Biografia Nacque a Castagnole delle Lanze, provincia di Alessandria, 23 ottobre 1895.. Arruolatosi nel Regio Esercito, viene nominato ufficiale il 1° novembre 1915, in piena prima guerra mondiale, in forza al 44° Reggimento di fanteria della brigata Forlì. Durante la Grande Guerra combatté con il grado di sottotenente. Fu decorato con una medaglia di bronzo al valor militare per essersi particolarmente distintosi 10 giugno 1916 sul Monte Lemerle, conducendo il suo plotone all’assalto alla baionetta sotto un intenso fuoco avversario. Ottiene poi ben due promozioni per merito di guerra, a tenente il 21 dicembre 1916 e a capitano il 19 agosto 1917, riportando una ferita in combattimento.
Al termine del conflitto rimase in servizio permanente effettivo nell'esercito e, nel 1924, è trasferito al 2º Reggimento alpini. Nel 1934 è promosso maggiore e diresse il corso sciatori del reggimento nei valloni di Sustra e Vallanta. Nel 1938 viene promosso tenente colonnello e nel 1940 assume il comando del battaglione alpini "Pinerolo", con il quale, nel mese di giugno, partecipa alle operazioni belliche sul fronte occidentale.
All'inizio del 1942 era al comando del 3º Reggimento alpini, 1ª Divisione alpina "Taurinense", schierato in Montenegro.. Combatté nelle zone di Danilovgrad, Cevo, Grahovo, Piana di Dragali, e alle bocche di Cattaro. Nell'aprile 1943 i reparti al suo comando si trasferirono a Prijepolje, cittadina del Sangiaccato sulle rive del fiume Lim, occupando posizioni precedentemente tenute dai reparti tedeschi.
All'atto dell'armistizio dell'8 settembre 1943 il suo reggimento, privo dei battaglioni alpini "Pinerolo" e "Exilles" (tenente colonnello Farinacci), inviati in rinforzo delle Divisioni fanteria "Emilia" e "Marche"... Il comando di reggimento, il battaglione alpini "Fenestrelle" (maggiore Nacco) e il gruppo artiglieria alpina "Susa", di stanza a Hercegnovi, erano posizionati sulle strategiche alture delle bocche di Cattaro, a controllo dello stretto e dei fiordi dell'Adriatico meridionale, in Montenegro. Il quartier generale del reggimento si trovava a Vilusi. Non appena fu a conoscenza della notizia dell'armistizio, capì subito che i tedeschi erano diventati da un giorno all'altro nemici, e diede subito ordine al sottotenente Edoardo Vertua di far saltare in aria i ponti posizionati sulle quattro strade di accesso a Vilusi, isolando così la cittadina.. Appoggiati all'impervio ed inospitale massiccio montuoso del Bjela Gora (Montagna Bianca), i suoi reparti resistettero agli attacchi di terra e a quelli portati dal cielo con l'impiego degli Junkers Ju 87 Stuka, che lanciavano anche volantini inneggianti alla precedente alleanza o minacciavano pene capitali per i traditori.
Anche i reparti distaccati entrarono in azione contro i nuovi nemici. Il battaglione "Pinerolo", che la mattina del 9 settembre si separato dal reggimento per portarsi in Erzegovina, partecipò poi a duri combattimenti contro i tedeschi, riuscendo successivamente a rientrare in ambito reggimentale. L'"Exilles", il 15 settembre, attaccò una batteria tedesca che sbarrava l'uscita delle bocche di Cattaro, consentendo così a 3.000 uomini della Divisione fanteria "Emilia" di imbarcarsi a bordo delle navi e lasciare la zona, raggiungendo l'Italia del sud. Dopo una lunga marcia si aggregò al suo reggimento anche il battaglione alpini "Intra", 4º Reggimento alpini, proveniente da Nikšić, si aggregò al suo reggimento.
Il 7 ottobre 1943, dopo che il gruppo artiglieria alpina "Susa" (capitano Rabbino Bollej) aveva sparato l'ultimo proiettile, al comando di duecento alpini del 3° Reggimento, del battaglione alpini "Intra" e gruppo artiglieria alpina "Susa", che non si erano voluti arrendere, si allontanò dalla zona attraverso sentieri di montagna. Aiutato dalla popolazione locale, entrò in contattò con i Cetnici, nazionalisti serbo ortodossi che volevano restaurare, a guerra finita, la monarchia di Pietro II, il re di Jugoslavia in esilio. Arrivato in Bosnia riuscì ad entrare in contattò con i partigiani di Josip Broz Tito, e dopo alcune trattative gli alpini iniziarono a combattere al loro fianco. Aggregati alla divisione partigiana partecipano nella valle dello Stavnja all’occupazione dei centri di Vareš e Brez. arrivarono successivamente a Šodolovci, sede del comando divisionale, da dove partirono il 5 marzo 1944 su terreni resi viscidi dallo scongelamento. Evitando l'attività dei reparti tedesco-croati, delle bande di Zelendakar (Musulmani) e di Cetnici, attraversarono i contrafforti della catena montuosa che si protendeva versa la Sava, raggiungendo Gradarac, trovandovi un gruppo di soldati italiani della 23ª Divisione fanteria "Ferrara" fuggiti da un campo di concentramento, insieme ad ex prigionieri russi e ad alcuni ufficiali inglesi e francesi. Superarono poi le Alpi Dinariche, una catena di basse montagne con dorsali parallele che raggiungono i 1000 metri, arrivarono a Prekaja, e poi sulla costa della Dalmazia.
Il 20 aprile 1944 ritornò in Italia in Italia, e il 2 giugno assunse il comando del ricostituito 3° Reggimento alpini, in forza al Corpo Italiano di Liberazione (CIL). Il reggimento era inquadrato nel gruppo di combattimento Legnano, composto dagli alpini dei battaglioni "Piemonte" e "Aquila" e dai bersaglieri del battaglione "Goito". Questa formazione il 21 aprile 1945 entrò nella città di Bologna liberata.
Il 21 novembre 1947 fu insignito della Croce di Cavaliere dell'Ordine militare d'Italia..Fu successivamente promosso generale di brigata e quindi generale di divisione Si spense a Civitavecchia il 19 dicembre 1976.
Onorificenze
Pubblicazioni I duecento della Taurinense: dopo l'8 settembre 1943 con i partigiani sul fronte jugoslavo, con Edoardo Vertua, A. Scotti, 2012.
Note
Bibliografia
Periodici
Collegamenti esterni
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