Laccordo Stojadinović-Pavelić () fu un accordo politico ideato nel 1954 a Buenos Aires da Milan Stojadinović, penultimo primo ministro del Regno di Jugoslavia e di etnia serba, e da Ante Pavelić, poglavnik dello Stato Indipendente di Croazia, con l'obiettivo di compiere un colpo di Stato nella Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia per dividerla tra la Slovenia, mantenuta nei suoi confini, la Serbia e la Croazia, con Belgrado che avrebbe mantenuto il Montenegro e, potenzialmente, la Macedonia: la Bosnia sarebbe stata spartita tra i due Stati, con Sarajevo serba e Banja Luka croata, e la Croazia avrebbe ceduto alla Serbia la Dalmazia meridionale, compresa Ragusa.
L'accordo prevedeva anche il trasferimento pacifico dei croati che si sarebbero trovati in Serbia e dei serbi che si sarebbero trovati in Croazia: non vi era menzione dei bosgnacchi, all'epoca ritenuti croati di fede musulmana.
Non è noto se venne firmato effettivamente, infatti fu fortemente criticato sia dalla diaspora serba, critica della collaborazione con lo stesso Pavelić colpevole di numerosi crimini contro la popolazione serba nel suo stato, sia da quella croata, che criticava le cessioni territoriali sotto la Drina paragonandole alla cessione della Dalmazia al Regno d'Italia. In Jugoslavia l'accordo venne ignorato dai media, che lo ritenevano privo di ogni validità, e Tito lo definì un "conto senza l'oste".
Note
Voci correlate Accordo Cvetković-Maček
Collegamenti esterni
Categoria:Storia della Jugoslavia