Metropolì Metropolà è una canzone/parodia italiana scritta da Giovanni D’Anzi nel 1964.

Origine e contesto

La Linea 1 della metropolitana di Milano, conosciuta anche come Metro Rossa, fu inaugurata il 1º novembre 1964, segnando un importante sviluppo nel trasporto pubblico urbano della città. Per festeggiare questo evento, il compositore milanese Giovanni D’Anzi, autore di altri celebri brani come Voglio vivere così, realizzò una versione parodistica del classico Funiculì Funiculà, di Luigi Denza e Giuseppe Turco, intitolata “Metropolì Metropolà”. Quando i treni del viaggio inaugurale raggiunsero l'ultima stazione a Sesto San Giovanni furono accolti dalla banda che intonò la canzone, oltre all’Inno Nazionale, alla Marcia Trionfale dell’Aida di Giuseppe Verdi e alla canzone O mia bella Madunina.

Diffusione e memoria popolare Sebbene non sia diventata un grande successo commerciale né sia conosciuta a livello internazionale, Metropolì Metropolà è ricordata localmente come curiosità culturale legata alla storia della metropolitana milanese. Nel corso degli anni è stato oggetto di brevi esecuzioni corali e apparizioni amatoriali, soprattutto in contesti di celebrazioni dei 50 anni della metropolitana milanese.

Analisi

Il brano inizia sottolineando il lungo percorso storico necessario per realizzare la metropolitana: l’apertura del tunnel è presentata come il compimento di un sogno coltivato per più di un secolo, realizzato grazie agli investimenti e all’impegno dei cittadini («Perché l’ha fada con i sò danèe…»).

Il ritornello, con il gioco di parole “Metropolì, Metropolà”, enfatizza il collegamento tra le diverse zone della città, dall’area di San Siro fino a Sesto San Giovanni, e il fatto che la linea attraversa Milano sotto terra, consentendo di viaggiare senza smog. Il testo esprime inoltre un tono giocoso e personale, con riferimenti ironici alla vita quotidiana e alla mobilità urbana, come la rinuncia alla “motoretta” e alla bicicletta del padre per usufruire della nuova metropolitana.

La canzone fa anche riferimento alle difficoltà iniziali di pianificazione dei trasporti pubblici in città, citando progetti di autobus già studiati al tempo di Garibaldi, ma mai realizzati per mancanza di fondi. Viene sottolineata l’importanza della modernità e del comfort, con i vagoni ben riscaldati e la possibilità di viaggiare giorno e notte.

Il testo si chiude con toni celebrativi e patriottici, descrivendo la metropolitana come “l’orgoglio di Milano” e sottolineando la capacità della città di realizzare un’opera funzionale e moderna, simbolo della sua determinazione e lungimiranza.

Note