Ercole (o Ercole con la clava e la pelle di leone) è un dipinto a olio su tela (127,5 × 104 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri detto Guercino intorno al 1642, conservato a Milano in collezione privata Koelliker.
Storia La prima menzione documentaria del dipinto risale agli inventari della Collezione Barberini del 1692 e del 1738, dove è citato come Ercole con mazza in spalla et sopra le spalle una pelle di leone, con dimensioni di sei palmi e mezzo per cinque e mezzo.
Nel Libro dei conti del Guercino è registrato, alla data del 6 marzo 1642, il pagamento di ottanta scudi versati da Alessandro Argoli, allora luogotenente criminale di Ferrara. Prima della riemersione della versione oggi a Milano, David M. Stone aveva ipotizzato che tale registrazione si riferisse a un esemplare allora noto in collezione privata a Bologna. L’identificazione della versione milanese ha consentito in seguito di ricondurre con maggiore precisione la documentazione seicentesca all’opera autografa oggi in collezione Koelliker.
Argoli aveva assunto il 18 luglio 1640, per conto di Taddeo Barberini, l’incarico di Auditor del Campo delle milizie pontificie, capitanate e stanziate a Ferrara in occasione della guerra di Castro.
Il dipinto entrò ufficialmente nella Collezione Barberini il 30 luglio 1642, inviato dal Vicelegato di Bologna. L’opera faceva pendant a una Sofonisba, oggi non rintracciabile.
Secondo la ricostruzione proposta in letteratura, Argoli avrebbe commissionato il dipinto a Guercino per farne un dono a Taddeo Barberini, ottenendo in cambio onorificenze e avanzamenti nella carriera militare; lo stesso Argoli avrebbe inoltre ordinato una copia per sé, eseguita da Bartolomeo Gennari con alcuni ritocchi del maestro. La qualità della versione oggi in collezione privata a Milano è stata giudicata sensibilmente superiore rispetto alla copia conservata a Bologna, come riconosciuto anche da Denis Mahon e Massimo Pulini. Descrizione Il dipinto raffigura Ercole a mezza figura, colto in una posa di saldo equilibrio e franca naturalezza. L’eroe è rappresentato nudo fino alla vita, con la clava appoggiata trasversalmente sulle spalle, impugnata con la mano sinistra, mentre la destra si posa con gesto risoluto sul fianco. La pelle del leone nemeo, privata della testa, gli ricade sul corpo come un manto, avvolgendogli il torso e ciondolando sul ventre. Il volto, incorniciato da una barba folta e da capelli ispidi, presenta tratti marcati e intensamente umani; l’espressione, lontana dall’eroismo classicista, è stata letta come attraversata da una vena pensosa e malinconica. La figura emerge da un fondo scuro e indefinito, privo di riferimenti ambientali, che concentra l’attenzione sul corpo e sulla materia pittorica.
Stile Secondo Pulini, questo Ercole si discosta consapevolmente dai modelli classicisti che tendevano a conciliare la forza eroica con un ideale di bellezza regolata e moralizzata, proponendo invece un’immagine terrena e anticlassica, nella quale l’eroe appare più simile a un uomo di fatica che a un semidio esemplare. La pittura densa e materica, definita «grassa e rugosa», modella l’incarnato con una stesura vibrante che sottolinea la rude fisicità del corpo. La gamma cromatica, dominata da bruni cupi e tonalità rossastre (in parte riconducibili all’imprimitura), tende a una quasi monocromia, pur articolata da una varietà interna di passaggi tonali. Particolarmente significativa è la relazione instaurata tra Ercole e il leone: l’attributo non è trattato come semplice trofeo simbolico, ma come elemento di identificazione, fino a suggerire l’immagine di un «leone tra gli uomini».
Note
Bibliografia
Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti a Milano Categoria:Dipinti su Ercole