La Portaerei Bonfiglietti fu un ambizioso progetto di unità navale studiato dal Comitato per il Progetto delle Navi della Regia Marina tra il 1929 e il 1930. Prende il nome dal suo ideatore, il Generale del Genio Navale Filippo BonfigliettiFilippo Bonfiglietti, Navi portaerei, in Rivista Marittima, Roma, 1930.

Il progetto rappresentava una delle prime risposte concrete dell'ingegneria navale italiana alla necessità di dotare la flotta di una componente aerea imbarcata organica, superando l'idea delle semplici navi appoggio idrovolanti.

Storia Sviluppo e contesto storico Alla fine degli anni 20, mentre le marine mondiali sperimentavano le prime grandi portaerei (come la classe Lexington americana o la Akagi giapponese), in Italia il dibattito era acceso. Bonfiglietti propose un'unità di medie dimensioni, ritenuta più flessibile per le esigenze del Mediterraneo.

Il progetto fu presentato come alternativa economica alle grandi conversioni, ma si scontrò con la dottrina strategica del tempo, che vedeva nell'Italia stessa una portaerei naturale grazie alla sua posizione geograficaMichele Cosentino, Le portaerei italiane, Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 2011..

Caratteristiche tecniche Scafo e Protezione: Il design prevedeva una protezione leggera, tipica degli incrociatori dell'epoca, per mantenere alta la velocità di crociera.

Ponte di Volo: Un ponte continuo senza isola laterale (o con isola minima) per massimizzare lo spazio di manovra dei biplani dell'epoca.

Hangar: Un unico grande hangar servito da due elevatori centrali.

Velocità: I 30 nodi previsti avrebbero permesso alla nave di operare insieme ai nuovi incrociatori della classe Zara e della classe Condottieri.

Il declino e la cancellazione del progetto Il progetto non arrivò mai alla fase di impostazione nei cantieri. Il suo iter si concluse bruscamente nei primi anni 30 per una serie di ragioni strutturali:

L'opposizione della Regia Aeronautica Uno dei principali ostacoli fu la Legge Balbo e la creazione della Regia Aeronautica come forza armata indipendente (1923). Italo Balbo sosteneva fermamente il monopolio assoluto su tutto ciò che volasse. L'idea di una aviazione per la Marina era vista come un'eresia che avrebbe frammentato le risorse. La dottrina ufficiale stabiliva che l'Italia, essendo una portaerei protesa nel Mediterraneo, non necessitasse di ponti di volo mobili, poiché ogni punto del mare era raggiungibile da basi terrestriGiulio Douhet, Il dominio dell'aria, Roma, 1921 (ed. successiva 1927)..

Priorità ai Trattati Navali In quegli anni, l'Italia era vincolata dai trattati di limitazione degli armamenti (Trattato navale di Washington e di Londra). Il tonnellaggio globale era limitato: lo Stato Maggiore della Marina preferì consumare la propria quota di dislocamento per costruire incrociatori pesanti (Classe Zara) e modernizzare le vecchie corazzate (Classe Conte di Cavour), ritenute più utili per contrastare la flotta franceseErminio Bagnasco, In guerra sul mare. Navi e marinai italiani nel secondo conflitto mondiale, Parma, Ermanno Albertelli Editore, 2005..

Limiti economici La Grande Depressione del 1929 colpì duramente le finanze del Regno d'Italia. Il costo di una portaerei ex-novo, unito a quello per lo sviluppo di aerei specifici (dotati di ali ripiegabili e ganci d'arresto), fu giudicato insostenibile rispetto al beneficio strategico immediato.

Note

Categoria:Portaerei della Regia Marina