; vi fu, quindi, una vera e propria dichiarazione di guerra all'Italia, cui seguirono aperti atti di ostilità.. La mattina del 9 settembre il comando della 2ª Armata emise l'ordine di attuazione della Memoria OP 44; scopo della manovra italiana era di far ripiegare le forze presenti in Croazia verso l'Istria, e le altre verso il litorale adriatico per sfruttarne i porti per il trasferimento in Italia.

La sera del giorno 9 settembre si imbarcò sulla torpediniera T 8 che salpò da Gravosa insieme a tutto il naviglio disponibile, i motovelieri Bianca Rosa e Ponente, e la motonave Salvore, per portarsi a Curzola-Ploce. Giunto a Ploce all'alba, sotto il tiro delle artiglierie di bordo, protesse l'imbarco del personale della difesa orientale, comprese 14 delle 17 artiglierie. Le sistemazioni fisse vennero distrutte.. Portatosi a Curzola, lui e il generale di brigata Arnaldo Rocca decisero di effettuare un’azione dal mare per organizzare la Resistenza a Slano, a nord di Gravosa, e riprese quindi la navigazione..

Nella zona di Ragusa Vecchia si verificarono combattimenti tra italiani e tedeschi, i quali diedero un ultimatum alle truppe italiane; il comando del VI Corpo d'Armata ordinò al tenente di vascello Garbini di abbandonare Gravosa, cosa che si verificò alle 19:00.. Il presidio ripiegò su Lagosta, dove giunse il mattino dell'11 settembre. Sempre il mattino di quel giorno lui che coordinava, sulla T 8, le azioni in mare, ignaro di quanto accaduto, predispose da Curzola una spedizione navale con la torpediniera e il motoveliero Margherita per recuperare i presidi di Meleda, Bombarda e Porto Palazzo. Durante la missione a Mezzo Meleda il motoveliero fu affondato dai partigiani, avendo morti e feriti (fra cui il tenente di porto Cavallari). I partigiani recuperarono i naufraghi, che poi vennero fatti rimpatriare. La T 8 incontrò in mare il tenente di porto Orlandini, sfuggito alla cattura dei tedeschi a Gravosa, informato della situazione, e fu quindi dato l'ordine di ritornare a Curzola. Alle 16:30, presso Olipa, la torpediniera T 8, al comando del tenente di vascello Marcello Bosio, fu affondata da aerei da bombardamento in picchiata Junkers Ju 87 Stuka; perirono lui, il comandante della nave e trenta membri dell'equipaggio; molti altri furono feriti..

Onorificenze

Note

Bibliografia

Periodici

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