La nascita di Venere (La Naissance de Vénus) è un quadro dipinto da Amaury-Duval nel 1862, sul tema della Venere anadiomene. È esposto al museo delle belle arti di Lilla.
Storia Quest'opera venne dipinta ispirandosi ai versi seguenti di Alfred de Musset:
Ispirato al quadro La sorgente di Ingres, il quadro si allontana leggermente dal modo tipico nel quale veniva affrontato questo tema artistico, come nella Nascita di Venere di Botticelli, dove la dea si copre le parti intime con i capelli lunghi. Il quadro venne esposto al Salone del 1863, dove venne messo a confronto con altre due Veneri accademiche, La perla e l'onda di Paul Baudry e La nascita di Venere di Alexandre Cabanel, che attirarono maggiormente l'attenzione della critica.Mantz 1863, p. 484.
Esposto al Salone delle arti di Lilla del 1866, il quadro ebbe più successo. Ricevette un premio da mille franchi da parte della Società delle scienze, dell'agricoltura e delle arti di Lilla come quadro più bello della mostra, e in seguito venne acquistato per il museo delle belle arti.
Analisi Louis Auvray descrisse così la Venere di Amaury-Duval: "La Venere del signor Amaury-Duval è in piedi, sta emergendo dal mare e strizza la sua chioma bionda, le cui gocce di rugiada dovrebbero fecondare la terra. La posa, la composizione, le forme assai delicate e un po' allungate: tutto ciò richiama certi bassorilievi di Jean Goujon. Il disegno, pur essendo studiato, è comunque molto elegante, e se i colori fossero meno freddi, meno pallidi, questa tela sarebbe una delle opere migliori del Salone". Charles-Aimé Dauban, che è d'accordo con lui sull'anacronismo, affermò che Venere ha un "naso all'insù e un aspetto che richiama più il Rinascimento che l'Antichità". Allo stesso modo, secondo Paul Mantz "la sua Venere è snella nella sua eleganza allungata; ha poca consistenza e poco rilievo, e il tipo scelto dall'artista, la curvatura del viso, e in particolare il naso, che sembra modellato per puro capriccio, mal si coniugano con lo stile eroico".Mantz 1863, p. 486.
Claude Vignon contrappose la Venere di Amaury-Duval a quelle di Baudry e Cabanel. Secondo lei, al contrario di Baudry e di Cabanel, Amaury-Duval "sopprime o nega del tutto il fascino, e, trascurando il piacere visivo, concepisce la beltà soltanto tramite il pensiero", oppure, sempre secondo lei, "se Venere non è la bellezza che affascina, allora che dovrebbe essere? Un concetto neoplatonico che annoia?"Claude Vignon, Le Salon de 1863, Le Correspondant, giugno 1863, p. 382. Tuttavia, a differenza di Vignon, Francingues ritiene che la Venere di Amaury-Duval sia fin troppo realistica e che, invece che ritrarre "una giovane magra, indubbiamente nuda dalla testa ai piedi, ma che non riuscirebbe a tentare Giove", il pittore avrebbe dovuto rappresentare le cose "non proprio come le ha fatte la natura, ma come avrebbe dovuto farle".
Infine, Albert Guillemot sottolineò il debito di Ingres nella Venere di Amaury-Duval, affermando che "è pur vero che la Venere del signor Amaury-Duval è di grande valore. Possiamo intravederci la tradizione severa della scuola di Ingres: il modellato è fine, il disegno è puro, il colore pallido e sottile. Nell'insieme regna una grazia un po' malaticcia, ma distinta. Potremmo criticare il torso troppo stretto, e questo difetto viene reso più evidente dalle gambe che lo sostengono, e che sembrano appartenere a una donna di 30 anni. Dirò inoltre che in questo quadro mancano, secondo la mia opinione, molte luci od ombre, e per questo motivo lo sguardo si perde lungo questo corpo imponente, senza incontrare un'ombra vigorosa o una luce brillante che lo fermi e lo affascini. La testa è graziosa, ma non sarà un po' troppo moderna?"Albert Guillemot, Promenades au Salon des Beaux-Arts, Limoges, 1864, pp. 14-15.
Note
Bibliografia
Categoria:Dipinti di autori del XIX secolo Categoria:Dipinti sulla nascita di Venere Categoria:Dipinti a Lilla