Biografia Nacque in una famiglia di modeste condizioni da Luigi e Marianna Vigoni. Dopo aver terminato l'istruzione primaria, venne avviato agli studi secondari, dapprima nel prestigioso Ginnasio di Sant' Alessandro, poi presso il civico Liceo di Santa Marta che era stato istituito pochi anni prima. Passò infine al Seminario arcivescovile di Milano e nel contempo seguiva alcuni corsi di Storia naturale.
Terminato il liceo, le ristrettezze economiche della famiglia lo costrinsero a insegnare letteratura, dapprima nel seminario, poi sia nel Collegio Calchi Taeggi che nel Liceo di Santa una serie di conferenze presso l'"Istituto lombardo" per difendere il Manzoni, conferenze che pubblicò nel 1873 in un volume dal titolo "Manzoni, ossia il progresso morale, civile e letterario quale si manifesta nelle opere di A. Manzoni". Dopo esser stato ordinato sacerdote prese a studiare giurisprudenza seguendo i corsi di diritto che Natale Cotta Morandini teneva presso l'Università di Pavia e proseguì fino a sostenere gli esami e laurearsi nel 1860. Durante questi studi l'ateneo gli aveva conferito la laurea in diritto canonico. Poco dopo il Buccellati iniziò uno studiò lungo e attento del diritto penale e nel contempo analizzava con rigore scientifico e spirito liberale il codice penale allora vigente in Italia. Nel 1865 l'università gli affidò la cattedra di questa disciplina avendo soppresso i corsi di diritto canonico. In quello stesso anno pubblicò il trattato Sommi principi di diritto penale il quale aderiva alle tematiche della "scuola classica del diritto" di Cesare Beccaria nonché alla dottrina elaborata da Francesco Carrara, un'opera considerata una pietra miliare nella storia del "diritto penale" in Italia.
Passò al suo vaglio critico anche il codice penale militare del 1870 e ne scrisse un commento, Il codice penale per l'esercito del Regno d'Italia (1870) e anche La pena militare del 1871 con i quali contribuí al dibattito sulla disciplina militare e la pena di morte, in relazione alla quale nel 1872 si espresse contro la sua introduzione nel nuovo codice con il saggio Abolizione della pena di morte e nel 1874 criticò la commissione governativa che aveva inserito questa pena nel progetto del nuovo codice. Buccellati pubblicò di rimando il saggio La pena di morte e il Senato con ciò plaudendo al Senato che aveva dato voto contrario. Il Buccellati infatti sosteneva che lo Stato non può togliere al cittadino ciò che non gli può dare ossia la vita. Nel 1876 venne chiamato a far parte della commissione governativa per il nuovo codice penale e, nel medesimo anno, affrontò il problema della riforma carceraria, e ne sottolineò l'urgenza pubblicando il saggio Quale importanza abbia l'isolamento assoluto rispetto a un completo sistema penale. Prese viva parte alla polemica in corso transcuola classica e scuola positivista negando ogni valore ai principali assunti di quest'ultima. Nel saggio Il concetto scientifico della pena del 1875 prese posizione contro la teoria correzionalistica del penalista tedesco Karl Roeder secondo il quale la pena aveva l'unico fine dell'emendamento del condannato, affermando invece che la pena è per sua natura anche il "mezzo di conservazione dell'ordine morale e sociale". Nel successivo lavoro di quello stesso anno La razionalità del diritto penale di fronte agli sperimentalisti, sostenne la validità della tesi classica, per la quale il fine principale del diritto penale risiede nella "reintegrazione dell'ordine giuridico". Nel 1880 venne colpito da un insulto apoplettico a seguito del quale rimase parzialmente paralizzato, ma ciò non interruppe la sua attività e nel 1884 pubblicava Istituzioni di diritto e procedura penale secondo la ragione e il diritto romano considerato una delle migliori opere prodotte dalla scuola classica italiana del diritto.(br) Prese parte alla commissione per il nuovo codice e sostenne la necessità di introdurre i reati di stampa ed espresse le sua tesi nel saggio La libertà di stampa moderata dalla legge. Proseguì poi la sua polemica contro le nuove correnti penalistiche con La scuola francese e la scuola italiana di diritto penale e Il nihilismo e la ragione del diritto penale, quest'ultimo in opposizione alle idee di Cesare Lombroso e ribadî decisamente le proprie tesi pubblicando il volume Il positivismo e le scienze giuridiche pubblicato nel 1886. Morì a Milano il 5 febbraio 1890. Il geologo Torquato Taramelli, che era rettore dell'Università di Pavia, ne redasse e firmò il necrologio assieme a Luigi Majno, Mariano Mariani preside della facoltà di giurisprudenza ed Ercole Vidari.
Note
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